Giovedì 29 Gennaio 2026 | 14:28

Ma l’accordo Ue-Mercosur non è solo apocalisse: il sud valorizzi l’eccellenza

Ma l’accordo Ue-Mercosur non è solo apocalisse: il sud valorizzi l’eccellenza

 
Gaetano Quagliariello

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Gaetano Quagliariello

L’Unione alla ricerca dello spirito europeo

Non mancano i motivi per una discussione critica dell’accordo tra Europa e Mercosur, il mercato unico dell’America Latina: i rischi per le filiere agricole, la sicurezza alimentare

Giovedì 29 Gennaio 2026, 12:30

Non mancano i motivi per una discussione critica dell’accordo tra Europa e Mercosur, il mercato unico dell’America Latina: i rischi per le filiere agricole, la sicurezza alimentare, il tema della reciprocità, per citarne solo alcuni. Va evitato, però, un approccio apocalittico, soprattutto se questo non tiene nel dovuto conto il nuovo contesto geopolitico globale. A me sembra, in altre parole, che i critici non considerino come si dovrebbe il fatto che l’accordo giunge in una fase storica nella quale l’Europa, suo malgrado, ha dovuto prendere atto della volatilità del rapporto con Washington. E, di conseguenza, ha scelto di non restare aggrappata alle oscillazioni della politica commerciale americana.

Mentre l’amministrazione Trump brandisce i dazi come strumento di pressione politica, Bruxelles risponde diversificando. Lo fa con il Mercosur come con l’India, con la quale ha appena chiuso un accordo di libero scambio. È una strategia di riduzione del danno: meno dipendenza da un solo mercato; più opzioni in un mondo che si riconfigura per zone di influenza.

Se questa è la posta in gioco, non stupisce che il Mercosur sia diventato un elemento divisivo. La questione separa persino gli schieramenti politici al loro interno. Nel centrodestra la linea del governo si scontra con le pulsioni più sovraniste e protezioniste. A sinistra, una certa idea di ambientalismo vorrebbe prevalere sulla matrice multilaterale. Anche il racconto mediatico si polarizza, alimentando un dibattito che coinvolge, in maniera proficua, giornali come la Gazzetta del Mezzogiorno. E persino nel mondo agricolo l’atteggiamento non è uniforme.

Nelle ultime settimane abbiamo avuto le proteste dei trattori a Strasburgo ma alcune filiere ed alcuni territori la pensano diversamente. Ciò significa che da un lato vi sono produzioni a basso valore aggiunto più esposte alla concorrenza sudamericana sui prezzi, dall’altro ci saranno settori potenzialmente in grado di trarre un vantaggio dall’abbattimento delle tariffe, come le cosiddette indicazioni geografiche italiane protette.

È facile presagire, però, che partita sull’agroalimentare si giocherà sui controlli e sulla capacità di far rispettare le regole in materia di sicurezza lungo le filiere extraeuropee. Bruxelles ha promesso di rafforzare le ispezioni, ma la credibilità dei meccanismi che presiedono a ciò che arriva nel nostro carrello della spesa è ancora da verificare.

E allora, conviene abbandonare visioni catastrofiste e ammettere che, a determinate condizioni il Mercosur può convenire all’Italia, e persino al Sud. All’industria, certamente. Siamo uno dei grandi Paesi manifatturieri europei e meno dazi favoriscono le imprese in grado di internazionalizzare, aumentando l’export e l’occupazione qualificata. Pensiamo ai poli chimico-farmaceutici del Mezzogiorno e alle filiere specializzate già inserite nelle catene europee del valore.

I grandi porti del Sud, come Gioia Tauro, potrebbero potenziare non solo la capacità di «parcheggiare» i container che arrivano e ripartono; ma anche quella di assemblare, trasformare e sdoganare le merci, sfruttando al massimo il sistema di retroporti, ferroviario, la ZES e le possibilità di connettersi ai mercati euro-mediterranei. Così come gli scali aeroportuali potrebbero gestire flussi ad alto valore aggiunto. Le opportunità certamente non mancano. Accordi del genere premiano chi si fa trovare pronto sul piano industriale, imprenditoriale, amministrativo. E il Sud, se vuol consolidare la sua crescita, deve imparare a competere su questo terreno. Certo: la gran parte delle IGP italiane oggi appartiene al Centro-Nord. Ma le regioni meridionali, piuttosto che giocare in difesa, debbono muoversi per valorizzare i loro; per tutelarne la reputazione contro imitazioni e usi impropri.

Ci si deve far valere, a Roma come a Bruxelles per vedere riconosciute le proprie eccellenze. Perché, piuttosto che candidarsi a restare una periferia dell’Unione protetta da sovvenzioni comunitarie, è assai meglio provare a interpretare il ruolo di frontiera produttiva europea, da Buenos Aires a Delhi, passando per il Mediterraneo.

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