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IL COMMENTO

La follia della guerra e le diseguaglianze della fame di grano

La follia della guerra e le diseguaglianze della fame di grano

La Russia e la mega produzione di cereali

La Russia e il suo ex Paese fratello ucraino: gli effetti devastanti nella produzione mondiale di cereali a discapito delle nazioni «piccole»

15 Maggio 2022

Stefano Tatullo

Nell’immensa piazza lo Zar seguiva con il suo sguardo impenetrabile uomini e mezzi che sfilavano disegnando linee e figure di impressionante geometria. Il passo ferreamente scandito dei reparti suscitava orgoglio nei cittadini che assistevano ai margini, e le armi di potenza mai vista prima davano la certezza della propria superiorità. Era la Giornata della Vittoria, la grande parata che ogni anno celebrava la sconfitta del Male che ottant’anni prima aveva invaso il Grande Paese. La Storia però aveva lasciato incompiuto il suo compito, e adesso il Grande Paese aveva invaso un piccolo Paese Fratello ai suoi confini per liberarlo dagli eredi del Male che si annidavano nei gangli delle istituzioni.

Il Grande Paese, disse lo Zar, era stato costretto a intervenire per difendersi, perché i discendenti del Male già da tempo tramavano per attaccare il Grande Paese. Perché fosse chiaro alla Storia che l’azione del suo esercito non era un’invasione contro il popolo del Paese Fratello, lo Zar disse che quella non era una guerra, ma una «operazione militare speciale». E per impedire che traditori e nemici della Patria la chiamassero guerra, emanò una legge che condannava a lunghi anni di carcere chi la chiamava con quel nome. Ostile e in apprensione, il «mondo libero», come si chiamava quello fuori dal Grande Paese, quell’operazione la chiamò però «guerra» fin da prima che cominciasse, quando lo Zar prese ad ammassare truppe ai confini. A tutti, nel «mondo libero», era chiaro che il Grande Paese era l’aggressore e il piccolo Paese Fratello l’aggredito, e a tutti era evidente la disparità di forze. Addirittura ci fu, nel «mondo libero», chi pensò di capire il pensiero recondito dello Zar: egli voleva annientare le istituzioni democratiche del Paese Fratello e annetterlo al Grande Paese per avviare la ricostruzione di quello che un tempo era stato l’«Impero dei mille anni» di cui egli, si sentiva l’erede. E sulle sue spalle sentiva il compito storico di ricostruirlo. Per questo, si disse nel «mondo libero», dopo il piccolo Paese Fratello lo Zar avrebbe invaso e annesso gli altri piccoli Paesi Fratelli che un giorno facevano parte di quell’impero. E per questo bisognava fermarlo.

Ora, nel piccolo Paese Fratello. Che voleva entrare nel «mondo libero», si disse fuori, mentre nel Grande Paese si disse che aveva venduto l’anima alla corruzione e alla prostituzione. Il più fervido sostenitore della necessità di questa difesa del piccolo Paese Fratello e delle sue istituzioni democratiche fu il Presidente di un altro Grande Paese, che era sempre stato fiero avversario degli autocratici Zar nella difesa della democrazia. Il Presidente era a capo di un Paese di immani risorse e anche di un’Associazione con più piccoli Paesi Democratici. I «più piccoli paesi» avevano con il Grande Paese dello Zar proficui rapporti commerciali e una seria dipendenza energetica, ma a rischio era la democrazia, e si unirono al Presidente. Così gli uomini del Paese Fratello ricevettero sempre più armi sempre più sofisticate con cui potettero efficacemente contrastare l’esercito dello Zar. E la guerra (ma nel Grande Paese dello Zar «operazione militare speciale») andò avanti senza che si vedesse uno spiraglio per una tregua che consentisse di avviare dei colloqui di pace. E ci fu chi disse che al Presidente dell’altro Grande Paese non dispiacesse, perché così poteva indebolire lo Zar fino a stremarlo. Intanto però intere città nel Paese Fratello invaso furono ridotte a spettrali macerie con corpi abbandonati nelle strade, quelli che poterono essere sepolti a volte trovarono una tomba in un’aiuola, le vittime si contarono a decine migliaia, come quelle dell’esercito invasore, episodi di atrocità efferata furono ogni giorno più gravi dei precedenti, anziani vissero chiusi per mesi nei rifugi di fortuna, donne furono stuprate, bambini furono avviati verso il Grande Paese senza che di loro si conoscesse la sorte.

Il piccolo Paese Fratello era un grande produttore di cereali. Secondo la Fao quell’anno nei suoi silos erano contenute quasi 25 milioni di tonnellate di grano. Intanto, in altre parti del mondo, particolarmente nel Corno d’Africa colpito dalla siccità, decine di milioni di persone andavano ad aggiungersi alle altre centinaia che già soffrivano la fame. Ma il grano del Paese Fratello non poteva essere esportato per la mancanza di infrastrutture e il blocco dei porti dovuti alla guerra. In più se i silos non fossero stati svuotati, gli agricoltori non avrebbero potuto immettervi il nuovo grano che nonostante la guerra avevano coltivato. Chi fermerà mai questa follia?

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