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Berlino, Orso d'Oro all'Iran, l'Italia vince con Elio Germano e i fratelli D'Innocenzo

Due orsi d'Argento, per il miglior attore, Elio Germano in Volevo nascondermi, dedicato al pittore Ligabue e per la migliore sceneggiatura a a Favolacce, di Damiano e Fabio D’Innocenzo

Berlino, Orso d'Oro all'Iran, l'Italia vince con Elio Germano e i fratelli D'Innocenzo

Alla fine è accaduto quello che in molti si aspettavano: l’Orso d’oro della 70ma edizione della Berlinale è andato a There Is No Evil del regista iraniano Mohammad Rasoulof, in gara nell’ultimo giorno del Concorso. Un riconoscimento che però il regista non ha potuto ritirare di persona, dal momento che il regime del suo Paese gli ha impedito di essere a Berlino. E nel palmares va bene per l’Italia, che si aggiudica due Orsi d’argento: per il miglior attore, Elio Germano in Volevo nascondermi di Giorgio Diritti dedicato al pittore Ligabue e per la migliore sceneggiatura a a Favolacce, di Damiano e Fabio D’Innocenzo (sempre con con Elio Germano) che debutterà in prima italiana al Bif&est di Bari.

Gli altri premi sono stati così assegnati: Orso d’argento per la regia al coreano Hong Sangsoo, che ha portato al concorso The woman who ran; Orso d’argento per la migliore attrice a Paula Beer, interprete del film tedesco Undine, di Christian Petzold; premio della Berlinale al miglior documentario a Irradiated, del regista Rithy Panh; Orso d’oro per il miglior cortometraggio a T, di Keisha Rae Witherspoon, regista giamaicano-americana.

Siamo contentissimi, ma purtroppo è molto triste che Mohammad non sia potuto essere qui stasera», ha affermato chi ha ritirato l’orso d’oro della Berlinale 2020 al posto del regista iraniano Mohammad Rasoulof, sottolineando che al regista «non è stato permesso di lasciare il paese». Molte lacrime nel pubblico della Berlinale, fra i componenti del cast del film There Is No Evil. «Mohammad tu non sei solo», gli è stato gridato dal palco del gala della Berlinale. Grande soddisfazione invece per i premi assegnati all’Italia, espressa dal presidente dell’Anica Francesco Rutelli e, tra gli altri, da Paolo Del Brocco, amministratore di Rai Cinema che ha co prodotto entrambi i film premiati.

Una premiazione, quella di Berlino, giunta solo un giorno dopo quella clamorosa dei Cèsar francesi, la cui giuria ha assegnato il premio per la migliore regia a Roman Polanski, in gara con il suo J’Accuse. La presenza di Polanski, con un film che aveva fatto il pieno di nomination, aveva infatti suscitato numerose polemiche e manifestazioni di protesta a causa delle nuove accuse di violenze sessuali a carico dell’ottantaseienne regista. Preso di mira dalla contestazione alla viglia del verdetto, il nome di Polanski - assente alla premiazione - è stato accolto da grida e fischi in sala non appena è stato indicato tra i vincitori, mentre Adele Haenel, l’attrice diventata simbolo del nuovo «metoo» francese, abbandonava la sala gridando. Polanski aveva fatto sapere alla vigilia della cerimonia che non sarebbe stato presente. Dopo di lui, tutta la produzione e il cast del film ha deciso di non essere presente. Le nomination avevano già scosso fin nel profondo il mondo del cinema francese, tanto che l’intera direzione del premio César, gli Oscar francesi, aveva dovuto rassegnare le dimissioni.

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