La Conferenza Stato/Regioni del 2 aprile scorso ha votato a maggioranza, con l’opposizione delle sei regioni governate dal centrosinistra, l’adozione di schemi d’intesa parlamentare tra Governo, Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Ancora una volta si ricorre all’illusione finanziaria di poter sostituire l’individuazione della soglia uniforme di prestazioni necessarie a rendere effettivi i diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale (LEP) con l’elenco delle prestazioni sanitarie che le Regioni devono erogare (LEA). In altri termini, si rinunzia alla definizione di costi e fabbisogni standard dei LEP secondo l’art.117 della Costituzione accettando che le diseguaglianze già esistenti vengano cristallizzate e legittimate.
Secondo il Rapporto 2025 Cergas-SDA Bocconi, per risolvere questo problema si deve rientrare nella logica della legge n. 833/1978 che ha istituito il nostro sistema sanitario, informandolo ad una logica pubblica, nella convinzione che la scelta collettiva fosse la più efficace nell’allocare risorse (scarse) a fronte di bisogni (infiniti) rispetto alla sommatoria di scelte individuali. Invece le 12 regioni governate dalla destra hanno preferito rifugiarsi nella illusione finanziaria delle scelte individuali e rinunziare al rientro nella logica pubblica del nostro Servizio Sanitario avendo considerato un ostacolo insormontabile il superamento delle difficoltà incontrate nel regolare e rendere possibile la coesistenza dei diversi appezzamenti antagonistici, caratterizzanti il bisogno collettivo della sanità.
La riforma costituzionale del 2012 ha offerto con la sostenibilità finanziaria la mediazione compositiva di detti contrasti d’interesse necessaria per far rientrare la gestione della sanità nella logica pubblica del nostro servizio sanitario. Ai nostri fini interessa il risultato conseguito da Antonio Decaro che, da presidente ANCI, è riuscito, ricorrendo alla stabilità finanziaria, a realizzare la mediazione compositiva più difficile che esista, quella degli apprezzamenti antagonistici, per origine politica e territoriale, esistente tra gli 8000 sindaci. Infatti ha ottenuto dalle Assemblee Nazionali di Parma (2021) e Bergamo (2022) l’approvazione unanime a respingere la spesa storica per accettare la sostenibilità finanziaria. È proprio questo «l’attaccapanni» necessario per comporre gli apprezzamenti antagonisti determinati dalle scelte prioritarie imposte dal crescente disallineamento tra le risorse finanziarie (limitate) ed i bisogni sanitari (illimitati).
La verifica è rappresentata dal comma 546 della legge n. 208/2015 che ha risolto la duplice perversità gestionale delle strutture ospedaliere a conduzione universitaria, causa delle criticità dei bilanci regionali e di quelli delle università dotate di facoltà di Medicina. In particolare, i protocolli Università /Regione sono stati impostati sulla composizione dei fisiologici contrasti d’interesse dei due enti con rifermento alla sostenibilità. Così l’abbattimento del più importante spreco ha consentito di reperire le risorse finanziarie necessarie per ottimizzare l’integrazione tra attività ospedaliera ed attività di ricerca e didattica. Il riferimento alla stabilità finanziaria consente anche di eliminare l’asimmetria tra la gestione della spesa sanitaria (in capo alle Regioni) del tutto deresponsabilizzata perché il costo della raccolta del finanziamento e, in larghissima parte, a cura e spese dello Stato.
In conclusione, la coniugazione del profilo aziendale (Rapporto Cergas SDA Bocconi 2025) col profilo economico (Modello Finanza Locale di Antonio Decaro) della procedura definizione dei LEP secondo i principi sanciti dalla Costituzione, consente di far rientrare la gestione della sanita nella logica pubblica del nostro servizio sanitario. Trattasi di una proposta realistica, praticabile e fattibile perché a costo zero, finanziamento a carico dei Fondi di Coesione ed, inoltre, evita di ricorrere a nuovi provvedimenti legislativi che richiedono tempi di approvazione lunghissimi. Infine questa è anche la risposta all’appello di Romano Prodi a riempire di contenuti la mobilitazione dei giovani che hanno votato No per difendere la Costituzione.
















