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«Con i piedi per mare», l’Italia torna a Surriento: la novità di Draghi

«Con i piedi per mare», l’Italia torna a Surriento: la novità di Draghi

Adesso, per la prima volta dopo parecchio tempo, il governo presieduto da Mario Draghi dà segno di volere agire «con i piedi per mare»

14 Maggio 2022

Oscar Iarussi

«Con i piedi per terra» si dice quando si allude alla concretezza e al buon senso. Eppure avere i piedi «solo» per terra finora non ha aiutato granché il Sud. Lo sguardo terragno, la dimensione «localistica» e piantata nell’elogio dell’eguale, ovvero da sempre in soggezione rispetto al Nord, non sono stati sufficienti a colmare il nostro divario economico e sociale. Le stesse politiche comunitarie di coesione non hanno centrato l’obiettivo, raggiunto invece dalla Germania Est dopo la caduta del Muro di Berlino e da alcune aree depresse della Spagna e di altri Paesi europei. Ora c’è la grande occasione del Piano nazionale ripresa resilienza (Pnrr) che destina al Mezzogiorno più del 40 per cento delle risorse previste per il rilancio dell’economia post Covid, pari a oltre 80 miliardi di euro. Una somma ingente che bisognerà saper gestire, spendere e rendicontare, migliorando le performance della Pubblica amministrazione.

Intanto lo scenario è cambiato lo scorso 24 febbraio con l’invasione della Ucraina da parte dell’esercito russo, le sanzioni anti-Mosca e i problemi (energetici e non solo) che ogni giorno agitano i pensieri e le paure di noi tutti. Il conflitto in Ucraina ha riposizionato il baricentro dell’interesse globale nell’Europa centro-orientale, lungo i confini dell’impero che un tempo fu sovietico e oggi risponde al disegno neo-zarista, totalitario e colonialistico di Vladimir Putin. Il rischio è di essere ossessionati - oddio, i motivi non mancano - da una geopolitica «regressiva». Pensiamo al ritorno dell’Europa divisa in blocchi contrapposti come ai tempi della Guerra fredda, che rischia di surriscaldarsi a ogni pie’ sospinto. Ma nel quadro attuale corriamo un rischio altrettanto grave, sebbene sottaciuto: «dimenticare» che l’Italia è una Penisola per tre quarti circondata dal Mediterraneo. Per non parlare del Mezzogiorno, il cui destino fin dall’antichità è immerso nel mare nostrum. La natura «anfibia» dell’Italia, che storicamente fu grande nei secoli in cui Roma o Venezia navigavano, è andata scemando nella consapevolezza pubblica in coincidenza con l’ultimo passaggio di secolo, del resto segnato dal trauma «atlantico» dell’11 settembre 2001. Si è vanificata via via la spinta mediterranea che dal secondo dopoguerra in avanti ha avuto tra i protagonisti Enrico Mattei (che fu alla guida dell’Eni), Aldo Moro, ma anche Bettino Craxi, Massimo D’Alema e Romano Prodi. Dopo di loro, ecco... l’oblio del mare, abbandonato ai suoi «eterni» conflitti, in primis quello israelo-palestinese, mentre la Russia, la Turchia e una Francia meno rinunciataria di noi espandevano le proprie zone di influenza, dalla Siria alla Libia, al Maghreb.

Adesso, per la prima volta dopo parecchio tempo, il governo presieduto da Mario Draghi dà segno di volere agire «con i piedi per mare». Lo testimoniano, ad esempio, gli accordi con l’Algeria per le forniture di gas alternative a quelle russe. E per certi versi lo suggella il forum «Verso Sud» che tra ieri e oggi ha riunito a Sorrento numerosi ministri, presenti lo stesso Draghi e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, europeista e meridionalista da sempre. Promosso dalla ministra per il Sud Mara Carfagna e dall’«European House - Ambrosetti» capitanato da Valerio De Molli, «Verso Sud» proietta il futuro, come dire, «al largo», appunto nel Mediterraneo. «Il quadro geopolitico che ci muta davanti presenta rischi, ma anche opportunità, in particolare per i Paesi del Mediterraneo - ha detto Draghi a Sorrento -. Vogliamo che il Mezzogiorno torni ad avere la centralità che merita, in Italia e in Europa».

Un intervento, da parte del premier, per nulla arrendevole all’idea di un Sud eternamente in ritardo o perdente. Anzi, esso «ha tutto il potenziale per convergere rapidamente verso il Centro-Nord». Il cambio di prospettiva era necessario ed è nelle corde della comunità di riferimento della rinata «Gazzetta». Giusto ieri su queste colonne Guido Gentili, citando in anteprima il «Libro bianco Ambrosetti», ha ricordato che il Sud acquisisce valore se inforchiamo le lenti multifocali o progressive dell’Europa e del Mediterraneo, al posto degli occhiali per miopi che non mettono a fuoco quanto è vicino. Infatti, allargando il campo, il Meridione può diventare un nodo strategico «nella macro-area del Mediterraneo Allargato (45 Paesi, dall’Oceano Atlantico al Golfo Persico), che vale il 15,5% della popolazione mondiale e il 14,5% del Pil globale».

Vero è che il discrimine tragico del 24 febbraio 2022 impone una scelta netta lungo la linea europea della libertà, come ha detto ieri a Bari l’ambasciatore italiano a Tirana, Fabrizio Bucci (l’occasione era un seminario italo-albanese). Ma quella linea prosegue e si rivitalizza più a sud, nel Mediterraneo via di fuga e approdo, esilio e speranza economica, culturale, umanistica. Un orizzonte ben più largo delle stesse aspettative legate al Pnrr.

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