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Il segretario della Cgil: 'Non mancano soldi in Italia, è che vengono spesi male'

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BRINDISI -  «Bisogna applicare gli accordi e gli impegni che sono stati realizzati. Credo che sia il momento della responsabilità. Mittal non deve fare forzature, ricatti, come ha fatto sulla cassa integrazione. Tra l’altro lo sciopero oggi sta andando molto bene e deve mettersi in testa di discutere, confrontarsi con il sindacato». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a Brindisi per un convegno sulle autonomie.

«Dall’altra parte - ha aggiunto - credo che il Governo non possa chiedere ai nuovi arrivati di avere responsabilità sulle cose che sono state fatte in passato. Da quel punto di vista lì credo che sia necessario confermare un’idea che lega gli investimenti alle responsabilità nel momento in cui gli investimenti sono fatti, realizzati e determinano la possibilità di andare fino in fondo, per avere finalmente un’industria siderurgica di qualità e costruire un rapporto serio tra le tecnologie che si utilizzano, i processi produttivi, in modo che finalmente nessuno debba più morire né dentro la fabbrica, né fuori, per produrre acciaio. Questa possibilità oggi c'è, perché si parla di 4 miliardi di investimenti, credo che il momento della responsabilità sia quello di essere molto diretti sulle cose da fare, sui controlli da fare, sugli impegni reciproci che devono essere assunti».

«Di strumenti ce n'è fin troppi, bisogna cominciare a fare progetti concreti e muoversi. Perché di soldi stanziati, di zone speciali, di Zes, di 'controzes', ne sono state fatte tantissime. Insisto, il punto è che non c'è un programma nazionale, né una regia. Non mancano i soldi nel nostro Paese, è che sono distribuiti male e vengono spesi mali», ha detto il segretario della Cgil, rispondendo a una domanda sugli strumenti a disposizione per il rilancio del Mezzogiorno.  «Il Mezzogiorno non è un problema del Mezzogiorno ma dell’Italia - ha detto - e va rivisto dentro il rilancio dell’Italia e dell’Europa. L’Italia potrebbe svolgere un ruolo molto importante, anche per quello che sta succedendo nel mondo in termini di ridefinizione geografica dei rapporti tra i Paesi. Se ragioniamo in questo modo, per la cultura e il turismo che tutta l’Italia potrebbe vendere e far diventare un elemento di sviluppo, serve che ci sia un coordinamento, una politica nazionale che affronti queste cose». 

DIETRO IL CAPORALATO C'È LA MAFIA - «Oggi il caporalato non è presente solo in agricoltura ma attraverso il sistema degli appalti e dei subappalti, dei finti appalti e delle finte cooperative, noi siamo di fronte al fatto che questo elemento si è diffuso in tutti i settori. Una delle critiche più forti che abbiamo fatto allo sblocca cantieri è proprio questa: si sta ritornando a una logica dell’appalto, del massimo ribasso, addirittura questo significa tornare indietro». Così Maurizio Landini, segretario della Cgil, ha risposto a Brindisi a una domanda sul caporalato. «C'è un’altra questione: dietro al caporalato, ai subappalti, c'è la malavita organizzata - ha proseguito -. Se si vuol fare una battaglia vera contro la malavita organizzata che ormai controlla pezzi interi dell’economia reale, bisogna anche avere il coraggio di fare una battaglia che rimetta al centro il lavoro e affronti anche queste tematiche».  «Quindi per noi - ha proseguito Landini . non è solo un elemento di testimonianza, ma anche il fatto di pensare a un Paese che se si vuole rilanciare deve essere fondato sulla qualità del lavoro e sulla sicurezza vera. La sicurezza non è chiudere i porti, la sicurezza è non morire sul lavoro, e combattere l’illegalità». Per agire contro il caporalato, ha aggiunto, «bisogna applicare fino in fondo quella legge. Bisogna aumentare e investire ad esempio nelle forze che debbono controllare e garantire che questo non avvenga. E poi se si vuole affrontare davvero questa materia, bisogna tornare effettivamente a un collocamento pubblico in modo che diventi chiaro e trasparente come funziona».
«C'è bisogno di intervenire anche sul sistema dei trasporti - ha ricordato -. C'è bisogno che ci sia una cosa corale, complessiva, che viene affrontata e soprattutto bisogna rimettere al centro il lavoro cancellando le tante forme di lavoro precario».

QUESTIONE UNIONE EUROPEA - «Avere evitato l’infrazione credo che sia una cosa positiva, almeno per la nostra gente, perché voleva dire blocchi di miliardi, tagli di spese, avrebbe pesato sulla nostra gente, sui lavoratori, sui precari, sui pensionati. Allo stesso tempo quello significa che i nostri conti non tornano, che le politiche effettuate in questi anni non stanno facendo riprendere lo sviluppo e c'è bisogno adesso di scegliere, di cambiare le politiche sociali che sono state fatte fino ad ora, anche perché c'è la legge di stabilità da fare». Lo ha detto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, rispondendo ai giornalisti a Brindisi sull'infrazione Ue evitata dall’Italia.
«Non c'è l’infrazione oggi - ha aggiunto - perché di fatto il governo ha fatto una manovra correttiva, e quindi ha messo risorse per tornare al 2,04 che era l’impegno che avevano, adesso c'è il problema di che cosa si fa per il 2020 e per il 2021. E’ tutta aperta la discussione. Per noi a questo punto è necessario che si cambi e che cambiare vuol dire definire piani di investimenti seri a partire dal Mezzogiorno, e vuol dire andare a prendere i soldi dove sono, con una vera riforma fiscale, con una vera lotta all’evasione fiscale, e con un ragionamento che affronti ciò che dice la Banca d’Italia. In un Paese dove la ricchezza patrimoniale è diventata quattro volte e mezzo il debito pubblico, e il 50% di questa ricchezza è in mano al 10% delle persone, io credo che bisogna mettere in campo un’azione precisa che vada nella direzione di distribuire questa ricchezza e finalizzarla agli investimenti e al lavoro».

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