Poco spazio si è dato a una notizia che avrebbe meritato più degli echi mediatici giornalieri ricevuti: il calo record della percentuale di abbandoni della scuola italiana da parte degli studenti del Mezzogiorno. Un calo evidenziato da Istat nel report di aggiornamento degli indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile) che ha incluso anche il dato dell’uscita precoce dal sistema di istruzione.
L’indicatore, noto a livello internazionale come ELET (Early Leavers from Education and Training), misura la quota di giovani fra i 18 e i 24 anni che interrompono il percorso formativo acquisendo la sola licenza media. Rispetto al passato il miglioramento di questo indicatore è stato netto. Nel 2020 l’Italia mancò l’obiettivo europeo fissato al 10%, registrando un tasso di dispersione del 14, 2%.
Ma ciò che merita un’attenzione «aumentata» è che il dato nazionale è stato trainato dal Sud. Nel 2018 l’uscita precoce dal sistema di istruzione meridionale era del 17,1%. Nel 2020 saliva al 17,5% per poi scendere al 15,3% nel 2021 e al 13,8% nel 2022. Negli anni successivi c’è stata l’accelerazione: 13,5% nel 2023, 11,3% nel 2024, fino all’8,5% nel 2025.
L’Italia, insomma, ha avuto una trasformazione strutturale, passando da una dispersione scolastica che era stabilmente al di sopra della media europea a una situazione, quella odierna, che ha superato gli obiettivi comunitari con cinque anni di anticipo sul previsto. Un successo indiscutibile.
La scuola è un pilastro fondamentale per affrontare e superare una volta per sempre la questione meridionale. E la storia ci insegna che l’istruzione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo. E qualcosa di profondo è accaduto al Sud se oggi il tasso di dispersione registrato dall’ISTAT è sceso all’8,2%.
Si tratta di un risultato eccezionale ottenuto nei quattro anni del governo Meloni e, dunque, attribuibile alla «ricetta» del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. E alla qualità scientifica di affrontamento dei problemi di questo Ministro.
Da pedagogista vorrei approfondire alcuni elementi tecnici della sua ricetta (che ha un altro riverbero: una parte degli indicatori che ha espresso la percentuale dell’8,2% è entrata nel ciclo della programmazione economica nazionale e, dunque, nel Documento di Economia e Finanza (DEF).
Veniamo al nome: Agenda Sud.
Agenda Sud è stata ideata per intervenire in modo strutturale sul contrasto di un problema annodato a stretto filo a quello dell’educazione alla legalità. La criminalità si giova, infatti, di una scuola malfunzionante: perché sottrae i minori alle famiglie dirottandoli nei circuiti della delinquenza e della criminalità organizzata. Dova va un bambino che non frequenta la scuola? È facile intuirlo: insegue altri «esempi» e altri «modelli» tutt’altro che edificanti. La scuola agisce, dunque, non solo come istituzione che istruisce ma, anche, come un potentissimo sistema preventivo della delinquenza e della criminalità organizzata.
Per questo Agenda Sud è partita proprio dalla scuola primaria, coinvolgendo oltre 2000 scuole elementari del Mezzogiorno, con uno stanziamento enorme, 265,5 milioni di euro e una focalizzazione scientifica degli interventi sulle aree di maggior degrado. La ricetta didattica di Agenda Sud ha previsto, infatti, azioni scientifiche : incremento di personale docente e amministrativo nelle scuole a rischio, didattica laboratoriale, monitoraggio costante delle frequenze degli studenti, progetti pilota ad alto grado di azioni di sostegno socio-educativo alle famiglie e personalizzazione degli insegnamenti. L’attività sportiva, infine, ha avuto un ruolo chiave.
Insomma, come affermava Piero Calamandrei, «trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere» . Ma oggi possiamo aggiungere: vincere l’annosa battaglia della dispersione scolastica nel Mezzogiorno è una sfida che solo la tenacia di un ministro come Valditara poteva affrontare. Con scienza e coscienza. E ha funzionato.
















