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CANOSA -L’avrebbe ammazzato per vendicare le percosse e gli schiaffi subiti il 14 luglio. Nonostante i suoi 80 anni, molti dei quali trascorsi in carcere per altri due omicidi, Matteo Di Nunno avrebbe deciso di farsi giustizia da sé uccidendo a pistolettate, sabato scorso, a Canosa di Puglia, il 48enne Giuseppe Caracciolo.

L’80enne canosino è stato sottoposto a fermo per pericolo fuga. Ben presto identificato dai poliziotti del commissariato di Canosa e della squadra mobile della Questura di Bari - le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Trani Maria Isabella Scamarcio – Di Nunno aveva già pronta una valigia e, al momento dell’arrivo della Polizia nella sua abitazione, era intento a caricare buste di indumenti sul suo furgone. Ancor prima avrebbe consegnato l’arma - una pistola a salve, modificata, calibro 380, con ancora un colpo in canna, al figlio Roberto di 48 anni, arrestato per detenzione clandestina di arma e munizioni (è stato sequestrato anche un caricatore con altri 5 proiettili) ed accusato anche di favoreggiamento. Al padre è, invece, contestata l’accusa di omicidio volontario; al momento non è mossa l’aggravante della premeditazione. Matteo Di Nunno avrebbe sparato a Caracciolo - almeno 2 colpi l’hanno attinto allo sterno - mentre il 48enne era alla guida della sua auto nella centralissima Piazza della Repubblica. Ferito al petto, la vittima innestò la retromarcia urtando un’altra macchina in transito, il cui conducente allertò le forze dell’ordine.

A tal proposito il Procuratore della Repubblica di Trani, Renato Nitti, ha lodato «l’atteggiamento collaborativo dei cittadini, che non si sono tirati indietro nel fornire indicazioni per consentire l’identificazione dell’autore del delitto nonostante le indagini avessero già preso una precisa direzione». Altri presenti sul luogo della sparatoria hanno dichiarato d’aver visto un uomo anziano, armato, con una camicia chiara ed un marsupio. «E’ stata una risposta importante ed immediata ma è altrettanto importante dar merito a chi ha avuto senso civico e creduto nella collaborazione con forze di polizia e magistratura».
Nel passato di Matteo Di Nunno (che nel 2011 perse un figlio ammazzato per un delitto passionale) già 2 precedenti omicidi: il primo in Germania nel 1970 al culmine di una rissa; il secondo nel 2001, a Canosa, con vittima Claudio Sansonna, per cui fu condannato dal Tribunale di Trani a 18 anni di reclusione, da poco finiti di scontare. Ma il conto salato pagato con la giustizia non l’avrebbe dissuaso.

Il cerchio sull’omicidio sembra di fatto chiuso, pur nel sostanziale silenzio degli indagati. Gli inquirenti hanno, invece, smentito l’ulteriore presunta sparatoria, punitiva, che sarebbe avvenuta, sempre a Canosa, poche ore dopo il delitto Caracciolo, morto sabato pomeriggio all’ospedale di Andria. 

IL VICE MINISTRO DELL'INTERNO A CANOSA - «La risposta dello stato già c'è stata, in questi giorni ci sono stati dei comitati per l’ordine pubblico e la sicurezza coordinati dal prefetto, la questura ha già dato risposta all’omicidio, ovviamente bisogna anche dare risposta all’attentato che c'è stato al commissariato». Lo ha detto il vice ministro dell’Interno, e capo politico M5S, che oggi è Vito Crimi, a Canosa di Puglia per discutere dei recenti avvenimenti di cronaca, nell’ordine un attentato dinamitardi nell’area destinata a parcheggio del commissariato di polizia e un omicidio avvenuto in piazza sabato sera.

.A chiedere l’intervento di Crimi era stato il sindaco della città, Roberto Morra, del Movimento 5 Stelle, al fine di rafforzare il controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine.
«Siamo qui per manifestare la massima attenzione - ha aggiunto Crimi - e già i dispositivi anche che sono stati messi in atto sono forti, danno il senso dello Stato presente che cerca di dare una risposta ai cittadini». «Questo territorio - ha concluso - non può essere lasciato solo davanti a questi fatti criminosi sicuramente».

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