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La figura di Moro
e il patriottismo
della Costituzione

Aldo Moro

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Marco Damilano (Un atomo di verità, Feltrinelli, Milano2018) sostiene che la tragica morte di Aldo Moro abbia segnato la fine della politica come leva privilegiata del cambiamento.

Questa coraggiosa tesi trova il suo fondamento nel modello moroteo del rapporto cittadino/stato, collocato in una prospettiva completamente diversa rispetto alla concezione, ancor oggi dominante, che la ricerca dell’interesse personale si trasformi automaticamente e magicamente in bene comune .Le motivazioni egocentriche non possono spontaneamente trasformarsi in un ben vivere civile ,perché non è possibile prescindere dalla natura relazionale della persona umana.

Trattasi di un principio consacrato dal capolavoro di Aldo.Moro e Giuseppe Dossetti: l’art.2 della Costituzione, secondo il quale i diritti individuali costituiscono la leva per l’emancipazione di ciascuno di noi ma all’interno di una comune cornice di libertà e pari opportunità, sicché la libertà di ciascuno è volta al miglioramento della società nel suo complesso.

Il merito di Aldo Moro è anche quello di essersi sempre ispirato al ” Patriottismo della Costituzione “ non inteso in senso nazionalistico ma in quello di assunzione della Costituzione come un presidio di difesa e di legalità comune a tutti. Pertanto, non chiuso in se stesso ma evolvibile in modo omogeneo e con le procedure da essa stabilite, sí da potersi adeguare sempre di piú alle necessità e agli sviluppi di tutta la società italiana, per di più letti nel contesto europeo

Con la scomparsa di Aldo Moro questo “patriottismo” è stato sopraffatto dal processo d’individualizzazione ed atomizzazione della società che sembra caratterizzare la civiltà occidentale contemporanea. dove ciascuno deve pensare unicamente a sé stesso. Ha, pertanto, ragione Damilano nel ricollegare alla tragedia di via Fani il degrado della politica a soggetto passivo delle innovazioni, perché ha smesso di essere un orizzonte di tipo comunitario nel quale identificarsi. Ne è prova il ritardo biblico con cui sono state realizzate le riforme richieste dai Costituenti dopo 68 anni, con la legge n.56/2014, la proposta di un sistema di finanza locale non basato su semplici espedienti di tecnica tributaria ma inquadrato nei principi generali della finanza pubblica.

Dopo 63 anni con la riforma del Terzo Settore (cfr Legge 6/VI/2016 n.106 e Decreto legislativo 3/VII/2017 n.112 ) l’accertamento dell’ effettiva utilità della spesa erogata per prestazioni sociali. In confronto appare ottimale il ritardo di soli 20 anni che, invece,il pessimismo di Keynes indica come costo inevitabile per la realizzazione di una riforma.

In conclusione dalla lucida analisi di Damilano risulta evidente che l’eredità di Moro rimasta è il ricorso alla Costituzione che, proprio nei momenti di confusione o di transizione indistinta, adempie alla sua funzione piú vera: essere per tutti punto di riferimento e di chiarimento. Di qui l’importanza del “Patriottismo della Costituzione” moroteo: con questo “attaccapanni”sarà possibile restituire alla politica il ruolo di leva privilegiata del cambiamento ,garantendo cosi la diminuzione del rapporto ricchezza/povertà, aumentato dall’avversa congiuntura.

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