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Diario di chi c'era: la prima volta del Lecce in A

Cronaca e ricordi di Adolfo Maffei con una carrellata di contributi doc

Diario di chi c'era: la prima volta del Lecce in A

È una pura coincidenza che, esattamente nel 113esimo anniversario della fondazione della Società giallorossa, sia uscito un libro che racconta la prima volta della promozione in Serie A. Una cosa che potrebbe essere di buon auspicio per chi crede alla scaramanzia, che nel mondo del pallone è una pratica quasi obbligata, nonché un auspicabile viatico verso un risultato che, appunto, non si deve nominare…
Il libro è di Adolfo Maffei , giornalista di lungo corso, il quale fin dalla premessa ammette candidamente di aver dismesso i panni imposti dalle rigide regole del mestiere, per indossare una casacca sfacciatamente di parte. «Lecce 1985. La prima volta in Serie in A» (Idea Dinamica Editore, 15 euro) è un vero e proprio diario realizzato da «chi c’era», ovvero da quella grande famiglia allargata - società, staff tecnico e sanitario, giocatori, tifosi e stampa - che ha generato l’habitat di quell’impresa. A ciascuno dei singoli protagonisti e testimoni che l’autore ha intercettato è dedicato un capitolo amarcord carico di aneddoti e confidenze che riportano il lettore a quella che era l’essenza del calcio 35 anni fa, mille miglia distante dall’attuale. La parola squadra era prossima al concetto di famiglia, i compagni erano fratelli, l’allenatore un papà. Lo dicono loro.
Mancano alcuni protagonisti, scomparsi prematuramente. Il più importante del quali Franco Iurlano, il vulcanico e indimenticato presidente di quel Lecce, la cui presenza è però costante nell’affettuoso e riconoscente ricordo di tutti. Scorrono nelle pagine, mister Fascetti, il dottor Palaia, capitan Orlandi, i giovanissimi e talentuosi Alberto Di Chiara e Rodolfo Vanoli, i tre difensori di ferro Miceli, Stefano Di Chiara e Rossi, il mediano-diga del centrocampo Giorgio Enzo, il bomber Paiciocco, gli amatissimi «fratelli» dei Ragazzi della Nord Claudio Luperto e Roberto Rizzo. Attraverso la loro voce, Maffei fa rivivere al lettore l’atmosfera quasi «magica» che generò l’energia necessaria per realizzare quell’impresa.

L’autore è tra quelli che c’erano. Non soltanto come cronista delle partite, in casa e fuori casa, per il suo giornale ma come parte integrante del gruppo, per una singolare serie di coincidenze legate alla mania per la scaramanzia del presidente, al punto (clamoroso) di essere autorizzato ad entrare nello spogliatoio: «Maffei porta bene», sentenziò Franco Iurlano, il capitano Orlandi ne prese atto ma pose una condizione al giornalista: «Tu qui sei come un armadietto!». E, come questo, sono decine gli spunti: esilaranti e banali, divertenti e tragici (la morte, l’anno prima, di Lorusso e Pezzella cui, su richiesta dei giocatori, è dedicato il libro). Tutta roba assolutamente inedita, come i nomignoli con cui il compianto massaggiatore Raffaele Smargiassi ribattezzò tutti i ragazzi giallorossi.
Ampio spazio è riservato anche ai tifosi. Il fenomeno della Curva Nord viene raccontato da uno dei fondatori, Nicola Ricci, oggi giornalista e direttore del settimanale free press «Salento in Tasca», ma non mancano i cosiddetti vip che si sobbarcavano il peso delle stesse trasferte degli altri tifosi, sia pure in Mercedes. Per tutti ne parla il tributarista leccese Ennio De Leo. A tutti i colleghi ai quali si è affiancato in quell’anno straordinario, Maffei ha dedicato un capitolo: Umberto Verri, storica firma de «La Gazzetta del Mezzogiorno», Mimmo De Gregorio di Telenorba, Marcello Favale della Rai e Silvia Famularo la quale, qualche anno dopo, diventerà un volto popolarissimo di TeleRama. Il più prestigioso giornalista sportivo leccese, Elio Donno, ha firmato la prefazione, rivelando un clamoroso inedito che riguarda proprio l’autore.
Una piccola perla del libro è il ricordo, a volte toccante, di un bambino che nell’85 aveva dieci anni, di nome Saverio Sticchi Damiani. L’attuale presidente dell’Us Lecce intreccia il passato del tifoso sfegatato al presente del manager oculato, e rivela la sua strategia aziendale, molto prossima ad un progetto sociale per il territorio. Il libro si conclude con una postfazione firmata da Gabriele De Giorgi, firma del quotidiano on line Lecce Prima, il quale il meno di 20 pagine ripercorre le successive promozioni in Serie A del Lecce. Tutte belle ed esaltanti. Ma nessuna come la prima.

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