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Giustizia

Trani, aula bunker del carcere intitolata ad appuntato ucciso dalla mafia

Trani, aula bunker del carcere intitolata ad appuntato ucciso dalla mafia

Antonio Lorusso fu ammazzato nel 1971 a Palermo

06 Maggio 2022

Nico Aurora

TRANI - «Io chiaramente non ho un ricordo particolare di mio padre, perché avevo poco più di 2 anni quando fu ucciso. Ho vissuto di ricordi, più che altro, e dei valori che ci ha trasmesso nostra madre, legati alla legalità, alla giustizia, al fare il proprio dovere». Così Salvatore Lorusso, figlio di Antonio, l’appuntato del disciolto Corpo degli agenti di custodia che 51 anni fa il 5 maggio 1971 fu ucciso dalla mafia a Palermo insieme con il procuratore Pietro Scaglione, che scortava.

Ieri la nuova aula bunker del carcere di Trani è stata formalmente intitolata ad Antonio Lorusso, e suo figlio è intervenuto insieme con tante autorità e addetti ai lavori per parlare della figura del padre, soprattutto a beneficio dei ragazzi delle scuole superiori della città cui si è specificatamente rivolto: «Bisogna ripartire da voi – ha detto Lorusso - per fare capire l’importanza della cultura della legalità. Da voi che non avete avuto la sfortuna di vivere direttamente quei momenti e quindi dovete fare leva sulla memoria, affinché si possa imparare da quello che è successo e cercare di cambiare sempre in meglio».

L’aula bunker di Trani ha già ospitato numerosi maxi processi fin dagli anni ‘90: Dolmen; Reset; Primavera; Tabula rasa; Eclissi, quest’ultimo contro il clan Strisciuglio di Bari con una sbarra ben 160 imputati. Da ultimo, poi, il processo Pandora contro la criminalità barese, che ha consentito di sperimentare, già prima del covid, l’esecuzione di un maxi processo in videoconferenza, coinvolgendo oltre 26 siti differenti e 90 imputati video collegati, segnando così un record di impiego massimo del sistema multi videoconferenze.

C’erano, fra gli altri, il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, la senatrice Bruna Piarulli, il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Carlo Renoldi, il prefetto, Maurizio Valiante, il presidente del Tribunale, Antonio De Luce, il procuratore di Trani, Renato Nitti, il direttore degli istituti penali, Giuseppe Altomare, il comandante del reparto di Polizia penitenziaria, Felice Nazareno de Pinto. A benedire lapide ed aula, il vescovo Leonardo D’Ascenzo.

«L’aula rappresenta un’attenzione al territorio – ha dichiarato Sisto -, perché una buona giustizia si può esercitare soprattutto in ottime strutture come questa. Il Csm? Se c’è chi dice che questa riforma fa troppo poco e chi invece troppo, allora forse è la riforma giusta. Dobbiamo solo metterci d’accordo sui tempi per l’approvazione».

«Con il recupero di quest’aula diamo dignità a chi opera nei processi – ha detto a sua volta il presidente del Tribunale, Antonio De Luce -, per dare strumenti giusti per realizzare giusti processi».

«Strutture efficienti e belle esteticamente sono il simbolo che si vuole dare al cittadino per le funzioni che si svolgono nei palazzi di giustizia – ha detto il presidente del Foro di Trani, Tullio Bertolino -. È un primo passo, però, perché se l’edificio è importante dal punto di vista simbolico dobbiamo consentire allo stato di essere operativi nel concreto».

«Questa aula bunker è un presidio della legalità all’interno di un altro presidio di legalità come la casa circondariale, dove viene profuso ogni sforzo per garantire sicurezza sociale e affinché le persone possano migliorarsi», ha concluso Altomare.

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