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IL FUTURO BIANCOROSSO

Bari, la linea dura della Figc: cessione del club entro il 2024

Bari, la linea dura della Figc: cessione del club entro il 2024

Il bari «aggrappato» a Delaurentiis

Le ragioni della Federcalcio sul «caso Delaurentiis»: termine ritenuto «non breve» e in ogni caso congruo a modulare gli investimenti

28 Giugno 2022

Davide Lattanzi

Nessuna apertura: la Figc conferma una linea dura e intransigente sul fronte multiproprietà. La Corte federale d’Appello ha depositato le motivazioni inerenti il no al ricorso presentato lo scorso 15 giugno da Aurelio e Luigi De Laurentiis (in qualità di presidenti di Napoli e Bari) avverso la pronuncia della Figc del 30 settembre 2021 che impone al 30 giugno 2024 lo stop perentorio alle multiproprietà nel calcio italiano. L’esposto presentato dai legali incaricati dalla Filmauro (guidati dal legale Mattia Grassani) ha ripreso e approfondito i punti già presentati in primo grado. Dal dubbio sulla legittimità della pronuncia data l’assenza del consigliere Claudio Lotito alla violazione del principio dell’affidamento incolpevole, poiché al momento dell’acquisizione del Bari, il solo limite sulla multiproprietà era identificato nel divieto di partecipare alla medesima competizione. Limitazione, peraltro, assorbita anche a livello comunitario, poiché precedenti su squadre europee detenute dallo stesso proprietario vietano unicamente la partecipazione alla medesima competizione. Ancora una volta, peraltro, è sottolineata la discrepanza tra l’orientamento del maggio 2021 con cui la Figc vietava le multiproprietà future salvando, però, quelle preesistenti che, invece, di fatto vengono cancellate con la pronuncia di quattro mesi dopo sebbene con un limite temporale posto a quattro anni. Il ricorso rammenta anche i canoni della libera concorrenza, definendo una «ghigliottina» un termine imposto che, inevitabilmente, pone in posizione di enorme svantaggio il proprietario rispetto ad ogni eventuale acquirente. Così come il Bari, in particolare, sarebbe punito in maniera spropositata, con la condanna a perdere l’affiliazione federale, essendo il club iscritto per secondo.

Va sottolineato che, come era già avvenuto in primo grado con il tribunale federale, anche la Corte d’Appello respinge il ricorso richiamando principi generali, senza entrare nel merito di ogni punto esposto dall’atto della Filmauro. Così, si fa riferimento alle possibili storture del sistema delle multiproprietà, rilevando eventuali corsie preferenziali sul calciomercato oppure ricordando che il dovere di perseguire sempre il massimo risultato possibile, senza confini di sorta. E alle recriminazioni su una disciplina che in corsa ha cambiato ratio e disposizioni, si risponde che in realtà si tratta di un campo mai veramente normato in modo organico e proprio per questo bisognoso di un orientamento univoco e chiaro. Così come il termine a giugno 2024 viene puntualmente ritenuto «non breve» e in ogni caso congruo a modulare gli investimenti. La famiglia De Laurentiis pone pure in risalto che la volontà sul Bari non è certo limitarne il percorso, piuttosto avere modo di rinforzare il club in ognuno dei suoi asset per condurlo in serie A e aumentarne il valore, anche nell’ottica di una possibile cessione. Ma anche a questa obiezione la Corte replica che, sebbene tale strategia sia possibile, è maggiormente probabile l’ipotesi che preveda un cammino meno impetuoso, onde evitarne l’alienazione.

Le motivazioni annesse hanno senz’altro irritato la proprietà biancorossa che, pur consapevole delle difficoltà del giudizio federale, avrebbe auspicato maggiore comprensione delle ragioni addotte. Ad ogni modo, è già partito l’assalto al prossimo grado, ovvero il Collegio di Garanzia del Coni che rappresenterà l’ultimo step della giustizia sportiva. Napoli e Bari potranno depositare il ricorso entro i trenta giorni successivi al 22 giugno (giorno in cui sono state consegnate le motivazioni della Corte federale d’Appello): attorno al 22 luglio, quindi, la vicenda approderà al Coni che, però, dovrà poi disporre l’udienza. Non è semplice che il dibattimento avvenga in tempi brevissimi: non è da escludere che si arrivi attorno ai primi di settembre. L’avvocato Grassani ha più volte espresso la totale fiducia di poter risolvere la matassa già all’interno dell’ordinamento sportivo, ricordando come il Collegio di Garanzia più volte abbia assunto determine coraggiose e impopolari che ribaltassero le sentenze federali.

In caso contrario, la battaglia continuerà in sede ordinaria: Tar, Consiglio di Stato e Corte Europea di Lussemburgo le tappe perseguibili. Al contempo, però, si batteranno tutte le piste per mettere il Bari in sicurezza. Il presidente Luigi De Laurentiis in testa non intende affrontare la questione in tempi troppo vicini alle scadenze, né allacciare dialoghi con imprenditori che non siano in grado di assicurare al club biancorosso un futuro radioso.

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