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Brindisi, il Tar dà torto al Comune sull'agriturismo in località Apani. Di Cicco: «Ma il danno economico resta»

Brindisi, il Tar dà torto al Comune sull'agriturismo in località Apani. Di Cicco: «Ma il danno economico resta»

 
fabiana agnello

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fabiana agnello

Brindisi, il Tar dà torto al Comune sull'agriturismo in località Apani. Di Cicco: «Ma il danno economico resta»

L'imprenditore: «Faremo aperitivi sotto le vigne e confetture con i nostri melograni»

Sabato 03 Gennaio 2026, 15:40

Il Tar ha annullato i due provvedimenti con cui il Comune di Brindisi aveva bloccato il progetto di ristrutturazione di un vecchio fabbricato rurale in località Apani, presentato dall’imprenditore Massimiliano Di Cicco. La sentenza impone all’amministrazione un nuovo esame dell’istanza, dopo mesi di preavvisi, sopralluoghi e contrasti tra settori. Per i giudici, la motivazione adottata dal Comune non è coerente con la natura dell’intervento richiesto.

L’archiviazione della pratica paesaggistica e il successivo diniego edilizio si fondavano su alcuni lavori minori eseguiti sull’immobile durante l’istruttoria, ritenuti abusivi. Ma il progetto prevedeva la demolizione integrale del fabbricato e la sua ricostruzione: opere che, osserva il Tar, non incidevano sulla valutazione dell’intervento e non potevano giustificare il mancato esame nel merito. Gli interventi contestati, inoltre, non avevano alterato la consistenza dell’edificio. Accolto il ricorso, il Tar ha invece rigettato la domanda di risarcimento danni per mancanza di prova concreta del pregiudizio.

Di Cicco, però, rivendica le conseguenze economiche del blocco: «Ho chiesto anche i danni, ma non me li hanno concessi. Per me ci sono tutti i presupposti per chiedere un risarcimento per la mancata apertura dell’agriturismo: mi hanno sospeso lavori di edilizia libera sostenendo che servisse l’autorizzazione paesaggistica e ho perso un anno. Avevo già investito in tavoli, sedie, forni, banchi frigo». L’imprenditore racconta il progetto: «Volevamo aprire un’attività semplice, naturale: aperitivi sotto le vigne, confetture fatte con i nostri melograni, ospitalità rurale. Abbiamo 12 ettari coltivati, un agrumeto, vigne, ulivi. È un casolare legittimo, con tre camere. Ho cambiato progetto più volte, ho seguito le prescrizioni, ma ogni volta arrivava un nuovo stop. A un certo punto ho fatto lavori in economia, nel rispetto dell’allegato A. Ora finalmente la sentenza chiarisce che eravamo nel giusto». Di Cicco sottolinea anche il ruolo della politica: «Quest’anno alcuni consiglieri si sono spesi per aiutarci a far comprendere la correttezza della nostra posizione. Ringrazio in particolare Mario Borromeo, che si è prodigato per dare un’interpretazione non repressiva della normativa e sostenere un progetto agricolo sostenibile». Ora il Comune dovrà riesaminare l’istanza «nel rispetto dei principi indicati in motivazione».

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