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«Giselle», pellicola del 1986, diretta da Herbert Ross con le coreografie di Wes Chapman dell’American Ballet Theatre

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È una storia d’amore struggente come solo il romanticismo poteva forgiare. «Giselle» è un’opera scritta dal drammaturgo Théophile Gautier nel 1841. Viene musicata poi da Adolphe Charles Adam. La prima volta che viene messa in scena è il 28 giugno 1841 all’Academie Royale de la Musique; i protagonisti sul palcoscenico sono Carlotta Grisi e Lucien Petipa.

L’intera vicenda inscenata da un balletto è divenuta poi una pellicola cinematografica interamente girata nel teatro Petruzzelli, a Bari, nel 1986 dove la troupe girerà per 6 settimane. La storia riguarda una contadina, Giselle, corteggiata da Loys, che lei crede un contadino. In realtà, si tratta di Albrecht sotto mentite spoglie; il duca però è già promesso sposo di Bathilde, figlia del principe di Curlandia, una donna alla sua stessa altezza sociale. L’unico a conoscere la verità è Hilarion, un guardiacaccia innamorato anch’egli di Giselle da sempre e da sempre respinto dalla giovane.

Giselle è una straordinaria danzatrice che esprime la sua personalità danzando. Hilarion non sopporta le attenzioni di Giselle per il duca e decide così di ristabilire la verità, svelando la vera identità di Albrecht. A quel punto, Giselle, ormai profondamente innamorata del duca, appresa la verità impazzisce dal dolore e muore. Nella morte si unisce al popolo delle «Villi», un certo numero di giovani donne tradite prima del matrimonio e trasformatesi in spiriti notturni che si vendicano degli uomini facendoli danzare fino alla morte.

È diventato il capolavoro del balletto romantico. L’intensità giunge al suo punto apicale nel momento in cui Giselle impazzisce e resta memorabile l’interpretazione di Carla Fracci e Rudolf Nurejev. Il coreografo Wes Chapman, direttore artistico dell’American Ballet Theatre, impiega nel 1986 ben 6 settimane insieme a Michail Baryšnikov e Alessandra Ferri per girare il film nel Petruzzelli. La regia è di Herbert Ross. Tra i protagonisti ricordiamo Mikhail Baryšnikov, Alessandra Ferri, Leslie Browne, Tommy Rall, Lynn Seymour, Victor Barbee, Julie Kent, Mariangela Melato, Leandro Amato, Gian Marco Tognazzi, Desmond Kelly, Chrisa Keramidas, Robert Argand, Amy Werba.

Sono quasi 90 minuti di nei quali la vicenda si intreccia a coreografie d’eccezione. La sceneggiatura è firmata da Sarah Kernochan, la fotografia da Ennio Guarnieri. Il montaggio è opera di William Reynolds e le musiche sono dell’italiano Pino Donaggio. Tra i figuranti speciali c’è ancora Alfredo Navarra, già figurante ne «Il giovane Toscanini» di Franco Zeffirelli. Ricordiamo Navarra per la sua partecipazione a fiction come «L’ariamara», film come «O’ sordato innamorato» girato a Napoli, con Nini Grassia ed altro. E poi «Meno male che c’è il mare» con la regia di Carlo Stragapede. «In questo film facevo il popolano – ricorda Navarra - fu un’altra esperienza straordinaria perché conoscere questi grandi artisti di persona è un’emozione da vivere. Ho conosciuto Baryšnikov, grande ballerino russo. Ricordo che la produzione era statunitense». Sono numerosi, tra comparse e figuranti, un po’ come nel film «Il giovane Toscanini».

«Ho conosciuto anche altri attori e ce n’era uno con la barba, un americano di cui non ricordo il nome. Aveva alle spalle un numero enorme di film negli Stati Uniti in ruoli non da protagonista ma certamente rilevanti. Ricordo che era una persona molto socievole e umana». Si sfata così l’idea dei grandi attori internazionali come persone scostanti, certo non è questo il caso. «Parlava in inglese e non capivo nulla. Me la cavavo con lo spagnolo, il castigliano, che parlo correntemente perché sono stato in Venezuela per diversi anni. La seconda lingua degli americani è lo spagnolo perché tra Texas, Miami, Los Angeles, Las Vegas sono invasi da sud americani. Recentemente ho girato delle scene a New York per un canale tv e mi sono trovato bene parlando lo spagnolo».

Tra sacro e profano, Navarra cita un episodio anomalo. «Ricordo che aveva le emorroidi infiammate e non riusciva nemmeno a camminare per cui era costretto a procedere a gambe aperte e tra il serio e il faceto non faceva che ripetere in inglese: fuck off. Ecco, questo riuscivamo tutti a capirlo». Racconta sul suo ruolo: «Inizialmente volevano che interpretassi una guardia ma io sono alto un metro e 75 centimetri e per quel ruolo era richiesta un’altezza di un metro e 85 centimetri o un metro e 90 centimetri. La cosa che è strana e che sono stato sempre scelto senza fare un solo provino. Quando mi hanno fatto fare i provini – dice - di solito non sono mai stato preso a recitare. Non so per quale motivo. In questo caso, fui scelto dalla segretaria di produzione. Non potevo interpretare la guardia ma potevo recitare un altro ruolo».

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