Martedì 13 Gennaio 2026 | 15:24

Quella parola «obbedire» e la libertà mediata dalla fede nei valori

Quella parola «obbedire» e la libertà mediata dalla fede nei valori

 
emanuela megli

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emanuela megli

Quella parola «obbedire» e la libertà mediata dalla fede nei valori

Il credente che abbraccia una spiritualità fondata sull’amore universale è chiamato a decidere non solo per sé, ma anche per gli altri, sulla base di un bene più grande

Martedì 13 Gennaio 2026, 11:40

Ha fatto nelle settimane scorse il giro dei media un passaggio dell’omelia di monsignor Giuseppe Laterza, nunzio apostolico in Repubblica Centrafricana e Ciad, pronunciata nella cattedrale di Conversano, vicino Bari, in cui affermava: «Maria è la donna veramente più libera del mondo, dovremmo dirlo a qualche femminista, perché ha saputo obbedire».

Perché questa affermazione ha suscitato tanto dibattito? Perché, nel percorso di sensibilizzazione sulla promozione della donna e nella lotta contro la violenza di genere, il principio della libertà e dell’autodeterminazione femminile è centrale. E, in questo ambito, la cultura sociale storicamente impregnata di religione ha talvolta prodotto dogmi e moralismi che, in alcuni casi, hanno limitato le possibilità di scelta delle donne invece di sostenerle. In alcune realtà, questo atteggiamento stantio non è ancora del tutto superato.

Esiste però una possibile interpretazione del messaggio evangelico che risulta plausibile anche dal punto di vista etico e psicologico. Secondo la fede cristiana, esisterebbe un progetto – un disegno divino e spirituale – su ogni persona. In virtù di questo bene superiore, ciascuno può scoprirlo e realizzarlo a condizione di orientarsi verso il bene.

Il credente che abbraccia una spiritualità fondata sull’amore universale è chiamato a decidere non solo per sé, ma anche per gli altri, sulla base di un bene più grande. Non si tratta di un bene utilitaristico, né di edonismo o di ricerca del vantaggio personale e del piacere fine a sé stesso. È piuttosto una ricerca del bene e di una forma di piacere che rispettano l’armonia propria e altrui.

In un’ottica di comunità diffusa, le scelte hanno sempre un duplice risvolto, personale e collettivo, e producono un impatto sul bene comune. Per amore del fratello e della sorella, la libertà individuale si apre a una responsabilità più ampia.

È in questa prospettiva che si può rileggere l’affermazione del monsignore: la capacità di aderire a un progetto di amore universale, scegliendo il bene proprio e quello altrui, significa orientare l’autodeterminazione – femminile o maschile – al servizio di un bene superiore.

In altri termini, la persona, donna o uomo che sia, resta libera di scegliere sulla base di valori di fede o valori umani che vanno oltre gli istinti e le pulsioni. Attraverso l’autogoverno, diventa capace di orientarsi non solo a ciò che fa stare bene, ma anche a ciò che fa bene.

In questo cammino si realizza una forma di crescita ed evoluzione continua, che fa emergere e sviluppare le potenzialità positive dell’essere persona, sul piano umano e spirituale.

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