Quindici mesi senza pensione dopo una vita di lavoro. È la vicenda denunciata dalla Uil Poste Puglia che riguarda un ex dipendente di Poste Italiane, oggi senza alcun reddito e alle prese con una grave patologia oncologica all’occhio, tra visite continue e farmaci costosi.
«Ho lavorato una vita con passione e onestà. Ora mi ritrovo senza un euro, a 68 anni, dopo aver dato tutto al mio lavoro. È una sensazione terribile: ogni giorno mi chiedo come sia possibile che due enti dello Stato si rimpallino la responsabilità e io resti nel mezzo, dimenticato», racconta l’ex lavoratore. «Vorrei solo poter vivere con dignità, come ogni pensionato. Non chiedo un favore, chiedo il mio diritto».
All’origine della vicenda ci sarebbero presunte anomalie contributive tra il 2000 e il 2010, periodo in cui il lavoratore era impiegato con contratti a termine prima della stabilizzazione in Poste Italiane a seguito di ricorso. Da allora, secondo quanto riferito dal sindacato, Poste e Inps si attribuirebbero reciprocamente le responsabilità: «la prima non avrebbe regolarizzato la posizione contributiva e il secondo non procede all’erogazione della pensione».
«Non siamo più davanti a un disguido tecnico, ma a una violazione inaccettabile dei diritti di un cittadino», denuncia Giuseppe Manfuso, segretario regionale Uil Poste Puglia. «Un lavoratore che ha già pagato il prezzo del precariato oggi viene punito una seconda volta dall’indifferenza delle istituzioni. Chiediamo a Poste Italiane di risolvere subito le anomalie e all’Inps di attivarsi per riconoscere immediatamente la pensione dovuta».
Il caso, avvenuto a Taranto, viene definito dal sindacato emblematico: «Come Uil Taranto saremo al fianco di questo ex lavoratore finché non riceverà quanto gli spetta», aggiunge il coordinatore territoriale Gennaro Oliva. «Ogni mese senza pensione è un mese rubato alla vita di un uomo che ha servito lo Stato. Ora - conclude - è lo Stato che deve servire lui»
















