Martedì 21 Aprile 2026 | 15:33

Il buco sanità in Puglia? Colpa della Regione ma le tasse le paghi tu

Il buco sanità in Puglia? Colpa della Regione ma le tasse le paghi tu

Il buco sanità in Puglia? Colpa della Regione ma le tasse le paghi tu

 
lino patruno

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Il commento di Lino Patruno: «Il buco sanità in Puglia? Colpa della Regione ma le tasse le paghi tu»

È vero che per la sanità in Puglia (e al Sud) lo Stato italiano viola la Costituzione. Cioè viola l’articolo 3 secondo il quale non deve esserci differenza di trattamento. Ma la Puglia non deve violare da sé la Costituzione accusandone gli altri.

Martedì 21 Aprile 2026, 14:01

È vero che per la sanità in Puglia (e al Sud) lo Stato italiano viola la Costituzione. Cioè viola l’articolo 3 secondo il quale non deve esserci differenza di trattamento fra i cittadini in base al luogo di nascita: e invece è più finanziata quella del Centro Nord (dove ci sarebbero più anziani non tenendo conto che, se al Sud ce ne sono meno, sono più poveri e quindi non meno bisognosi).

Ma la Puglia non deve violare da sé la Costituzione accusandone gli altri. In Puglia ormai la sanità è meno a disposizione di tutti come servizio pubblico. Perché si ha tanto da accusare la Lombardia in cui se non sei ricco e ti ammali ti arrangi. Ma ormai anche in Puglia i pazienti sono costretti a rivolgersi (e pagare) al privato più che poter beneficiare del pubblico (e senza pagare). Essendo il peso del privato sul totale arrivato al 51,5 per cento (dati del «Centro di ricerca sugli enti pubblici» contestati dalla Regione, che parla di una percentuale del privato di poco più del 20 per cento).

Dice: è l’effetto soprattutto delle liste di attesa. Sempre più spesso, non potendo più attendere per un esame e una cura, che fai? Vai dal privato. Dove tutto è tanto più veloce da chiederti se il privato sia un’alternativa episodica o uno sbocco inevitabile visto il meccanismo che porta in quella direzione.

Sappiamo che quello delle liste d’attesa è un problema nazionale. Ma se tu per anni non intervieni, significa che in un modo o nell’altro spingi verso i privati e ti liberi parzialmente del problema.

Quindi costringi sempre più il tuo cittadino a pagare. O lo costringi, se non può pagare, a non curarsi. Allora: sei poco capace o hai fatto una scelta? Ma in un caso o nell’altro avresti violato la Costituzione.

Ora la giunta Decaro ha preso di petto il problema con risultati pur parziali che ti fanno chiedere se non fosse possibile anche prima. Non solo verso le liste d’attesa, ciò che sarebbe stato un grande risultato civile, anzi etico. Ma anche un risultato «contabile». Perché sappiamo che alle liste d’attesa è indirettamente legato quel deficit di 369 milioni che fa della Puglia un cattivo esempio a livello nazionale.

Sempre più spesso chi in Puglia deve attendere non vuole più farlo e va a curarsi fuori regione. E questa è la principale causa del buco.

Conclusione. Si ha tanto da dire che l’intervento chirurgico o la cura che si cerca fuori è possibile anche in Puglia. Si ha tanto da dire che troppi di questi interventi non sono così delicati e urgenti da andare a farli in Lombardia, Emilia o Lazio soprattutto. Ma a convincermi a fermarmi devi essere tu amministratore, non io.

Cioè prima che la mia eventuale mania di andare fuori, conta ciò che tu mi metti a disposizione perché io non lo faccia. Quindi di chi la colpa del buco? Si è fatto di tutto per evitarlo, o siamo stati male amministrati senza troppi giri di parole?

Tutto questo tanto più quando anche il cittadino più coscienzioso non ha altra scelta che il «viaggio della speranza». Ma anche quando pure il cittadino che resta in Puglia deve andare a pagare il privato.

Non faccio quanto necessario per te malato, quindi da un lato ti mando a curarti fuori regione, dall’altro ti spingo dal privato. E poi magari incolpo te e non me. Uno sconcerto destinato a crescere quando si sente il nuovo assessore alla sanità ipotizzare che l’emigrazione sanitaria potrebbe diminuire se si consentisse ai privati di accrescere il loro apporto.

Cioè io settore pubblico non ce la faccio (chissà perché). E per non farti andare fuori, consento al privato locale di attirarti di più. Cosicché il buco si ridurrebbe a spese tue e violando ancora più la Costituzione. Oppure, come è già in programma, lo cancello sempre a spese tue aumentandoti l’Irpef.

Se è vero che a chi dare più o meno per la sanità lo decide lo Stato (trattando il Sud da diversamente italiano), è vero anche che l’organizzazione di questa sanità la decide ogni regione. Quindi è la Regione Puglia ad aver consentito quelle visite private intra-moenia dei medici pubblici ospedalieri che contribuiscono a creare le liste d’attesa (e ora a Lecce intra-moenia anche i ricoveri). Ed è la Regione Puglia (e non lo Stato) ad aver meritato quegli appunti della Ragioneria generale che denunciano una sanità tutt’altro che buona.

Esempio i troppi parti cesarei. La scarsa assistenza territoriale e a domicilio (soprattutto quella per gli anziani) che dovrebbe evitare l’eccessivo peso sugli ospedali, a partire dai pronto soccorso.

I troppi laboratori privati (rieccoli) non capaci di un numero di prestazioni tali da stare nei costi. Le assunzioni raddoppiate nell’agenzia operativa Sanitaservice.

Altre due Regioni meridionali come la Campania e la Calabria sono uscite dal cosiddetto «piano di rientro» dal deficit. La Puglia no. E ora aumenta le tasse. Il fatto è che non sembra essere dipeso dal destino cinico e baro.

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