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Il caso

Corruzione, arrestati gip di Bari De Benedictis e avvocato penalista

Corruzione, arrestato gip di Bari Giuseppe De Benedictis e avvocato penalista

Entrambi sono accusati di aver stretto un accordo corruttivo in base al quale il giudice avrebbe emesso provvedimenti di scarcerazione in favore degli assistiti dell’avvocato Chiariello

24 Aprile 2021

Redazione online

Il gip del Tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, e l’avvocato penalista barese Giancarlo Chiariello, sono stati arrestati dai carabinieri e condotti in carcere, su disposizione del gip di Lecce che ha accolto le richieste cautelari della Dda. Il gip che ha firmato l'ordinanza è Giulia Proto, la richiesta è stata fatta dai due sostituti procuratori Roberta Licci e Alessandro Prontera che hanno coordinato le indagini. De Benedictis e Chiariello sono accusati di aver stretto un accordo corruttivo in base al quale il giudice avrebbe emesso provvedimenti di scarcerazione in favore degli assistiti dell’avvocato. De Benedictis nei giorni scorsi ha presentato richiesta di dimissioni dalla magistratura. L'ordinanza viene notificata in queste ore ad alcuni noti esponenti della criminalità organizzata, già detenuti. In corso anche perquisizioni nei confronti di molte persone indagate nel procedimento.

In cambio di somme di denaro in contante, consegnate anche all’ingresso di un bar nelle vicinanze del nuovo Palazzo di Giustizia di Bari, il gip avrebbe emesso provvedimenti favorevoli agli assistiti dell’avvocato. I soggetti beneficiati, in gran parte appartenenti a famiglie mafiose o legate alla criminalità organizzata barese, foggiana e garganica, potendo contare sullo sperimentato accordo corruttivo tra il giudice e l’avvocato, (circostanza peraltro nota da tempo nell’ambiente criminale per come riferito dai collaboratori di giustizia), in cambio della corresponsione di somme di denaro, sarebbero riusciti ad ottenere provvedimenti di concessione di arresti domiciliari o rimissione in libertà, pur essendo sottoposti a misura cautelare in carcere per reati anche associativi di estrema gravità.

SEIMILA EURO PER I DOMICILIARI A UN ESPONENTE DEL CLAN - Nel corso delle indagini, sono state registrate conversazioni in cui De Benedictis e Chiariello discutono sulle strategie migliori affinché il giudice potesse motivare i provvedimenti più favorevoli ai clienti del penalista. In un'occasione i carabinieri hanno registrato il conteggio del denaro in contanti consegnato al gip e ancora il dialogo sugli importi da imputare alla corruzione. Le conversazioni sono state intercettate sia all’interno dell’ufficio del gip, sia nell’ascensore del palazzo dove Chiariello abita.
I carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari, il 9 aprile scorso, hanno intuito dell'imminente incontro tra i due indagati attraverso alcuni messaggi in codice scambiati tra i collaboratori dello studio Chiariello. Il 9 aprile dunque De Benedictis avrebbe raggiunto l'abitazione del legale per riscuotere il compenso dopo la concessione degli arresti domiciliari in favore di Antonio Ippedico, arrestato per associazione mafiosa.

(la mazzetta sequestrata nell'ufficio del gip De Benedictis il 9 aprile)

I militari hanno seguito De Benedictis dopo l'incontro con Chiariello, avvenuto alle 8 del mattino del 9 aprile scorso. Dallo studio legale del penalista, in via Sparano, nel cuore di Bari, il gip è stato seguito fin nel suo ufficio di via Dioguardi. Qui, ripreso dalle microcamere, è stato filmato mentre tirava fuori una busta piena di banconote dal giubbotto e la riponeva nelle tasche dei pantaloni. A questo punto i carabinieri sono intervenuti per eseguire un decreto di perquisizione già emesso dalla Procura della Repubblica di Lecce. Seimila euro la somma in contante sequestrata nella disponibilità di De Benedictis.

La perquisizione è stata estesa anche all’abitazione del magistrato dove, nascoste in alcune prese per derivazioni elettriche, sono state sequestrate numerose mazzette di denaro per importi variabili tra 2.000 e 16.000 euro (per un totale di circa 60.000), ritenute frutto della corruzione. Durante le perquisizioni di questa mattina, nell'abitazione del figlio di Chiariello, Alberto, i carabinieri hanno trovato circa 1 milione e 200mila euro in contanti nascosti in tre zainetti nascosti all’interno di un divano e di un armadio.

L'inchiesta della Procura di Lecce è destinata a far rumore: nel fascicolo sono infatti confluiti particolari tali da ipotizzare che altri indagati siano coinvolti, non solo sul fronte dell'ipotesi di corruzione, ma anche per la rivelazione di segreti d’ufficio. Sarebbero infatti state acquisite e divulgate, illecitamente, notizie custodite in banche dati riservate, relative a dichiarazioni di collaboratori di giustizia ancora segrete.

«Ho speso trentamila euro e mi sono comprato il giudice a Bari». E’ lo stralcio di una conversazione intercettata nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Lecce che ha portato oggi all’arresto del gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, dell’avvocato penalista barese Giancarlo Chiariello e del pregiudicato Danilo Pietro Della Malva di Vieste. A parlare è il pregiudicato. La conversazione risale al 16 giugno 2020. Della Malva, difeso dall’avvocato Chiariello, aveva ottenuto da poco dal gip De Benedictis la scarcerazione, con concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
Era tornato a casa dal carcere di Rebibbia il 24 aprile e una sera, parlando con la moglie sulla veranda, «commentava senza alcuna cripticità il mercimonio per la sua scarcerazione» si legge negli atti. «Dapprima - ricostruiscono gli inquirenti - si vantava di essere uscito dal carcere dopo appena tra mesi e, alla reazione ironica della moglie che, ridendo, esordiva con un commento «grazie» come a voler dire «sappiamo bene il perché», Della Malva diceva: «però aspetta, ho speso trentamila euro e mi sono comprato il giudice a Bari"».
Secondo gli inquirenti della Dda, il denaro sarebbe stato consegnato al giudice tramite l’avvocato. Le indagini hanno infatti documentato che il 18 marzo 2020, 7 giorni dopo il provvedimento con il quale il gip aveva disposto la scarcerazione, il gps dell’auto del magistrato ne segnalava la presenza a casa del legale.

TUTTI I NOMI DEGLI INDAGATI (di Giovanni Longo e Massimiliano Scagliarini) - In carcere sono finiti Giuseppe De Benedictis, 59 anni, di Molfetta, giudice del Tribunale di Bari, Giancarlo Chiariello, 69 anni, nato a Campobasso, residente a Bari, avvocato, Danilo Pietro Della Malva detto «Meticcio», 24 anni, di Vieste, ritenuto sodale del clan Notarangelo. Indagati anche Alberto Chiariello, 29 anni, e Marianna Casadibari, 45 anni, collaboratori dello studio Chiariello, e l’altro avvocato Paolo D’Ambrosio, 51 anni, di Foggia, e Nicola Soriano, 59 anni, di Bari, appuntato dei carabinieri in servizio nella Procura di Bari. Ci sono poi Roberto Dello Russo, 41 anni di Terlizzi detto «il malandrino», Matteo Della Malva, 49 anni di Vieste e Valeria Gala, 25 anni di San Giovanni Rotondo (rispettivamente zio e compagna di Della Malva), l’avvocato Pio Michele Gianquitto, 42 anni di Foggia, Antonio Ippedico, 49 anni di Foggia, gli ultimi tre ritenuti appartenenti o comunque contigui al clan Sinesi-Francavilla.
Le accuse, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, sono di concorso in corruzione in atti giudiziari con l’aggravante di aver agevolato l’attività di un clan mafioso e rivelazione di segreto d’ufficio.  

L’avvocato Chiariello e il gip De Benedictis avevano saputo di essere sotto indagine dopo un accesso abusivo ai registri della Procura effettuato il 3 marzo dal carabiniere Vito Nicola Soriano. L’appuntato – secondo la Procura di Lecce, avrebbe contribuito a svelare «il contenuto di dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia – e tra questi il collaboratore Oreste Michele – aventi valenza accusatoria nei confronti di Chiariello e potenzialmente coinvolgenti lo stesso De Benedictis», cui il carabiniere «rappresentava che “stanno appresso a noi” riportando l’origine delle indagini avviate alle dichiarazioni dei “pentiti” e procurando una copia delle dichiarazioni rese dal collaboratore Oreste che consegnava sia a Chiariello che a De Benedictis e fornendo informazioni anche sul p.m. titolare del procedimento ottenendo in cambio dal De Benedictis l’impegno ad occuparsi della vicenda giudiziaria riguardante il cugino di Santoruvo Giovanni, suo amico (di cui esibiva al giudice atti del procedimento) da gestire in termini favorevoli alla sua posizione».

Il verbale da cui è partita l’inchiesta porta la data del 12 febbraio 2020 e riguarda il pentito Domenico Milella, esponente di vertice del clan Palermiti di Bari che ha parlato con il pm della Dda di Bari D’Agostino: «Però c'è un dato di fatto sul Giudice De Benedictis. Già degli anni... sto parlando già di otto, nove anni fa, forse anche di più, si diceva... io ero nei primi blitz, non ero niente ancora, ero un ragazzino, diciamo un ragazzino, e già sapevo che il Giudice De Benedictis prendeva delle mazzette da...non so come gli arrivavano, questo non lo potrò dire, però tramite Cosimo Fortunato per i Palermiti». Da chi le prendeva? «Tramite quell'avvocato di Altamura, un certo Siani, che ora è morto, io so tramite quello arrivavano. Comunque, dottore, parecchi avvocati arrivavano direttamente a questo giudice De Benedictis. E’ una voce che c’era, c’è e ci sarà sempre... Già dall'epoca certi avvocati che stavano già da prima... ora c'è questa generazione, ma già da prima era un... un giudice che si diceva che prendeva le mazzette, dai, diciamola tutta. Però io non posso dire. "Ho visto con gli occhi miei"». Milella ha poi raccontato un episodio risalente al 2007: a dire del pentito il boss Palermiti o il figlio avrebbero pagato per ottenere la concessione dei domiciliari.

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