Giovedì 29 Settembre 2022 | 23:29

In Puglia e Basilicata

La crisi

Bari, vertenza ex Om in alto mare. A casa 200 ricercatori

vertenza Om carrelli

Nulla di fatto dopo l'ennesima riuniuone. Non si sa nulla sulla mobilità in deroga. I lavoratori: «Una sceneggiata»

09 Febbraio 2020

Rita Schena

BARI - «Un'altra messinscena». Non hanno dubbi i lavoratori ex Om Carrelli all'uscita dalla ennesima riunione in task force regionale per cercare di trovare una soluzione ad una vertenza che si trascina da nove anni. In Regione l'altro giorno oltre alle rappresentanze sindacali, anche il vicesindaco Eugenio Di Sciascio e il referente di Porta Futuro, Franco Lacarra.
«Si doveva fare il punto per capire le necessità formative e avviare politiche attive di sostegno a quanti di noi lavoreranno in Selectika e quanti invece dovranno essere reimpiegati altrove, ma è stata solo una sceneggiata - dicono i lavoratori -. Chi parlava sembrava si fosse preparato il discorsetto giusto un paio di giorni prima, per darci un accontentino, alzare un po’ di polvere. Invece qui nessuno ha l'anello al naso, di parole ne abbiamo ascoltate tante, sono i fatti che latitano».
Dopo nove anni si è ancora in alto mare: non si sa nulla sulla mobilità in deroga promessa per il 2019, a che punto siano le autorizzazioni chieste da Selectika per poter avviare il cantiere nello stabilimento, come riqualificare i 156 lavoratori. A metà tra una palude e il Triangolo delle Bermude.

«Per la mobilità chiediamo l'intervento del presidente Emiliano – spiegano i sindacati -, come quando salì a Torino dalla curatrice fallimentare della Tua e riuscì a sbloccare la situazione. Purtroppo si è creato un rimpallo tra Inps nazionale e Ministero del Lavoro, non riusciamo a sapere in quale ufficio si sia arenata la circolare che garantiva la misura di sostegno e forse solo un intervento di Emiliano può risolvere la questione».

Ma la mobilità è solo uno degli aspetti critici della vicenda, probabilmente il meno importante al momento per gli ex dipendenti. «Noi combattiamo per avere il lavoro. Non per un sussidio che è sì una boccata di ossigeno, ma non risolve il problema. In tutti questi anni non siamo riusciti a scrollarci di dosso questa etichetta, è come se ci avessero marchiato a fuoco. Sembra una specie di maledizione. Ma veramente credono che siamo una manica di parassiti che vogliamo solo essere mantenuti? Abbiamo provato a cercare altro, ma come le aziende sentivano “Om Carrelli” tutti facevano un passo in dietro. Ci trattano da appestati».

Questa vertenza è probabilmente la situazione di crisi più lunga che si sia mai vista in Italia. Negli anni, non riuscendo a trovare soluzioni definitive si è continuato a mettere toppe su toppe e si sono create situazioni così strane e nuove che le stesse norme non prevedono. Una storia così ingarbugliata che è difficile trovare il bandolo della matassa, peccato che al centro, stritolati da giochi di ogni tipo, siano rimasti oltre 150 lavoratori e le loro famiglie.
«Ogni volta che si avvicina un periodo di elezioni c'è chi tra noi spera – spiega con un sorriso amaro un ex operaio -, un tempo erano i momenti più proficui per ottenere qualcosa. Ma in questi nove anni abbiamo visto elezioni di ogni tipo e senza alcun risultato».
«L'altro giorno in task force abbiamo sentito proposte tipo “autoimprenditorialità” o “progetti formativi sperimentali”, ma ci rendiamo conto? Non siamo mica ragazzini con cui giocare. A Porta Futuro abbiamo inviato tre volte i nostri curriculum senza alcuna risposta. Come se non conoscessimo la situazione industriale e del mercato del lavoro barese».
«È chiaro che manca completamente la voglia di risolvere la questione. Se la nostra situazione è eccezionale che si stabilisca un percorso speciale. È necessario sedersi attorno ad un tavolo con la volontà di farlo. E questo riguarda anche Selectika: l'azienda ha presentato richiesta per le autorizzazioni, la legge prevede 180 giorni per l'iter, ma è necessario arrivare per forza al 180mo giorno? Non si può sveltire il tutto? Ne va della nostra vita».

Dare le autorizzazioni a Selectika significa mettere l’azienda nelle possibilità di avviare il cantiere per ristrutturare il capannone, montare l’impianto e avviare la produzione. Anche un paio di mesi prima può fare la differenza per i 128 lavoratori che saranno impiegati.
«Ho la ruggine addosso, forse è anche per questo che non sono disposto a subire lezioncine da nessuno – alza un po' la voce un lavoratore -. Tutti a dire “non è mia competenza, questo riguarda altri” e nessuno prende decisioni. In Cina costruiscono un ospedale in dieci giorni e qui in nove anni abbiamo visto di tutto, errori su errori, leggerezze, incapacità, senza che nessuno si sia mai assunto responsabilità di dire “basta”...».

«O anche “scusate ma non siamo capaci” - fa eco un altro -, così la si faceva finita anni fa e stop. Invece dopo nove anni siamo veramente alla sceneggiata pura: la circolare sulla mobilità non si sa dove sia finita, la formazione che ci dovrebbe permettere di tornare al lavoro non si sa come e quando organizzarla, le autorizzazioni di Selectika che fine hanno fatto...».
Al fianco dei lavoratori i sindacati non hanno mai abbassato la guardia. E una delle sentinelle storiche di questa vertenza è Gianfranco Micchetti, Fim Cisl: «In questi anni ho sofferto e lottato insieme a tutti loro lavoratori. Come uomo mi capita di sentirmi impotente quando mi trovo di fronte a veri e propri muri di gomma, ma come sindacalista non viene mai meno la voglia di lottare. Ora chiediamo risposte: alla mobilità promessa, alle autorizzazioni chieste da Selectika, ai percorsi formativi per la riqualificazione. Tutti i sindacati sono compatti in questa direzione e non ci smuoveremo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725