Mercoledì 27 Marzo 2019 | 00:10

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La «primavera» arriva in cucina

 
Prima iniziativa il 14 aprile
Da sinistra: Donato Taurino presidente di Buonaterra, Maria Teresa Varvaglione presidente Mtv Puglia, Giuseppe Schino presidente La Puglia è servita

2019, anno ad alti livelli per enogastronomia e ristorazione di qualità

 
La qualità trionfa
VERONA - La premiazione  dell’allevatrice  Mariangela Netti di Turi

Quando il latte non è tutto uguale

 

Il Biancorosso

LA PARTITA
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ALIMENTI INNOVATIVI

Il nuovo «oro» rosso in campo è il melograno

Il 70% viene prodotto a Taranto in aziende che hanno investito

Il melograno, simbolo di abbondanza e di longevità e ricco di molteplici proprietà terapeutiche e anti tumorali

Il nuovo «oro» rosso in campo è il melograno

Nuove abitudini alimentari si fanno spazio ogni giorno e, per il fertile Mezzogiorno, si trasformano in nuove opportunità per le imprese agricole. Numerosi esempi stanno germogliando a Taranto che, prima dei recenti decenni dell’acciaio, da millenni si è distinta per i suoi ubertosi giardini di ortaggi e frutta. Una tradizionale abitudine medio orientale è quella delle spremute di melograno appena fatte, ora arrivata anche da noi e presente sempre di più nei bar di tendenza. Di fatto, questo frutto degli orti di famiglia, ora ha assunto un nuovo interesse produttivo trasformandosi in un nuovo oro rosso per i produttori. Il 70% della produzione pugliese viene dalla zona ionica, fa notare Luca Lazzàro presidente della Confagricoltura di Taranto, ed è qui che ha origine il 40% di quella italiana. L’oro rosso, simbolo di abbondanza e di longevità e ricco di molteplici proprietà terapeutiche e antitumorali, ha trovato nel tarantino le condizioni ottimali per sviluppare una coltivazione innovativa, originaria dell’Iran e molto presente in Cina.

In pochi anni gli ettari coltivati sono passati da poche decine a oltre 400, sparsi tra Grottaglie, Castellaneta, Ginosa, Massafra e Fragagnano, attirando l’interesse degli addetti ai lavori e conquistando consistenti fette di un mercato altrimenti terra di conquista del prodotto importato.

«Il lavoro fatto con il melograno – spiega il presidente Lazzàro - la prova che in agricoltura si può innovare in maniera accorta e intelligente». E’ il clima particolarmente favorevole di quest’angolo di Puglia a rendere elevata la resa delle coltivazioni di melograno, soprattutto Acco e Wonderful, varietà impiantate anche in Sicilia (a Marsala, Trapani e Catania), Calabria (a Reggio), Basilicata e Campania. La prima è più precoce, ha una campagna che comincia nella prima decade di settembre e una produttività variabile dalle 25 alle 30 tonnellate per ettaro, mentre la seconda parte a ottobre inoltrato e produce tra 35 e 45 tonnellate per ettaro. Servono 18mila euro per impiantare un ettaro di melograno che va in produzione in tre anni e a regime dal quarto, con un ricavo netto annuo di 10-15mila euro. La chiusura del cerchio è arrivata con un’idea semplice: utilizzare le acque di vegetazione delle olive nella fase di conservazione. Del melograno poi non si butta niente: da buccia e nocciolino si estraggono oli e si usano impiegati in zootecnia per la capacità di migliorare carni e latte.

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