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Il lungomare di Bari cerca
una zattera di salvataggio

Tutti i dubbi del concorso-flash

di NICOLA SIGNORILE

Oci sono, o ci fanno. E così nemmeno l’ultimo concorso internazionale di architettura lanciato dal Comune sfuggirà alla «maledizione barese». Non appena pubblicato il bando per la «Riqualificazione del waterfront della città vecchia», già risuonano le proteste. In primo luogo per i tempi ristrettissimi concessi ai partecipanti: poco più di un mese, essendo fissata alle 12 del prossimo 20 febbraio la scadenza inderogabile per la consegna degli elaborati. Tempi angusti, soprattutto considerando tutto quel che viene prescritto, pur trattandosi di un concorso di idee: quattro tavole formato A1, una relazione illustrativa e tecnica, uno studio di prefattibilità ambientale e analisi costi-benefici. Insomma, richieste da progetto «preliminare avanzato» se non da «definitivo».

Non sarà troppo impegnativo per l’amministrazione comunale dissipare il sospetto che contenuti e tempi del bando di concorso siano stati confezionati su misura per qualche progettista che nell’attesa si era già portato avanti con il lavoro. Tuttavia, altri interrogativi suscita la lettura dei documenti concorsuali, interrogativi che meritano riflessioni non distratte. Primo: la coerenza con la politica di pianificazione urbana; secondo: la composizione della giuria; terzo: la partecipazione.

L’area di concorso si estende da S. Scolastica a «‘nderre a la lanze», comprendendo i moli Sant’Antonio e S. Nicola, cioè il porto vecchio. Si tratta di progettare opere e funzioni nuove dello spazio pubblico, tra terra e mare, «servizi per la residenza, il commercio, la produzione e il tempo libero», oltre che «greening urbano, tecnologie Ict e arte pubblica». Tutto per una spesa complessiva non superiore ai 7 milioni e 900mila euro.

Par di capire che il concorso sia proprio quello annunciato dal sindaco Decaro dopo la presentazione del progetto commissionato dagli industriali dell’edilizia (Ance), prodotto dall’Inarch Puglia e offerto gratuitamente al Comune. Il dono - che prospettava di allargare il lungomare con zatteroni e piscine - suscitò qualche polemica: alcuni architetti protestarono, l’Inarch spiegò che si trattava solo di uno studio di fattibilità e tuttavia l’Ordine dei ingegneri si rivolse addirittura al Tar (il ricorso è stato ritirato pochi giorni fa). È curioso, ma di questo «studio» non c’è traccia nei documenti del bando di concorso, dove invece (al netto delle incertezze linguistiche) di afferma che «l’amministrazione comunale ha sviluppato una visione del proprio waterfront (...) attraverso l’esplorazione delle opportunità di valorizzazione urbanistica offerte da alcuni punti salienti della linea di costa». Quando si dice l’ingratitudine!

Ma veniamo agli interrogativi. Primo: l’urbanistica e l’invasione di campo. Il bando richiede addirittura un «masterplan» (pag. 13 del documento preliminare di indirizzo) il cui obiettivo sarà «la ridefinizione delle relazioni urbanistiche tra il centro consolidato, costituito dai quartieri S. Nicola e Murat con il mare». In realtà, l’ambito di concorso si spinge a comprendere anche Madonnella e un brano del Libertà. Cerchiamo di capire: mentre si attende la bozza definitiva del Pug (il nuovo piano regolatore generale) e mentre si attende l’aggiornamento del Piano particolareggiato di Bari vecchia, l’amministrazione comunale si appresta ad appaltare all’esterno, tramite un concorso d’idee, la pianificazione urbanistica di una porzione consistente della città. E lo fa affidando la gestione del concorso alla ripartizione ai Lavori pubblici (il Rup è l’architetto Gaetano Murgolo) laddove sarebbe naturale che ad occuparsene fosse la ripartizione urbanistica.

Secondo: la scelta del vincitore del concorso è demandata ad una giuria a cinque i cui componenti, a parte il presidente nominato dal Comune, non saranno scelti ma estratti a sorte tra i nominativi indicati dagli ordini degli architetti e degli ingegneri, dalla Sovrintendenza e dalle università del territorio.

Terzo: a contraddire questo oggettivo abdicare dell’azione politica pubblica, il bando chiede ai concorrenti di descrivere nel progetto «la strategia di comunicazione e il processo partecipativo durante la realizzazione». Dimostrando ancora una volta che per il Comune di Bari la partecipazione non deve avvenire prima della progettazione ma dopo, con l’obiettivo di convincere i cittadini della bontà di quel che è già stato deciso. Non ricerca della conoscenza e dei bisogni, ma réclame, marketing, roba così. La costruzione del consenso. Chi si intende di queste cose, ha una parola per indicare la partecipazione di facciata: «Tokenismo».

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