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Addio a Raspail, viaggiatore e profetico romanziere tra Europa e immigrazione

L'ultimo saluto per lo scrittore apprezzato dalla Fallaci. La sua idea d’Europa

Quel «presagio» di Jean Raspail piacque a Oriana

Jean Raspail

Aveva prefigurato, con un romanzo distopico cult - Il Campo dei Santi (Cavallo alato) - l’irruzione nell’immaginario politico europeo dei conflitti legati all’immigrazione. Nel 1973. È morto sabato a Parigi Jean Raspail, esploratore e scrittore cattolico - amante del rito gregoriano -, tra i più importanti autori del pensiero identitario non conformista, tradotto in Italia in primis meritoriamente negli anni Ottanta dalla socialista Sugarco (I nomadi del mare). Aveva l’amore per il viaggio e l’avventura, nel 1949 aveva ripercorso l’itinerario tra Québec e New Orleans ispirato dal gesuita Jacques Marquette, ma le sue esplorazioni avevano toccato la Terra del Fuoco come il Giappone. Il successo mondiale di Raspail - premiato dall’Académie française e dalla Société de Géographie - è legato a Il Campo dei Santi, un romanzo preveggente e tradotto in decine di lingue (ha venduto quasi un milione di copie): l’ispirazione risale ai primi anni Settanta, quando il Bangladesh registrò un genocidio con milioni di morti e lo scrittore era ospite di una zia in una villa in Costa Azzurra, a pochi passi dal luogo dove il primo marzo 1815 Napoleone sbarcò dopo l’esilio all’Isola d’Elba: «Ero seduto in veranda, guardavo il mare. All’improvviso mi è venuta in mente una domanda: “E se arrivassero?”».

Si riferiva ad un esodo biblico dal Sud del mondo, guidato da un Buddha dalla pelle scura: la storia non ha alcuna accezione religiosa (come per Sottomissione di Houellebecq), ma è descritta con pungente umorismo che sottintende il destino tragico dello smarrire inconsapevolmente le proprie radici. La forza della storia è nell’immaginare le carrette del mare che sbarcano in Francia, la flebile resistenza agli invasori degli europei, il politicamente corretto che flagella le élite senza più respiro millenario. Ha una incredibile sequenza di allegorie come l’enorme statua di Che Guevara che fa il verso al Cristo di Rio de Janeiro sulle coste francesi…

Il libro fu apprezzato da Oriana Fallaci, che ne La Forza della Ragione, ne riconosce la dirompente potenza letteraria: «Jean Raspail con Campo dei Santi aveva annunciato il disfacimento della nostra civiltà. (…) Parla del tam-tam martellante che anche in Francia si fa sull’accoglienza, sul multiculturalismo, sui Diritti dell’Uomo applicati da una parte e basta». «Di fronte ad un milione di invasori - scriveva Raspail nel romanzo - l’opinione pubblica e le autorità occidentali cedono ad una ottusa disperazione; si lasciano occupare». Raspail fu letto negli anni Ottanta da Ronald Reagan, conteso dai gollisti di destra e dai lepenisti in Francia, ma è stato apprezzato soprattutto dagli irregolari della Nouvelle Droite di Alain de Benoist. Recentemente l’opera è stata citata da Steve Bannon e segnalata come un testo cardine per Donald Trump, ma Raspail ne prese subito le distanze («Bannon chi?»), mentre nel 1997 aveva ispirato il film La seconda guerra civile americana (regia di Joe Dante). Considerava L’anello del Pescatore (Casadeilibri) il suo miglior libro, opera preveggente sulla crisi della Chiesa cattolica (il volume è andato a ruba in Vaticano…), ma è la visione identitaria - senza fanatismi - che lo consegna alla grande letteratura del nostro tempo con strisciante pessimismo: «Gli europei - rifletteva - sono paguri in conchiglie abbandonate da una specie estinta». E ancora: «L'organizzazione sociale e morale dell'Europa era il feudalesimo: onore, dedizione, lealtà, obbedienza, amore per il proprio Paese».

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