Come era prevedibile, le dichiarazioni del sindaco Giuseppe Marchionna sull’ipotesi di ampliamento della discarica di contrada Formica per accogliere un volume pari a circa 3 milioni di metri cubi di nuovi rifiuti classificati come “non pericolosi”, in cambio di una ventilata riduzione della Tari, hanno scatenato un ampio dibattito tra il variegato fronte del no. L’ex sindaco Riccardo Rossi chiama il primo cittadino a un confronto col consiglio comunale: “Quest’ampliamento di fatto è una nuova discarica dal punto di vista autorizzativo – afferma -. Cosa fa l’amministrazione? Evita la discussione in consiglio comunale. Si tratta di un impianto privato la cui pubblica utilità va valutata, nonostante un eventuale parere positivo della Regione valga come variante. Ma nessuno si è espresso formalmente, in questa tattica di silenzi che tiene tutto in stallo. E la norma non prevede nuove discariche in aree compromesse, considerato il sito di contrada Autigno”.
Rossi è scettico anche sul taglio della tariffa: “A fronte di un fabbisogno di 29 milioni, gli introiti annui della discarica non saranno certo quelli di 2 milioni di tonnellate in un anno. Quindi, lo sconto sarebbe risibile”. Per l’avvocato Roberto Fusco, consigliere del M5S, ogni ipotesi di nuovi siti o allargamenti è da rispedire al mittente: “Chiederò al sindaco che l’argomento venga portato in conferenza dei capigruppo, perché se ne possa discutere per evitare che sia l’ennesimo argomento rispetto al quale il sindaco non apre mai la discussione, così com’è stato per la vicenda della centrale di Cerano, per il piano regolatore del porto, e da ultimo persino sul piano dei parcheggi. È scandaloso che si metta in collegamento un tema che riguarda la salute dei cittadini con il risparmio sulla Tari: se una cosa è nociva non può essere autorizzata anche se comporta un risparmio di spesa e considerato che un risparmio ancora maggiore si conseguirebbe benissimo aumentando la percentuale della differenziata”.
E Francesco Cannalire, capogruppo consiliare Pd, attacca: “L’ampliamento di una discarica non può essere affrontato come un’operazione contabile, ma come una decisione di rilevanza ambientale e territoriale che incide direttamente sui cittadini, sulla qualità dell’aria e delle falde, e sulla sostenibilità dell’intero sistema di gestione dei rifiuti. Sarebbe dunque auspicabile che l’Amministrazione comunale si esprimesse con trasparenza sul futuro del sito di Autigno, chiarendo quali siano le reali intenzioni per la sua bonifica e gestione”. Compatti anche i sindacati. Bobo Aprile, storico leader dei Cobas, ripete come un mantra: “Bisogna bonificare discarica di contrada Autigno, poi realizzare gli impegni Ager per Brindisi, realizzando impianti di compostaggio e recupero materiali. Inoltre, serve un impegno vero per la raccolta differenziata e la lotta agli abbandoni. Solo così si abbasserà davvero la Tari”.
Tra i sindacati, anche la Uil, per voce del segretario provinciale Fabrizio Caliolo, sposa la linea degli impianti alternativi: “Crediamo che il territorio di Brindisi, per la sua storia industriale e le condizioni che vive da tempo sul tema della gestione dei rifiuti, sia idoneo ad ospitare impianti innovativi per la gestione dei rifiuti come i termovalorizzatori di nuova generazione attraversi i quali i rifiuti a fine vita possono generare energia senza saturare inutilmente impianti di accumulo come le discariche”.















