Martedì 02 Marzo 2021 | 03:39

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«Cara Anne Frank sono il tuo Peter»

BARI - Due ragazzi, Anne Frank e Peter Van Daan si trovano nel loro nascondiglio, la soffitta dell’alloggio segreto, in Prinsengracht 263, ad Amsterdam, appartamento, ottenuto nello stabile in cui era ubicato l’ufficio del padre di Anne, Otto Frank. I ragazzi si incontrano spesso in quella soffitta per poter parlare dei loro progetti e desideri futuri, dei loro problemi e farsi soprattutto compagnia. Sono inquieti e molto preoccupati e attraversano un profondo stato di disagio e paura sia per le notizie che giungono dal mondo e dalle strade di Amsterdam e a causa dei continui conflitti che si scatenano tra gli ospiti nell’alloggio segreto. Anne e Peter hanno stretto una profonda amicizia e parlano spesso di libri. Anne: Peter come stai, non ti vedo da giorni. Dove ti sei nascosto ? Eppure qui siamo tutti severamente sotto controllo. Non fai nulla e già i movimenti sono registrati. C’è un’anima nuova e silenziosa che vorrebbe abitare ognuno di noi e scacciare la vecchia anima che qui, con noi, trasportammo. Peter: Anne, non mi sono nascosto. E’ che preferisco stare da solo. Le anime che sono qui e vorrebbero abitarci, sono anime erranti e quindi non faremmo nessun affare. Già la nostra anima possiede le sue peculiarità erranti. Anne, mi basta quest’anima. E vivere in questa situazione mi avvilisce. Anne: Volevo solo provocare. Mentre ti nascondi, le anime erranti mi cercano e chiedono di essere le nuove padrone della mia vita interiore. Ma io ho paura. Non posso ora. E mi rifiuto. Credo che ci sia rimasta solo la vita interiore. Sei d’accordo ? Peter: Sì, mia cara amica, solo quella ci fa sopravvivere e credo che fai bene a essere te stessa. Non dobbiamo farci confondere dalla nostra clandestinità. Dobbiamo rimanere lucidi, severi con noi stessi, oggettivi. Poi il destino, mia cara Anne, il destino farà il resto. Anne: Sono d’accordo con le tue osservazioni. Ma io ho chiuso con il partito delle cose perdute. Ho gli occhi deserti, le mani ferite. Le dita muovono la musica nascosta delle parole e un giorno spero di fare la scrittrice. Scrivere e scrivere, la mia passione. Ma le mani sono chiuse, ricordano i rami degli alberi, con le foglie morte, i rami freddi. Peter: Capisco la tristezza ma ammiro in te la voglia di vivere, quel desiderio di stare con gli altri, come per esempio, parlare con me. Ma la vita comune di ogni giorno mi chiede di aprire gli occhi sulla realtà. E qui l’orizzonte è chiuso. E il nostro dramma Anne consiste nel non averne le possibilità.

Anne: Sì, ho una grande voglia di vivere e non stare qui rinchiusa ad aspettare la libertà. Amo la primavera, Peter, amo i giochi d’acqua, la splendida luce del sole e il mare, il mare, amo il mare e Amsterdam. Peter, l’alloggio segreto per me è un’isola dove sto vivendo un’infinita notte. Un’infinita notte tra un buio senza senso e il vuoto. Perché ? Peter: E questa notte infinita è la nostra notte. Anne, amica mia, ci tocca, è così è stato stabilito. Cosa possiamo fare se non lottare coi denti, spettando e resistendo. Ma la salvezza lo sento, è lontana, lontana. Non so se ci sarà una via d’uscita da questa isola di fuoco. Anne: No, Peter ! Non alzare la voce. E’ pericoloso. Sussurrami qualcosa. Pensa alla nostra vita fuori di qui e dimmi qualcosa ! Peter: Sogno una lunga strada da percorrere insieme, un grande giardino, i nostri giochi d’infanzia, la brezza del crepuscolo e l’acqua soffiata dal vento. E tu Anne ? Anne: Immagino un grande castello, finestre alte, nidi d’uccelli bruciati dal fiato di un diavolo amaro. Oh Dio ! Oh Dio ! Quando finirà questo tormento ? Ho chiuso. Il mio sipario giù. Ho chiuso gli anni nel cassetto dei miei giocattoli. Però la primavera, Peter, aspettiamo la primavera. Anne: Le tue parole mi aiutano. Anche se sono tristi le tue parole mi invitano a lottare, a combattere, a non deprimermi. A non lasciare che tutto accada. Ma anch’io sento il freddo nel cuore. Peter: Qui siamo tutti clandestini con il cuore ferito. Ma il sangue scorre e fa male nel petto, quando d’un tratto, ascoltando un rumore improvviso, temiamo l’arrivo delle SS. E allora occorre combattere, lottare contro la paura. Anne: Sai Peter, da giorni mi capita di sognare. Di fare sogni che cambiano di continuo situazioni, personaggi, miraggi e illusioni, paure e desideri. Non so. Sono confusa. Le paure sono notevolmente aumentate e anche il disagio di vivere in queste condizioni. Peter: Ma Anne, ti prego. Io non ti chiedo nulla se non di farmi compagnia. Quando sono con te, raggiungo un equilibrio che mi da contentezza. Poi apprezzo molto le tue pause in cui chiedi il silenzio. Anne: Peter ascolta. Credo che noi due possiamo essere uniti nella lotta al disagio di vivere in questa prigione. È questo disagio che vorrei condividere con te. Peter: Anch’ io vivo il disagio dell'essere rinchiuso. Ma la paura di essere scoperti dalla Gestapo mi annienta. Il rischio di non uscirne vivi è molto alto e mi scuote, risvegliando in me forze che hanno il valore di un progetto. Anne: E ti sei chiesto perché mai, in questa prigione segreta, ognuno nasconde i propri sentimenti tra le nebbie dei conflitti ? Eppure stiamo tutti nella stessa trappola. E invece no ! Lotte intestine, caos e disordine. E per mettere ordine al caos, Peter, ho cominciato a scrivere un diario. Peter: Che bella idea. Interessante. Scrivere fa bene al cuore e alla mente. Invece io preferisco i miei gatti alla scrittura. Leggo e gioco con i gatti. E un poco mi risollevo.

Mi leggerai, un giorno, qualche pagina ? Anne: Certo, certo. Perché, no ! Ma non è facile trovare la forza per scrivere. Condividere la mia piccola stanza con il dott. Albert Dussel mi sfianca, mi rende nervosa. Scrivere, comunque, aiuta a rimettere in sesto l'anima e spesso il corpo. Descrivo i miei sogni, le mie ansie, i miei pensieri e ciò che accade nell'alloggio. La mia scrittura è fatta di aria, di stracci di cielo, di gocce d’acqua e sangue, pallido inchiostro. Peter: Mi rispecchio in te e sono felice per te. Mi piace la tua voce, la tua ironia, la tua segreta felicità. Ti chiedo il permesso di poter condividere con te la nostra felicità segreta. A te soltanto, a te voglio bene. Anne: Anch’io ti voglio un gran bene. E io vorrei parlare con te di questa felicità che non riesco a dire a nessuno. E ho anche paura che mi deriderebbero. Da quando sono qui la mia fiducia negli altri di colpo si è smarrita. Peter: Anne, scorgo nelle tue parole un’infinita tristezza. Ti prego, Anne, usciamo da quest’inferno. Non è possibile continuare così. Abbiamo bisogno di tenerezza e solo così, riusciremo a sopravvivere. Anne: È questo che non riesco a sopportare, quest’ ansia da sopravvivenza, è il nodo che mi stringe alla gola. Cade la luce della luna su Amsterdam. Cadono bombe dal cielo. Pensiamo a un desiderio e al desiderio della fuga. Peter, ti chiedo di ricordare per sempre il colore dei miei occhi così come pure io ricorderò i tuoi, la tua luce. Peter: Ricorderò ! Confesso che anch’io non riesco più a sopravvivere. Credo che sarà il nostro silenzio a darci forza, per sopportare queste giornate. Sarà il silenzio a far compagnia a noi due e alla luce delle stelle e della luna di Amsterdam. Anne: E come faccio adesso, Peter, a combattere questo senso di vuoto che mi percuote ? Vorrei urlare, ma qui nell’alloggio segreto, è proibito urlare, e a ragione, perché l’impiegato dell’azienda, Van Maaren, è diventato diffidente e sospettoso. Chiede sempre ai suoi colleghi dove vanno, perché si allontanano per tanto tempo. Potrebbe denunciarci. Peter: Credo che dobbiamo stare attenti. Quindi concentrarsi su se stessi, evitare di sprecare energie in chiacchere, dedicarsi a cose che impegnano la mente e il cuore e che aiutano a riflettere sull'immediato, senza fare troppi progetti per il futuro. Anne: Leggere e leggere, Peter, potrebbe essere una cosa da fare e poi, occorre impegnarsi in attività utili per se stessi e per gli altri. E poi, Peter, non dimentichiamo, la fuga, la fuga. Peter: È da constatare che non c’è più fiducia nell’alloggio segreto e che tutti si guardano in cagnesco. Terribile. Anne: Ci stiamo deteriorando. E riflettendo sento che la vita mi sfugge. Ma quando penso al cielo azzurro, al mare, alle cascate d’acqua sento una strana felicità. Poi d’improvviso, mi abbandona. Anche Mouschi, il gatto scappa, ha paura. Sì, la fuga da qui. Peter: Non so, se sarà possibile sopportare questo stato di angoscia che si alimenta, continuamente.

Ma questa sera sono proprio lievitato da un sentimento di gioia e di leggera allegria. Anne: Peter, anch’io. E ti ringrazio di essere rimasto in soffitta, con me. Così ti ho detto della mia voglia di scrivere, raccontare e inventare: queste sono le azioni utili per la manutenzione della nostra, strana felicità. Oh ! Peter che cosa difficile convivere con tutte queste preoccupazioni. Peter: Sono momenti difficili. Spesso le difficoltà mi impediscono di respirare. E nel teatro del mio silenzio, immagino di correre su un prato a primavera e di volare su un tappeto di nuvole, libero e volare con te. Anne: Bellissimo volare, volare oltre le montagne, oltre gli oceani. La realtà, invece, è terribile, fuori c’è la guerra, la nostra continua persecuzione e le notizie sono scoraggianti. Peter, io mi preparo per la fuga e tu ? Peter: Anch’io ci sto pensando e mi preparo psicologicamente. Forse sarà ora di preparare una lista di ciò che ci servirà nel momento in cui saremo costretti a fuggire. Sarà meglio organizzarci, hai ragione. Anne: Sarà meglio prepararsi alla fuga. Ma adesso andiamo a dormire, cosa dici ? E poi, Peter, s’è fatto tardi, troppo tardi e le nebbie notturne sopraggiungono, a turbare la trasparenza delle nostre idee. Andiamo a dormire. Gli altri aspettano e, non vedendoci, si preoccuperanno. Andiamo, Peter, andiamo ! E senza far rumore, perché nelle notti di Amsterdam, i rumori provenienti dall’alloggio segreto potrebbero creare una eco pericolosa, Anne e Peter, in punta di piedi, e forse un poco risollevati, si salutano.

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