Tra i tanti guai che al presente affliggono la vita pubblica italiana prevale la dissociazione organica tra maggioranza che governa e minoranza che fa opposizione. I due schieramenti si notano assai bene anche perché, non comunicando tra loro negano l’effettivo dialogo politico.
Ormai la regola per orientarsi è semplice e assoluta, o sì o no! In un tale rigorismo non c’è mediazione. Chi è favorevole è assolutamente e soltanto favorevole e chi è contrario è assolutamente e soltanto contrario. Un assetto politico del genere tende a stabilizzare le posizioni. Questo spiega sia l'alto consenso riscosso dalla maggioranza in quasi quattro anni di continuità governativa e sia la staticità del campo largo.
Essere soltanto contrari fa rimanere le cose così come sono. D'altra parte, nell'Odissea omerica Penelope ebbe partita vinta, con la tela tessuta e disfatta quotidianamente, contro i proci che a lei aspiravano. Tremila anni di coerenza epica la stessa verità dell'attendismo radicale, come allora è uguale a come è adesso. Questa è la dialettica della politica. E della politica è inutile pensare di fare a meno. Bisognerebbe piuttosto eticizzarla, moralizzarla, renderla onesta, puntuale e operosa nella sola direzione del bene pubblico.
Quando, però, si giunge al riscontro operativo interviene la conflittualità degli opportunismi e dei parassitismi che degradano in un modo o nell'altro a favore della cattiva o, peggio, pessima politica. Il centro-destra dal punto di vista del consenso popolare funziona bene. Questa circostanza dimostra che con l'attuale governo trova rispetto l'articolo uno della Costituzione in base al quale «l'Italia è una Repubblica democratica, e la sovranità appartiene al popolo».
Quindi è sterile la retorica del rischio fascista. Gli italiani non ne vedono, non ne temono e non ne auspicano l'avvento. Quello che manca è la seria alternativa al governo attuale. L'opposizione, comunque, a questo ci pensa senza esprimersi adeguatamente. E non lo fa, perché facendolo metterebbe in evidenza l'indisponibilità fattuale costituita appunto dalla qualità del campo largo.
Prima difficoltà: la somma delle parti del campo largo è numericamente perdente e le specificità delle sue componenti favorirebbero la sottrazione.
Seconda difficoltà: il Pd-Partito democratico- ha difetti di circolazione interna, ha problemi che possono frenare scelte definitive, restando quindi condivisa solo la polemica globale. Terza difficoltà: il Movimento 5Stelle non ha punti fermi a parte l'insostituibilità di Conte e la provenienza dal vaffa.
Qualche riflessione in più non danneggia alcuno e favorisce il giusto ragionamento italiano. A differenza della Meloni, politicamente Conte è nato presidente del consiglio dei ministri. Per di più, facendo il bis di colore opposto a quello precedente, che era stato il suo primo. Stando così le cose e mancando un'effettiva dialettica interna allo stesso movimento 5Stelle l’annuncio del campo largo a parole non trova difficoltà. I problemi però esistono e scatterebbero quando si dovesse passare dal progetto al fatto.
Già nel binomio Partito democratico e 5Stelle non sarebbe possibile in partenza scegliere e indicare la persona candidata al premierato. Le difficoltà del campo largo o comunque di una maggioranza alternativa a quella, ormai storica, della Meloni, trova gli italiani paurosi del tentativo di cambiamento che farebbe ritornare presto l’Italia multigovernativa e assai poco rassicurante sull’effettiva capacità governativa. Comunque, una legislatura senza crisi e con forte consenso popolare garantisce costituzionalità politica e affidabilità consapevole da parte del popolo italiano.
















