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Agricoltura

Canosa nel segno della «baby gold»: la percoca di Loconia

La «tipicità territoriale» di questo frutto nasce negli anni Settanta

Canosa nel segno della «baby gold»: la percoca di Loconia

CANOSA DI PUGLIA - La «baby gold», o meglio, la «percoca di Loconia» attendeva da anni un riconoscimento. Ora il frutto tipico di Loconia viene fregiato dall’entrata - a buona ragione - nell’elenco dei “Prodotti Agroalimentari Tradizionali”. Il Ministero delle Politiche Agricole, pubblicando la diciannovesima revisione dell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali ha ufficializzato l’inserimento della «Percoca di Loconia» nell’elenco dei «Prodotti Agroalimentari Tradizionali» della Regione Puglia. In questo elenco particolare, indicato con l’acronimo «PAT», finiscono i prodotti agroalimentari caratteristici di un territorio e che, alla luce di una produzione tradizionale locale, consolidata e costante, meritano di trovare una valorizzazione sul mercato. E la percoca di Loconia ha dimostrato di avere le carte in regola per farvi parte.

Ma come «nasce» la tradizione della percoca a Loconia? Dopo una una prima timida apparizione, agli inizi degli anni Settanta, tra gli uliveti ed i vigneti della zona di Canosa, ed in particolare di Loconia, la percoca ha man mano conquistato il suo prestigio fino alla sua affermazione e alla conquista dei mercati dell'ortofrutta del settentrione, in un primo momento piuttosto scettici.
La strada che la percoca di Loconia (al secolo la «baby gold») ha percorso nei ultimi decenni è stata davvero tanta.
La percoca «baby gold» di Loconia è diventata tradizione e specificità del territorio grazie allo sforzo che alcuni pionieri dell'agricoltura hanno compiuto almeno una quarantina di anni fa, quando per la prima volta a Loconia appare la percoca, “ibrido” prodotto, secoli prima, dall’incrocio tra il pesco e l'albicocco.
È il 1970 quando arriva a Loconia, la varietà «baby gold», ritirata dall'Agriofanto, società del Gruppo Finam, finanziata dalla Cassa del Mezzogiorno, e di cui facevano parte anche due grosse aziende agroalimentari dell'epoca: la Frigodaunia di Foggia e la Alco di Bari, divenuta poi Alco-Palmera.
Le prime piante arrivavano da una rinomata azienda ferrarese, la «Zanzi Vivai», che ne aveva curato l'importazione qualche anno prima, nel 1968/69. La varietà era stata sperimentata negli Stati Uniti, nella stazione di ricerca dell'Università di Rutgers, New Brunswick, nel New Jersey.

«Una varietà che si segnalava tra le nuove possibili produzioni agricole alternative - raccontava l'agronomo Giovanni Zanzi, che seguiva, insieme ai fratelli, l'azienda di famiglia - a portarla in Italia fu il fondatore della Zanzi Vivai, Luigi Zanzi, che già a quei tempi cercava in tutto il mondo, soprattutto in America, le innovazioni da proporre al mondo agricolo». Le percoche prodotte hanno subito rivelato caratteristiche che, in zone come quella di Loconia, si sono state addirittura esaltate: la qualità del frutto, il sapore, la consistenza e il contenuto in zuccheri.
Le percoche risultano subito così diverse dalle loro «sorelline» pesche dalle quali si distinguono essenzialmente per la consistenza della polpa: durante la cottura, la polpa delle pesche si liquefa, quella delle percoche rimane compatta. Questa caratteristica infatti le fa preferire alle pesche nella preparazione della frutta sciroppata. Le percoche, inoltre, presentano altre caratteristiche interessanti: una fioritura ed una maturazione più tardiva e diversificata (distribuita in circa due-tre mesi), un nocciolo più duro e non soggetto a spaccature, ed una polpa senza venature.
I primi innesti della percoca «baby gold», effettuati su arbusti selvatici tipici delle pesche, cominciano a dare risultati soddisfacenti in termini di produzione. Il clima, soprattutto il sole ed il terreno fertile favoriscono lo sviluppo e la tipicizzazione della «baby gold» di Loconia. Già dopo i primi due/tre anni venivano prodotte percoche molto gustose, dalla polpa colorita e consistente, ma soprattutto di grandezza considerevole e con un contenuto zuccherino elevato, al punto che i tecnici della Valfrutta, principale "cliente" della Agriofanto raccontavano che le percoche erano fuori della taratura delle loro attrezzature, al punto che avrebbero dovuto cambiare i macchinari per poter utilizzare nell'industria quelle percoche. Un «problema» subito superato.

Le percoche così dolci e consistenti nella polpa, finirono per servire soprattutto nella produzione di macedonie: venivano trasformate in cubetti che andavano ad insaporire in modo egregio le miscele di frutta. Quella che poteva apparire una difficoltà invece che far desistere l'azienda dall'acquisto fece incrementare l'acquisto in quanto la stessa azienda rivendeva le percoche al mercato del "fresco". Le percoche che giungevano danneggiate dal trasporto, poi, venivano tranquillamente utilizzate nella produzione delle marmellate.

Sulle percoche di Loconia pongono quindi gli occhi (e soprattutto i primi contratti) le aziende dell'industria della trasformazione (dalla Valfrutta alla Zuegg) e i primi grossi contratti si registrano già nel 1975 quando la produzione era già notevole.
Alla prima fase, legata soprattutto all’Agriofanto, segue quella della continua espansione: man mano altri appezzamenti vengono trasformati, soprattutto su iniziativa quelli di grosse aziende. Prende il via una fase di forte espansione segnata man mano sempre più dalla presenza di percoche a Loconia che, in poco più di quarant’anni, «realizzano» una vera e propria «varietà tipica». Intanto la percoca cresce: è sempre più grande (in alcuni casi vicina a mezzo chilo) ed ha un aspetto che fa impallidire non solo la «sorella pesca», ma anche le stesse percoche prodotte in altre parti d'Italia. Da «brutto anatroccolo», poco desiderato nei mercati della frutta fresca, quasi snobbato a favore della pesca, oggi finalmente la percoca è diventata un frutto apprezzato dal mercato , crescita suggellata dal marchio di prodotto agroalimenatre tipico della terra di Puglia.

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