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Quando i libri ci salvarono dalla guerra

La storia di Luca, una passione di carta che dura per sempre

Quando i libri ci salvarono dalla guerra

Luca aveva solo quattro giorni di vita quando Mussolini annunciò l’ingresso in guerra dell’Italia accanto alla Germania. Era troppo piccolo per rendersi conto della gravità del momento. Cominciò a capire quanto drammatica potesse essere una guerra allorché, un anno dopo, nel giugno 1941, il padre Giulio fu richiamato alle armi dopo avere già combattuto in Abissinia. Proprio allora avvertì il vuoto della sua mancanza. Non percepiva ancora pienamente quanto importante per lui fosse l’amore del genitore; ma via via che trascorreva il tempo, sentiva sempre più il vuoto della sua presenza attraverso il volto scavato della madre Rosa, che, insieme alla sofferenza, lasciava intuire la preoccupazione per un futuro carico di incertezze.

Trascorsi sei mesi dalla partenza, Giulio rientrò in famiglia per una licenza di pochi giorni. Rosa si rasserenò appena. Presto, però, ritornò a soffrire quando, dopo dieci giorni, vide ripartire il marito con un contingente inviato a presidiare la costa dalmata. Anche Luca ritornò a soffrire.
Nonno Aldo, che abitava nell’appartamento di fronte, cercava in tutti i modi di colmare di attenzioni il piccolo Luca sperando di riempire il vuoto di affetto che papà Giulio aveva lasciato in lui. Il piccolo accettava di buon grado quelle premure; anzi volentieri le cercava perché sentiva di averne bisogno. Verso i tre anni Luca cominciò a capire che l’inarrestabile tristezza che offuscava il volto di sua madre aveva la radice nella incertezza di una guerra senza fine che le faceva sentire sempre più il peso della lontananza di Giulio.

Soltanto per un giorno Luca vide sorridente la madre. E fu proprio l’otto settembre 1943, quando si diffuse la notizia che l’Italia aveva firmato l’armistizio. Luca non sapeva cosa fosse un armistizio; presto, però, capì che volesse indicare la fine della guerra e il ritorno del padre. Ma così non fu.

Purtroppo, da quel momento si moltiplicarono i guai per l’Italia che si ritrovò, da un giorno all’altro, nemica dei tedeschi. Da quel momento ritornò più cupa la tristezza sul volto di Rosa; mentre i commenti preoccupati dei vicini di casa accrescevano il clima di paura. Luca notava ed ascoltava in silenzio; mentre avvertiva in sé un inesprimibile smarrimento. Ma la situazione si aggravò ancora, quando, trascorso qualche giorno, una cartolina, inviata da Zara, annunciò a Rosa che Giulio era stato fatto prigioniero dai tedeschi ed avviato ad un campo di concentramento in Germania. Subito la sua tristezza si trasformò in pianto. E fu una tragedia per tutta la famiglia.

Per sdrammatizzare il clima teso che si respirava, nonno Aldo mise a sedere Luca sulle sue ginocchia e cercò di spiegargli cosa fosse una guerra partendo dalle strane operazioni che gli aveva visto fare in casa. Spiegò che aveva oscurato i vetri delle finestre con la carta blu per evitare che, di sera, la luce del lume a petrolio potesse attrarre gli aerei nemici; che aveva appallottolato la carta per alimentare la stufa al posto del carburante; che aveva accumulato riserve di legumi per sopperire alla carenza del pane e della pasta. Inoltre il nonno condusse Luca nella villa comunale e gli mostrò i carri armati dei tedeschi che l’avevano occupata.

Finalmente il nipote si rese conto di cosa fosse una guerra e di quali disagi questa comportasse anche per lui. Fu allora che la sua paura si fece ancor più assillante. Trascorso qualche giorno, iniziarono le incursioni aeree; le sirene suonarono l’allerta; le famiglie lasciarono le case per correre al riparo nei rifugi sotterranei. Anche mamma Rosa, con Luca tra le braccia, corse al riparo nel sotterraneo di un palazzo vicino. Nonno Aldo, dopo la prima fuga, decise di non muoversi più e di rimanere in casa sfidando il pericolo. - Il coraggio nella vita serve ad annullare la paura della morte - spiegò al piccolo Luca.

Intanto i sacrifici per quella guerra detestata durarono ancora per due lunghi anni. Nel frattempo Luca cresceva e avvertiva sempre più i disagi della guerra. Il pane, la pasta, lo zucchero erano razionati e venivano distribuiti nei negozi di generi alimentari secondo quanto prescritto dalla tessera annonaria. Intanto, nonno e nipote cercavano di rimediare alla carenza di cibo procacciandosi altri mezzi di sussistenza. Così. in un locale a piano terra, adibito a deposito di legna, fascine e attrezzi vari, si adoperavano per frantumare grano con un macinino a mano ricavando della farina che Rosa utilizzava per fare pane e pasta fresca; frantumavano anche dell’orzo tostato per produrre un surrogato del caffè per la zuppa della mattina. In quel locale mamma Rosa allevava anche i conigli e le galline da cui ricavava della carne per Natale e Pasqua; e anche uova che cucinava a giorni alterni. Luca era felice di trascorrere col nonno Aldo questi momenti della sua fanciullezza. Lo distraevano dal pensiero fisso del padre svanito dalla sua vita senza dare più notizie. Nel contempo si ricaricava di buon umore e faceva sorridere di tanto in tanto la mamma che appariva sempre più preoccupata della sorte incerta del marito.

Finalmente si affacciò per lei un barlume di speranza dopo il 25 aprile 1945, giorno della liberazione. Da allora in poi, mamma Rosa non si stancò di andare alla stazione ferroviaria nella speranza di raccogliere notizie sulla sorte del marito dai reduci che iniziavano a ritornare a casa. Dopo qualche mese di incertezza penosa finalmente, Giulio tornò; e fu festa in famiglia.

Era irriconoscibile: il volto scavato, gli occhi infossati, il dimagrimento esteso, i vestiti logori e sdruciti. Giulio stentò a riconoscere il figlio. Anche Luca rimase indeciso non ricordando i tratti del padre. Trascorso qualche attimo di esitazione, il papà sollevò tra le braccia il figlio e lo baciò affettuosamente. Rosa si strinse ai due e li abbracciò a sua volta. Era uno spettacolo emozionante che commosse anche nonno Aldo il quale non tardò ad abbracciare Giulio. Dopo tanto penare, finalmente la famiglia si ricomponeva. Era tutto bello perché iniziava una nuova vita. Papà Giulio riprese il suo lavoro in un cantiere edile; nonno Aldo rimase vicino al nipote e continuò a dargli affetto. Ormai il nipote era molto legato al nonno e non sapeva fare a meno della sua guida. A sei anni Luca iniziò a frequentare la prima elementare. Presto imparò la scrittura e specialmente la lettura. Già dalla seconda, cominciò ad avere buona dimestichezza con il libro. Le letture del sillabario nelle prime classi e del sussidiario nella terza, lo affascinavano. In quinta classe lesse con interesse il libro Cuore; poi le avventure di Pinocchio e, via via che si faceva più grande, leggeva libri sempre più impegnativi. Gli piacevano molto i romanzi storici che prendeva in prestito dalla biblioteca di classe sotto la guida del docente di Lettere della scuola media il quale credeva molto nell’educazione alla lettura. Luca nutriva una passione tale per la lettura che portava con sé un libro anche quando, nelle fresche mattine d’estate, accompagnava nonno Aldo in un fondo di proprietà ad un chilometro dal centro abitato. In quel fondo Aldo coltivava alberi da frutta di ogni genere: albicocchi, peschi, ciliegi, nespoli; alberi che si alternavano ai lunghi filari di ulivi che prendevano gran parte del fondo.

Quasi allo sbocco della stradina che conduceva al fondo, sul ciglio di una profonda cisterna, c’era un albero di gelso che spandeva ombra a profusione sull’intera superficie del pozzo. All’ombra di quell’albero Luca si sedeva su una pietra levigata e si fermava a leggere per tutto il tempo che il nonno impiegava per girare tra gli alberi fermandosi ora a strappare ciuffi d’erba sfuggiti all’aratro ora a tagliare dei rampolli superflui cresciuti sui tronchi. All’ombra di quel gelso per Luca la lettura si faceva ancora più gradevole. Di tanto in tanto egli sollevava gli occhi in alto verso la chioma dell’albero e cercava di scrutare tra le foglie la presenza di gelsi e il loro grado di maturazione. Aspettava con ansia il momento di gustarli ormai maturi. Arrivato quel momento, nonno e nipote indossavano i vestiti più vecchi e, muniti di forbici e di cesti, si divertivano a raccogliere quei saporiti frutti. Non importava che si sporcassero le mani ed i vestiti; la soddisfazione più grande per loro era ritornare a casa con un raccolto abbondante e prezioso con cui fare festa a tavola.

La passione per la lettura, intanto, accompagnava Luca lungo tutto il percorso dei suoi studi, fino all’Università dove si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia. Continuò con letture sempre più impegnative; scelse soprattutto autori di Filosofia e di letteratura contemporanea. Si laureò, si abilitò e vinse anche il concorso per l’insegnamento di Lettere nella scuola media. Qui cercò di trasfondere negli studenti la sua stessa passione per la lettura. Riuscì ad infervorare molti di loro indicendo gare tra chi leggeva più libri nell’anno e alla fine premiava i migliori con il massimo dei voti. - Il premio - diceva - è un omaggio alla vostra libertà, non alla vostra bravura. Infatti chi legge dimostra di essere libero; e più uno è libero, più è capace di essere autonomo e di sottrarsi alle manipolazioni altrui -. Luca sostenne anche un concorso per l’insegnamento della Filosofia nelle scuole superiori.

Ebbe la nomina in un Liceo scientifico di Bari. Anche con gli studenti più grandi usò lo stesso metodo; cercò, infatti continuò ad invogliarli alla lettura dei classici premiando con voti alti coloro che integravano la lezione ordinaria, con la documentazione di letture specifiche tratte dai classici. E non si stancava di ripetere quanto importante fosse la lettura: - Sappiate - diceva - che la parola scritta ha un potere che nessuno di noi può fermare.

Chi legge, infatti, si candida a vivere una storia infinita perché si trasferisce dal presente al passato e si arricchisce delle esperienze fatte da chi le ha già vissute. Da queste, poi, potrà partire per allargare lo sguardo verso un orizzonte più ampio -.

Parafrasando, poi, il pensiero del filosofo Francesco Bacone, aggiungeva: - Posso dire che chi legge è come un nano che sale sulle spalle di un gigante. Vedrà sempre più lontano di lui perché avrà davanti un orizzonte ancora più vasto - . Ragionando in questo modo Luca riscuoteva successo anche con gli studenti più grandi. Coronò la carriera con la Presidenza nello stesso Liceo in cui aveva insegnato. Lo stile rimase il medesimo: invogliare i professori a stimolare nei ragazzi l’amore per la lettura. - Meno televisione, meno cellulare, meno Rete, e più lettura - ricordava ai professori di discipline umanistiche. - La lettura sia meditata, non distratta, perché solo così potrà sollecitare la libera riflessione e stimolare la libera creazione. Costruite biblioteche di classe con i libri che le Case Editrici vi mandano in visione o che gli stessi alunni spontaneamente donano. E, se avvertirete il bisogno di fare acquisti di libri pubblicati di recente, mi basta un elenco di questi perché provveda subito ad acquistarli con i fondi della scuola. E, se le associazioni di librai organizzano progetti per la lettura, non esitate a dare la vostra adesione e ad invogliate gli studenti a partecipare - .

Luca utilizzava la lettura anche in sostituzione delle note in condotta e delle sospensioni quando gli studenti commettevano qualche mancanza.

Allorché i docenti gli segnalavano casi di studenti manchevoli nella disciplina, egli si premurava di convocarli in presidenza, di invitarli a non ripetere lla mancanza commessa e, invece di sospenderli dalle lezioni, assegnava loro un libro da leggere in dotazione alla biblioteca di Istituto.

Concordava il tempo della lettura e chiedeva un rendiconto scritto con le relative annotazioni critiche su cui invitava a discutere con lui.
Quell’esperimento funzionava abbastanza bene perché molto educativo per l’alunno. Intanto, l’amore per la terra e la passione per la lettura spinsero Luca ad acquistare un fondo rustico in una contrada collinare della Murgia.

Lo aveva visitato con la moglie e insieme se ne erano invaghiti. In quel fondo poteva concedersi un po’ di tranquillità cercando rifugio nella natura incontaminata e nella tranquillità della lettura. Fu molto entusiasta di quell’acquisto e ne fece il luogo ideale dove poter trascorrere con la famiglia qualche ora di distensione lontano dal frastuono della città e dal lavoro della scuola, sempre più difficoltoso e complicato. Si legò particolarmente a quel fondo anche perché, tra i tanti alberi da frutta, c’era un grande albero di gelso che gli ricordava le giornate trascorse in campagna con nonno Aldo, ormai scomparso, e le letture amene fatte seduto alla sua ombra. Ora che Luca è in pensione dopo oltre quarant’anni di lavoro nella scuola, finalmente può ritagliarsi più tempo da dedicare alla lettura all’ombra del gelso. Nella calma distesa della campagna gli ritornano di frequente alla memoria i momenti più drammatici vissuti in famiglia, i disagi della guerra, la fatica della ricostruzione, le soddisfazioni dell’insegnamento, gli sguardi intelligenti degli studenti, la passione per la lettura.

Ormai, quando le giornate lo permettono, ritorna nel suo fondo in compagnia della famiglia e trascorre in libertà buona parte del suo tempo, godendo dei benefici della natura e continuando a spendere preziosamente il suo tempo libero in compagnia di un buon libro. Intanto fa tesoro di quanto Umberto Eco ha sempre raccomandato: “Non pensate di potervi liberare del libro! Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria; chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito ... perché la lettura è l’immortalità all’indietro”.

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