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LA CITTÀ DELLA DISFIDA

Barletta, no della giunta all'acquisto del primo piano della Cantina

L’edificio trecentesco in via Cialdini all’amministrazione non interessa granché. Costo dell’immobile, 205mila euro

Barletta, no della giunta all'acquisto del primo piano della Cantina

BARLETTA - Barletta sarà pure la «città della Disfida», ma dell’edificio trecentesco in via Cialdini, dove la tradizione colloca la storica «offesa» che fu antefatto dello scontro fra tredici cavalieri italiani e altrettanti francesi del 13 febbraio 1503, all’Amministrazione Cannito non interessa granché. E così venerdì 12 giugno ha approvato una delibera (la numero 106) nella quale rinuncia al diritto di prelazione al quale pure avrebbe diritto. Procediamo con ordine.

IL PROVVEDIMENTO - A una prima lettura della delibera (e anche a una seconda) non è che si comprenda bene che l’oggetto della compravendita in atto sia il primo piano dell’edificio di via Cialdini al cui pianterreno si trova la Cantina della Disfida di proprietà comunale. La delibera (lo stile da «Settimana enigmistica» ormai è ultraconsolidato), infatti, si intitola: «Denuncia di atto di trasferimento a titolo oneroso di unità immobiliare ex articoli 60, 61 e 62 del decreto legislativo 42/04 e successive modificazioni. Atto di indirizzo».

Il decreto legislativo numero 42 del 2004 cui si fa riferimento altro non è che il Codice dei Beni culturali e del paesaggio. In base al quale il Comune, come altri enti territoriali, può esercitare il diritto di prelazione davanti alla compravendita di un immobile di rilevante pregio storico, artistico e architettonico. Nel nostro caso, l’edificio, è sottoposto a vincolo di tutela con provvedimento del 13 maggio 2013. Lo ribadisce il 20 aprile scorso, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Barletta Andria Trani e Foggia in una comunicazione al Comune di Barletta «al fine di consentire a questa Civica Amministrazione di esercitare il diritto di prelazione». Vale a dire: a parità di prezzo offerto dal privato e dal pubblico, la compravendita si effettua con l’acquirente pubblico.

La «denuncia di trasferimento di proprietà a titolo oneroso relativo all’unità immobiliare sita in Barletta in via Cialdini n.3 (allegati no web agli atti d’ufficio)» redatta da un notaio di Barletta è datata 9 aprile 2020. Prezzo della compravendita 205mila euro.

L'UNITÀ IMMOBILIARE - «La suddetta unità immobiliare è composta come segue - si legge semore nella delibera - a) appartamento ubicato al piano primo, con accesso dal civico n. 3 di via E. Cialdini, della consistenza catastale di cinque vani, confinante con detta via, con proprietà Bonelli o loro aventi causa e altro appartamento descritto in appresso, nel catasto fabbricati del Comune di Barletta in giusta ditta e ivi censito al fg. 130, p.lla 172, sub. 8, via E. Cialdini n.13 piano 1, categoria A/3, Classe 1, vani 5, superficie catastale totale mq. 143, rendita catastale euro 309,87». E poi: «Appartamento ubicato al piano primo con accesso dal civico n.3 di via E. Cialdini, della consistenza catastale di tre vani, confinante con l’immobile in precedenza descritto, detta via, con proprietà eredi o aventi causa da Bonelli e con proprietà V. R., nel catasto fabbricati del Comune di Barletta in giusta ditta ed ivi censito al foglio 130 particella 172, sub. 9, via E. Cialdini n.13 piano 1 cat. A/4 classe 2 Vani 3 Superficie catastale totale mq. 53. Rendita catastale € 193,67».

C’è anche un «piccolo locale ad uso deposito ubicato al piano terra all’interno del vano portone del fabbricato, con accesso dal civico n.3 di via E. Cialdini, della consistenza catastale di 8 metri quadrati, confinante con il vano portone da più lati, nel catasto fabbricati del Comune di Barletta in giusta ditta e ivi censito al fg. 130, p.lla 172, sub. 3 via E. Cialdini, n.13 piano T, categoria C/2, classe 7, mq 8, superficie catastale tot. Mq.13, rendita catastale euro 40,08».

Tutti i cespiti (probabilmente in alcuni casi c’è un errore nella trascrizione) si trovano al numero civico 13 di via Cialdini (e non 3), proprio al primo piano dell’edificio in cui si trova la Cantina della Sfida.

L’88enne signora venditrice cede la proprietà dei complessivi 196 metri quadrati (più un piccolo deposito) alla società «L. srl», di cui non si sa molto, ma di cui i soliti bene informati a Palazzo di Città dicono voglia realizzzare un bed & breakfast e sia vicina all’assessore alle Politiche per la sicurezza e mobilità, dello sport per tutti e giovanili, Michele Lasala. Il quale, come la collega assessora alla Cultura, Graziana Carbone, il 12 giugno non ha firmato la delibera di rinuncia alla prelazione perché assente in Giunta. Nel caso di Lasala, l’assenza serviva ad evitare eventuali conflitti di interesse?

LA RINUNCIA - Sia come sia, nell’atto comunale di rinuncia alla possibilità di acquisto si legge ancora: «Rilevata la necessità di formulare apposito indirizzo politico al Servizio Demanio e Patrimonio di questo Ente, in merito alla presenza o meno d'interesse all’acquisto del predetto immobile e quindi ad esercitare eventualmente l’opzione di acquisto, ai fini della conclusione del procedimento; considerato che l'acquisto di un immobile da iscrivere al patrimonio comunale debba rispondere ad esigenze di interesse pubblico non ravvisabili negli atti di indirizzo e programmazione adottati ad oggi dal Consiglio Comunale per il caso in parola» e constatato poi «che non vi sono somme stanziate in bilancio per procedere all’acquisto dell'unità immobiliare di cui trattasi», tutto ciò premesso il sindaco Cosimo Cannito, il vicesindaco Marcello Lanotte, e gli assessori Lucia Ricatti, Ruggiero Passero, Gennaro Calabrese, Gennaro Cefola, Maria Anna Salvemini e Rosa Tupputi hanno così concluso: «Non sussistono interessi di questa Civica Amministrazione all’acquisto dell'unità immobiliare ubicata in Barletta alla via E. Cialdini». E nel contempo hanno dato «mandato al dirigente del Settore Demanio e Patrimonio di concludere il procedimento con esito negativo».

E pensare che continuano a chiamarla «Barletta Città della Disfida». Sulla carta intestata. al massimo. E poco più.

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