Va in detenzione domiciliare Vito Lorusso, ex primario di Oncologia medica dell’istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari, fino a pochi giorni fa detenuto nel carcere di Turi dopo aver patteggiato una pena di cinque anni di reclusione per concussione e peculato. Lorusso, che pochi giorni fa ha compiuto 72 anni, negli anni avrebbe preso denaro dai pazienti oncologici per visite, ricoveri e per accelerare pratiche burocratiche. Per questo fu arrestato in flagranza nel luglio 2023 dopo aver ricevuto denaro da un paziente.
Il medico avrebbe percepito il denaro anche quando - per le condizioni dei pazienti - quelle visite avrebbero dovuto essere gratuite. Lorusso, che risarcì i pazienti, è poi stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire anche l’Oncologico con circa 450mila euro.
Il Tribunale di Sorveglianza di Bari ha quindi accolto la richiesta degli avvocati di Lorusso, Gaetano e Luca Castellaneta, che avevano chiesto per il medico la detenzione domiciliare: qui dovrà scontare all'incirca un anno e mezzo prima di poter tornare libero. Lorusso, scrive il Tribunale, avrebbe messo «in discussione in modo più sincero e critico le proprie scelte e i valori che le hanno sostenute», mostrando «maggiore consapevolezza circa la gravità dei reati commessi e delle relative conseguenze sulle vittime». In un primo momento, invece, per il tribunale aveva mostrato «atteggiamenti più compiacenti e superficiali verosimilmente funzionali all’ottenimento dei benefici».
Nella sua detenzione ha anche partecipato a un percorso di giustizia riparativa che ha completato collaborando con la cooperativa Crisì di Bari e, in carcere, si è iscritto al Dams e ha partecipato a laboratori di scrittura, poesia e giornalismo. La sua condotta, quindi, «non ha dato adito a rilievi» e per questo è stato messo ai domiciliari.
Lorusso, per un’altra vicenda, ha patteggiato il pagamento di una multa da 4.240 euro nell’ambito di un’altra inchiesta sui farmaci rubati dall’Oncologico. E’ inoltre imputato per concorso in scambio elettorale politico mafioso. Per la Dda, infatti, avrebbe sfruttato la sua posizione da medico curante del nipote del boss Savino Parisi del quartiere Japigia di Bari, per favorire l’elezione al consiglio comunale di Bari nel 2019 della figlia Maria Carmen Lorusso.
















