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Bari, «l’ospedale in Fiera funziona, non deve essere smantellato»

Bari,  «l’ospedale in  Fiera funziona,  non deve essere smantellato»

Mario Lerario

Parla Mario Lerario, il capo della Protezione Civile

20 Giugno 2021

Carmela Formicola Massimiliano Scagliarini

Bari - Una domanda su tutte: ma l’emergenza  è finita? Il virus ha smesso di mordere? Dal primo agosto torniamo alla normalità, bruciamo le mascherine e chiudiamo tutti gli ospedali Covid? Già, gli ospedali e uno su tutti: quello allestito nei padiglioni della Fiera del Levante, in 45 giorni, in pieno tunnel della paura, quello costato 25 milioni di euro, a fronte di un'ipotesi iniziale di circa 9 milioni di spesa, quello che, con la dichiarazione ufficiale dell'emergenza finita, diventerà automaticamente abusivo. Almeno secondo il Comune di Bari che ha scritto a chiare lettere alla Regione: preparatevi a smontare tutto. 

Inevitabile il profluvio di reazioni che si consuma in questi giorni: ma perché chiudete un presidio d'eccellenza che ha permesso di salvare vite umane e decongestionare le Terapie intensive degli altri ospedali? Di contro: ma perché avete speso 25 milioni di euro per una cosa che sarebbe scaduta così presto?

Mario Lerario, 48 anni, è il dirigente della Protezione Civile della Regione Puglia. L’ospedale in Fiera lo ha visto nascere  attimo per attimo  e oggi non esita a definirlo il «nuovo modello di gestione di una struttura sanitaria. Il concetto di quell'ospedale è il futuro. È stata la risposta forte del presidente Emiliano a un'emergenza inaudita, una stagione imprevista che aveva bisogno di risposte immediate». Emergenza, oltre tutto, che trova lo stesso Lerario molto, molto scettico: «Finita? il 31 luglio? Ma davvero qualcuno ci crede?». Pessimista o realista che sia il capo della Protezione civile, da più parti in Italia prende piede il fondato timore che dalla lunga notte non si riemerga prima del 2022. E comunque, al di là di ogni previsione, permane a Bari il nodo burocratico della chiusura dell'ospedale in Fiera. Il Comune è stato fin troppo chiaro: quella struttura è stata tirata su grazie alle deroghe dell’emergenza, un attimo dopo diventa abusiva con tutto ciò che ne consegue.

C'è chi, dietro questa improvvisa disputa sulla chiusura, legge in controluce un problema di dialogo (chiamiamolo così) tra Comune di Bari e Regione Puglia, cioè tra Decaro e Emiliano, i vecchi amici che però ogni tanto litigano «Non so, sinceramente non è un tema che mi riguarda  - commenta Lerario - Io so soltanto che la Protezione Civile non è quell'organizzazione che dà la pacca sulla spalla o distribuisce la bottiglietta d'acqua alla visita del Papa, è quel sistema che previene i rischi e gestisce le emergenze, spende soldi nelle emergenze, salva le vite...  per salvare le vite bisogna assumersi responsabilità, ed è quel che è stato fatto per la creazione in tempi record dell'ospedale in Fiera». E le autorizzazioni urbanistiche? Che non ci sono perché sono state bypassate dall'emergenza? «Posto che la norma, la regola e la burocrazia dovrebbero passare in secondo piano dinanzi alla vita e alla morte - ragiona Lerario non senza emozione - non credo che non ci si possa sedere attorno a un tavolo e individuare una soluzione. Se non può essere il Comune a risolvere il problema sarà il Parlamento. Certo troverei incredibile smantellare un'opera che rappresenta una visione nuova di salute e assistenza. Anche Figliuolo è rimasto colpito da quel che abbiamo fatto».

Qualcuno sostiene che il Comune di Bari avrebbe dovuto mettere la pregiudiziale sull'opera molto prima, all'atto della sua progettazione, qualcun altro sostiene che tutti sapevano che l'ospedale in Fiera stava nascendo con un vizio macroscopico. Lerario non arretra di un passo: «Tutto quello che abbiamo fatto è stato ispirato all'interesse dei cittadini e al bene collettivo. In questi mesi ho visto tutti gli operatori sanitari impegnati in un'esperienza umana che né loro né io dimenticheremo mai».

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