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Joker, ecco la risata ribelle

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JOKER di Todd Phillips. Interpreti e personaggi principali: Joaquin Phoenix (Arthur Fleck/Joker), Robert De Niro (Murray Franklin), Zazie Beetz -(Sophie Dumond), Frances Conroy (Penny Fleck). Drammatico - avventura - azione, Stai Uniti, 2019. Durata: 118 minuti

Un’aria da cinema americano anni 1970-80 (Taxi Driver, The Warriors, Qualcuno volò sul nido del cuculo), follia personale e rabbia sociale, ragioni che la ragione non conosce, élites e popolo alle radici dell’odierna inimicizia che produce esiti drammatici in mezzo mondo. E una risata folle che disseppellirà alcuni temi cruciali, forse. È Joker di Todd Phillips, il film Leone d’oro dell’ultima Mostra di Venezia, da oggi nelle sale (ieri a mezzanotte anteprima al Multicinema Galleria di Bari).

La storia è ambientata nella New York / Gotham City del 1981: Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un aspirante cabarettista che sogna un palcoscenico tutto suo per bersagliare politica e morale, un po’ alla maniera della buonanima lisergica di Lenny Bruce, l’autore satirico più irriverente della scena off a stelle e strisce, morto nel 1966 di overdose (come River Phoenix, il fratello maggiore di Joaquin, nel 1993). Ma non v’è chi sia disposto a concedergli credito o spazio in teatro, sicché Arthur è costretto a sbarcare il lunario travestendosi da pagliaccio di strada o «uomo sandwich» per qualche pubblicità. È un drop out, un emarginato, ma anche un freak di quelli raccontati da Leslie Fiedler nel suo classico saggio sui capricci di natura, i nuovi «mostri», i diversi. Infatti Arthur è affetto dallo scoppio di un’irrefrenabile risata quando meno dovrebbe, in situazioni di volta in volta imbarazzanti o pericolose nella città perduta ai margini delle mille luci di New York.

Una sera in metropolitana si ritrova a doversi difendere dall’aggressione da parte di tre «giovani bene», yuppie tracotanti e malefici, che gli saltano addosso dopo aver molestato una ragazza. Sarà il principio di un riscatto che sovverte l’«ordine del discorso» e si inserisce in modo deflagrante nel rapporto tra verità e potere, scandagliato giusto negli anni Settanta dal libro del filosofo francese Michel Foucault. È nato Joker!

Sì, Joker è ben più dell’ennesima incursione nell’universo fantastico DC Comics derivato dalla serie a fumetti di Batman. Il regista Todd Phillips, da ultimo produttore di A Star Is Born diretto da Bradley Cooper che qui ricambia il favore, trasforma Joker in una star involontaria della rivolta sociale a partire da un Io diviso, schizofrenico e violento. Il primo a farne le spese sarà l’anchorman interpretato da Robert De Niro nel ruolo speculare e contrario a quello che rivestì in Re per una notte (The King of Comedy di Martin Scorsese, 1983) dove il conduttore Tv minacciato era Jerry Lewis. Ma in Joker c’è anche una dimensione psicopatologica, un oscuro Edipo all’opera, che riguarda il rapporto del clown con la madre e lo lega per vie insospettabili alla genesi del protagonismo di Batman (non possiamo «spoilerare», come dicono i ragazzi, vedere per credere...).

Infine, in realtà innanzitutto, Joker è Joaquin Phoenix, senza la cui sofferta e magnifica interpretazione questo sarebbe un altro film, assai meno interessante. Dimagrito all’uopo e con i muscoli in vista, Phoenix offre una prova di fragilità e di ferocia, di follia e di sogno che ne fanno il candidato più attendibile all’Oscar per il migliore attore, sempre che Hollywood non si spaventi della sua risata candida e malvagia. Una favola crudele sull’America che spesso trasforma la fantasia in incubo, e viceversa.

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