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Parla il prof Vinci

Andria, «L’arsenale in masseria? Sì, è una collezione vera»

Secondo la Procura di Lecce era dell’ex gip di Bari De Benedictis

Altamura, in una masseria scoperto arsenale da guerra con mine anticarro, mitragliatori e bombe a mano

Bari - C’è un «Bren», mitragliatrice leggera che veniva usata dall’esercito inglese durante la Seconda Guerra Mondiale. E poi anche una rarissima mitragliatrice Fiat modello «Villar Perosa», utilizzata nella Grande Guerra. Tutto, tranne che armi da caccia. L’arsenale scoperto nei giorni scorsi dalla Squadra di mobile di Bari in una masseria di Andria e che, secondo la Procura di Lecce era nella disponibilità dell’ex gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, vanta alcuni pezzi da collezione alla media quasi di un'arma per ogni esemplare (pochi i doppioni).

«Siamo di fronte a un vero e proprio museo, ci sarebbe da scrivere un libro», sintetizza il professor Francesco Vinci, direttore del Centro di balistica forense dell’Università degli Studi di Bari. «Dai video disponibili in Rete e dall’elenco delle armi sequestrate posso dire che molte di quelle armi hanno un enorme valore storico. Ritengo che la raccolta non servisse per commettere reati, ma appartenesse a un vero appassionato di armi».

L’arsenale da guerra, lo ricordiamo, è composto da 65 fucili mitragliatori d’assalto (Uzi, kalashnikov, M12, AR15), 33 fucili (tra cui carabine di precisione), 99 pistole, mine anticarro, bombe a mano, circa 300 detonatori e 10 silenziatori per pistole. Il titolare della masseria, finito in carcere per detenzione illegale di armi da guerra e ricettazione, ha raccontato agli investigatori che la dependance in cui sono state trovate e le armi era nella disponibilità di De Benedictis, già in carcere con l’accusa di corruzione in atti giudiziari insieme con il noto penalista barese Giancarlo Chiariello.

Ma tralasciamo per un secondo la vicenda giudiziaria e facciamoci guidare dal prof. Vinci in questo viaggio nello spazio e nel tempo. «Alcune armi sono irreperibili sul mercato. Ritengo siano riconducibili ad un’unica fonte e che si tratti di materiale raccolto nel corso di decenni. L’impressione è che chiunque sia il proprietario, su questo non entro nel merito e non mi interessa, abbia raccolto pazientemente nel tempo un pezzo dopo l’altro. È una splendida collezione che meriterebbe di essere sistemata in un museo».

Le chicche, almeno per gli appassionati del genere, non mancano. «Mi ha molto colpito la presenza di un “Bren”, una mitragliatrice leggera che veniva usata dall’esercito inglese anche durante la Seconda Guerra mondiale, un’arma rarissima. Nell’elenco figurano anche le Mg, mitragliatrici tedesche, sia nella versione originale, sia in quella modificata “42/59” convertita in forma più moderna dall’esercito italiano. Le ho usate anche io quando ho prestato il servizio di leva».

Proseguiamo dunque con il tuffo nel passato. «Un altro pezzo da museo, è rappresentato dalla mitragliatrice Fiat modello Villar Perosa. Due canne, veniva usata con due caricatori inseriti in un calibro 9x19, l’antesignano del parabellum. Veniva montata durante la Prima Guerra Mondiale anche sui primi aerei da combattimento biplani italiani. Aveva un nome particolare, “pernacchia”, perché sparava con due canne così rapidamente che sembrava appunto una pernacchia». In una delle foto che pubblichiamo, l’asso del volo Francesco Baracca posa accanto a un velivolo che montava una “pernacchia”. Nello scatto, è ben visibile, tra l’altro, il cavallino rampante che diventerà il logo della Ferrari, riconosciuto in tutto il mondo.

Passiamo a pistole e bombe. «Mi ha colpito la Mab, davvero molto rara, nel nostro mercato non si trova. Quanto alle bombe, sono ormai inerti, scariche. E anche qui troviamo esemplari unici: non c’è la classica cassetta con sei bombe che è quello che avrebbe potuto impensierire e preoccupare. Lo scopo è certamente il collezionismo. Va visto dal punto di vista dell’appassionato “folle” per le armi, che conserva tutto e che le tiene lì, sapendo che ogni tanto può andare a guardarle».
Altre cose sono meno suggestive, per quanto dobbiamo ricordare che, fascino o non fascino, sempre di armi si tratta.

«Purtroppo poi c’è tutta un’altra serie di cose meno belle come le pistole con le matricole abrase, un’altra grave violazione alla legge 110/1975 dove si parla di armi clandestine (furtive, con matricola limata). Queste non le considero neanche. Capisco le armi da collezione, ma pistole di provenienza questo proprio no: si commettono in questo modo reati molto gravi anche se mi ha colpito una Walther Tph calibro 22». Va detto, in ogni caso, che cancellare una matricola non impedisce di potere risalire a ritroso alla sua provenienza furtiva. «Ci sono le tecniche per recuperare la matricola, noi ce ne occupiamo. Inserendo i dati ritrovati nel cervellone della Polizia, si può poi risalire ad esempio al luogo in cui è stata rubata. Penso sia necessario anche accertare la funzionalità delle armi sequestrate, alcune in ottime condizioni, ma si tratta di un lavoro molto pesante per il quale occorreranno mesi».

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