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In Puglia e Basilicata

Economia

Ma abbiamo grandi opportunità di crescita nei mercati stranieri che ora dobbiamo saper cogliere

Ma abbiamo grandi opportunità di crescita nei mercati stranieri che ora dobbiamo saper cogliere

L’ultimo Rapporto dell’ICE sulle esportazioni italiane ci racconta una Puglia che ha davanti ottime prospettive di crescita sui mercati esteri, con ruolo chiave affidato a Bari che, da sola accentra il 49,9% dell’export regionale

14 Settembre 2022

Francesco Divella

L’ultimo Rapporto dell’ICE sulle esportazioni italiane ci racconta una Puglia che ha davanti ottime prospettive di crescita sui mercati esteri, con ruolo chiave affidato a Bari che, da sola accentra il 49,9% dell’export regionale. L’ICE ha infatti stimato per la Puglia un potenziale sfruttabile di 4,8 miliardi di euro: un’occasione ghiotta, che però dobbiamo esser capaci di sfruttare. E qui viene il punto, perché l’indagine, analizzando i risultati delle vendite all’estero del 2021, ci avverte che la nostra regione è ancora troppo timida in fatto di esportazioni: la propensione all’export si attesta solo al 10,8% rispetto ad una media nazionale del 27%. A ciò si aggiunge anche il fatto che nel 2021, l’anno della ripartenza dopo la pandemia, le vendite estere della Puglia sono cresciute, ma in modo più fiacco rispetto alla vivace ripresa del resto d’Italia e persino del Mezzogiorno.

Qual è la ragione di questo risultato? La spiegazione non è solo l’ormai annosa agonia dell’Ilva e del settore metallurgico, perché le vendite pugliesi all’estero non decollano anche al netto della metallurgia. E allora cosa è accaduto? E’ accaduto che alla fine del 2021 ha cominciato a soffrire una parte importantissima del nostro export regionale: si tratta del polo barese della componentistica auto che, alla fine del 2021 ha risentito sia del calo della domanda di motori diesel, sia della carenza di materie prime. Per la carenza di semiconduttori alcune aziende hanno dovuto persino sospendere la produzione, nonostante un mercato in forte ripresa. Certo, per la carenza di semiconduttori si sono bloccate molte grandi fabbriche in tutto mondo, ma Bari e la Puglia ne hanno sofferto molto di più, perché il nostro export è fortemente incentrato sulla componentistica auto. In Puglia questo comparto totalizza infatti circa 1,4 mld su 8 mld di export complessivi e ciò ha finito con l’abbattere la performance esportativa di tutta la regione.

Questo dato non può passare inosservato e deve farci riflettere. Il Rapporto ICE suona perciò come un monito a fare di più e meglio, rivolto tanto alle imprese quanto alla politica. Ci dice che abbiamo di fronte straordinarie prospettive di crescita sia sui mercati avanzati che sui mercati emergenti, ma dobbiamo sfruttarle meglio. Occorre tutelare i comparti a rischio, ma anche aumentare il numero delle aziende esportatrici e la propensione all’export in tutti gli altri settori. E poi occorre rafforzare la nostra presenza nei Paesi in cui maggiore è la domanda potenziale, e cioè nei Paesi emergenti. Con interventi pubblici commisurati alle reali caratteristiche del nostro tessuto produttivo e all’emergenza energetica in atto, sono fiducioso che le aziende sapranno sfruttare le potenzialità che l’ICE ci ha prospettato.

Oggi l’impegno degli imprenditori locali nell’internazionalizzazione non manca: è forte e lo dimostra l’alta partecipazione ai seminari e a tante iniziative dell’ICE, insieme al fatto che, nel primo trimestre del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021, le esportazioni sono raddoppiate in Puglia e triplicate a Bari.

Questi valori non sono solo effetto dell’inflazione, ma il frutto di un grande lavoro delle imprese. A loro va riconosciuto il merito di aver reagito con coraggio e determinazione alla pandemia e di fronteggiare adesso con altrettanto coraggio i rincari di energia e gas.

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