Mercoledì 15 Aprile 2026 | 14:07

Agricoltura ko, l’Europa riveda le scelte "Green"

Agricoltura ko, l’Europa riveda le scelte "Green"

Agricoltura ko, l’Europa riveda le scelte "Green"

 
Maria Nocco

Reporter:

Maria Nocco

Il commento di Maria Nocco: «Agricoltura ko, l’Europa riveda le scelte "Green"»

Il punto è semplice: la transizione ecologica è una sfida necessaria, ma non può essere costruita contro chi produce cibo

Mercoledì 15 Aprile 2026, 11:37

L’Europa deve avere il coraggio di fermarsi e correggere alcune scelte che, pur nate con obiettivi condivisibili, rischiano oggi di colpire duramente il sistema produttivo agricolo. È il caso del CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, la cui applicazione ai fertilizzanti avrebbe determinato un ulteriore aumento dei costi a carico delle imprese agricole.

In queste settimane, Italia e Francia hanno chiesto con forza alla Commissione europea la sospensione immediata del meccanismo, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026. Una richiesta di buon senso, che nasce da una situazione concreta e non più sostenibile per gli agricoltori.

In questa direzione va riconosciuto il lavoro portato avanti dal ministro Francesco Lollobrigida, che già nei mesi scorsi ha sollevato con decisione la questione in sede europea, contribuendo a ottenere una prima apertura sul tema e l’avvio di una riflessione sulla possibile esclusione dei fertilizzanti dal perimetro del CBAM.

Un risultato importante, che dimostra come una posizione chiara e determinata possa incidere nei processi decisionali europei.

Il punto è semplice: la transizione ecologica è una sfida necessaria, ma non può essere costruita contro chi produce cibo. I fertilizzanti, in particolare quelli azotati come l’urea e l’ammoniaca, sono elementi essenziali per garantire rese produttive adeguate e per assicurare il cibo sulle tavole di tutti gli europei. Non sono un’opzione, ma una condizione imprescindibile per l’agricoltura.

Oggi questo settore si trova stretto tra più fattori critici: l’aumento dei costi energetici legati al gas, le tensioni geopolitiche che stanno rallentando le catene di approvvigionamento e le difficoltà di importazione da alcuni Paesi produttori. In questo contesto, l’applicazione del CBAM comporterebbe un ulteriore aggravio economico, legato al costo delle emissioni incorporate nei prodotti importati.

Il rischio è evidente: aumentano i costi di produzione, si riduce la competitività delle aziende agricole europee e si mette in discussione la stessa capacità di garantire sicurezza alimentare.

Diventa quindi necessario intervenire con urgenza, sospendendo il CBAM per i fertilizzanti e lavorando affinché questi prodotti siano esclusi in modo strutturale dal meccanismo. La produzione di cibo non è un’attività opzionale e non può essere penalizzata da strumenti pensati per altri settori produttivi, soprattutto in assenza di alternative concrete.

In parallelo, è fondamentale accelerare sulla definizione di un Piano europeo per la sovranità dei fertilizzanti, che consenta di rafforzare la produzione interna e ridurre la dipendenza dall’estero, garantendo al tempo stesso sostenibilità ambientale e competitività economica.

Occorre rendere realistici gli obiettivi ambientali. Alcuni comparti, come quello dei fertilizzanti, sono tra i più complessi da decarbonizzare – i cosiddetti settori «hard to abate» – e richiedono tempi, investimenti e innovazione. Intervenire con strumenti rigidi, senza considerare queste specificità, rischia di produrre l’effetto opposto: indebolire il sistema produttivo senza ottenere benefici ambientali concreti.

L’agricoltura non può essere trattata come un comparto qualsiasi. È un settore strategico, che garantisce approvvigionamenti, tutela del territorio e qualità della vita. Difenderla significa difendere l’interesse nazionale ed europeo.

La stessa attenzione va riservata anche ad altri comparti esposti all’aumento dei costi, come quello della pesca, che necessita di strumenti di sostegno immediati e di una revisione delle politiche europee per garantire continuità e occupazione.

L’Europa deve accompagnare la transizione, non imporla ignorando la realtà. Perché arrivare agli obiettivi del 2050 è fondamentale, ma è ancora più importante arrivarci con un sistema produttivo vivo, competitivo e in grado di sostenere le comunità.

È su questo equilibrio che si gioca la credibilità delle politiche europee. E oggi più che mai serve una scelta chiara: stare dalla parte di chi produce.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)