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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Il ricordo

Quello stretto legame fra Gigi Proietti e la Puglia

Dal set salentino con Alberto Lattuada, nel 1974, alle tante collaborazioni teatrali e alla direzione del Kursaal di Bari

Quello stretto legame fra Gigi Proietti e la Puglia

Destino di un attore. Di un grande attore. All’alba del suo ottantesimo compleanno se n’è andato verso il Paradiso dei teatranti Gigi Proietti. Mentre ancora risuonavano gli auguri e venivano proiettati in tv alcuni dei suoi film più noti (da Febbre da cavallo di Vanzina a Tosca di Luigi Magni, da Sogni e bisogni di Sergio Citti a La proprietà non è più un furto di Elio Petri) il più vitalistico far gli attori italiani del secondo ‘900, insieme forse a Gassman ma senza quelle malinconie, ci lasciava proprio all’affacciarsi del suo compleanno! Se vogliamo è l’ultima barzelletta di Gigi, di quelle cui ci aveva abituato nel corso delle sue performance, certo la più amara e definitiva.

Corsi e ricorsi pugliesi (e baresi) di Proietti: l’ultimo passaggio teatrale è avvenuto nel 2013 a Bari, al Teatroteam quando fece da «voce recitante» durante la performance musicale dell’Orchestra della Magna Grecia. Al Teatroteam ricordo di averlo anche visto nel 2010, quando portò in scena due atti unici di Eduardo, Amicizia e Pericolosamente insieme al Pierino e il lupo di Prokoviev, mentre già molti anni prima (1992) vi aveva portato quello che già allora era un suo evergreen, A me gli occhi please, scritto con Roberto Lerici. Ma la frequentazione di Proietti con la Puglia era cominciata molto prima, parliamo del 1974, quando fu protagonista del film di Alberto Lattuada, Le farò da padre, con Irene Papas e Teresa Anne Savoy, girato interamente nel Salento, fra Lecce e Nardò. Poi per dieci anni, dal ‘92 in avanti, Proietti fu di frequente a Bari, quando fece da «direttore artistico» nelle attività di prosa presso il Kursaal Santalucia, rimesso a nuovo (architetto Portoghesi) dalla gestione di Antonio Buompastore.
Innumerevoli le incursioni in palcoscenico di Proietti, comprese le partecipazioni alle attività del Collegium Musicum diretto da Rino Marrone: ricordo una versione con musiche (di Strauss) del Borghese gentiluomo di Molière nel 1999, mentre l’anno dopo col Collegium fu un Don Chisciotte diretto da Gianpiero Borgia. Ma quanto alla Puglia, attraverso il suono inconfondibile della parlata, Gigi ci ha lasciato un segno immortale di affetto e simpatia: ebbene sì, la sua versione appulo-barese della Pioggia nel pineto di D’Annunzio resta vertice supremo di condivisibile allegria!

Troppa Puglia, in Proietti, che parlava da multiforme mattatore tutti i dialetti d’Italia?
Senza risate invece, lo ricordo in una mattinata di pioggia, stupefatto e sgomento (erano i primi Anni ‘90) in una visita al «cratere» del Petruzzelli incendiato: quel Petruzzelli dove era «passato» nel 1971 con Alleluja brava gente, il musical di Garinei&Giovannini, quello con Renato Rascel e le musiche di Modugno. A quel musical è collegato, in un certo senso, anche il primo incontro del sottoscritto con Proietti. Si perpetrava nell’autunno ‘70 in quel di Roma (complici con chi scrive anche Michele Mirabella e Rino Bizzarro) una fastosa messinscena dei Tre moschettieri da Dumas, spiritosa regia francese di Roger Planchon, con la compagnia Teatro Insieme e attori da Vincenzo De Toma a Ettore Conti a Marzia Ubaldi e tanti altri. Il ruolo di D’Artagnan pensavano di assegnarlo a Proietti, allora emergente ma non ancora del tutto emerso. Ci fu infatti qualche presenza e partecipazione alle prove, ma sopraggiunse intanto la possibilità di sostituire Modugno (infortunato) in Alleluja, accanto a Rascel: richiamo irresistibile e Proietti non resistette! D’Artagnan poi lo fece il bravo Umberto Ceriani.
Fra ricordi personali (come quando prima di entrare in scena lo vedevo in camerino divorare una «bistecchina al sangue» energetica!) e passaggi teatral-mondani, come quello a Otranto (1996) nel Fossato del Castello in un Maurizio Costanzo Show con lui ospite centrale, i ruoli e i personaggi si alternano e confondono nella memoria: tra lo stile «alto» di un robustissimo attore di prosa (ricordare l’Edipo Re di Sofocle, con Gassman, nell’ 81, il suo ripetuto O Cesare o nessuno da Kean, il Dio Kurt di Moravia con cui debuttò nel ‘64) e la sempre ridanciana capacità di mettersi in gioco, di ridere e scherzare, ma seriamente, con il mestiere, con il talento immenso, con la vita. Fino a questo scherzo dell’altra notte che ci ha lasciati tutti increduli, frastornati. L’ultimo, il più terribile.

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