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Prigionieri di timbri, moduli, ordinanze e circolari

De Tomaso da oggi in Rai  ricorda i giorni della Storia

E pensare che i governanti di Usa e Gran Bretagna neppure credevano ai pericoli della pandemia in arrivo, dato che irridevano ai dati e alle paure già dilaganti. Invece, nel giro di pochi mesi, Usa e Gran Bretagna hanno contrastato la peste del 21mo secolo con ben altro piglio, e risultati, rispetto a Paesi come Italia, Francia e Germania, nazioni per altro ritenute al di sopra di ogni sospetto nella valutazione degli effetti devastati prodotti dal Covid.
L’asso nella manica del mondo anglosassone (comprensivo dell’Australia) era semplice come l’uovo di Colombo: anziché sproloquiare in tv e sui social, produrre e comprare vaccini a oltranza, preferibilmente senza intralci burocratici, ossia senza una sottomissione suicida, tipica di molti Paesi dell’Europa continentale, alla cultura della procedura. Mille volte meglio la cultura del risultato, proprio quella che fa del sistema giuridico e amministrativo di inglesi e americani un esempio di efficienza e rapidità rispetto agli sfibranti bizantinismi di casa nostra.

L’inimitabile Ennio Flaiano (1910-1972) la cui vena satirica sui vizi italici si rivela giorno dopo giorno sempre più attuale e implacabile, aveva individuato nella calata dei Timbri, più distruttivi dei Vandali e degli Unni, l’origine profonda dell’ingovernabilità diffusa che strozza il Belpaese. Sì, voi potreste essere più pazienti di Giobbe e più precisi di un orologio svizzero. Ma alla fine di ogni iter burocratico, mancherà sempre un Timbro per mandare a dama la pratica. Roba da annichilire anche lo spirito più pugnace.
Si obietterà che questa è archeologia amministrativa e che la modernità informatica ha accelerato, sfrecciando come una Ferrari, il cammino delle vostre carte burocratiche. Il tutto, ovviamente, grazie alla potenza tecnologica della Rete, sempre sia lodata. Ma presto scoprirete che è solo un’illusione. Se la burocrazia cartacea si difende e si autoperpetua per merito dei Timbri, la burocrazia digitale si autoblinda e vi crocifigge affidandosi al Modulo, anzi ai Moduli, inattaccabili varianti, in peggio, dei bersagli indicati da Flaiano.

Il Modulo è l’autentico Sultano del nostro tempo, altro che il turco Erdogan, il dittatore azzannato da Draghi. Se il Modulo, sostenuto dal fedele Vicerè chiamato Algoritmo, non vi dà soddisfazione, siete condannati a tornare al punto di partenza: ma più che un gioco dell’oca è un’interminabile, estenuante via crucis. Del resto, non potrebbe essere altrimenti, dato che la logica del Modulo è più spietata di una fatwa talebana: tutto ciò che non è espressamente permesso, è palesemente vietato. Un Paese avanzato ribalterebbe i termini in questo modo: tutto è libero, tranne ciò che è dettagliatamente vietato.
Se le premesse culturali (si fa per dire) sono queste, è inevitabile che il tasso di rendimento del Sistema Italia sarà inferiore a quello di un squadra di calcio costruita solo sullo schema e non sulla tecnica di gioco. Infatti, la naturale prosecuzione verso l’inazione assoluta, già avviata dal binomio Timbro-Modulo, sarà garantita dall’invasione irresistibile di Circolari e Ordinanze, spesso illeggibili e incomprensibili come un brano in ostrogoto.


La scuola è il campo più frequentato dai maniaci, dai pervertiti in materia di Circolari e Ordinanze. Una produzione di testi ministeriali on line e off line da mandare in tilt chiunque, persino i cervelloni più masochistici. Ma anche altri settori dell’apparato pubblico danno il loro bravo contributo all’orgasmo regolatorio. Le Circolari si moltiplicano come conigli fino al punto da sfuggire al controllo e alla conoscenza dei loro stessi autori.
La stessa pandemia non è sfuggita a questo triste destino, segnato da una sequenza di Circolari h 24. Da infarto. Addirittura autorità al di sopra di ogni sospetto, a volte, hanno dato l’impressione di non conoscere, o di conoscere solo parzialmente, le direttive di cui stavano parlando. Il che, francamente, desta sconcerto e incredulità, per non dire altro, vista la drammaticità dell’emergenza sanitaria ed economica in cui versa lo Stivale.
Ma non è finita qui. Se alle Circolari nazionali si aggiungono le Circolari e le Ordinanze regionali, il cerchio (del caos e dell’immobilismo insieme) si chiude alla perfezione, con buona pace di quanti (tutti i cittadini) invocano provvedimenti ben costruiti e, si spera, almeno decifrabili.

Si spiega così l’egemonia dell’«eterno ieri» che frena il Belpaese, che pure è più e meglio provvisto di talenti imprenditoriali rispetto alla concorrenza straniera. Invece. Una normazione minuziosa e incessante corrisponde a un’anarchia sediziosa e frenante.
Anche la gestione della pandemia, perciò, è figlia di questo Contesto. Di qui la confusione generale, la sovrapposizione di funzioni, le contraddizioni sulle vaccinazioni, i testacoda sulle somministrazioni delle dosi.
Si potranno cambiare i premier, i ministri, i leader politici, i capi e i responsabili di tutti gli uffici pubblici, da Roma fino all’ultimo comunello alpino, ma fino a quando resterà in piedi una filiera fondata sul parto ininterrotto di Timbri, Moduli, Circolari e Ordinanze, con le relative innumerevoli firme in calce da «apporre», neppure un redivivo Napoleone (1769-1821), fuoriclasse nella pianificazione amministrativa più che nella pianificazione bellica, riuscirebbe ad orientarsi, a capirci qualcosa, e a mettervi rimedio.


Timbri, Moduli, Circolari e Ordinanze si sostengono a vicenda, come i moschettieri (Aramis, Athos, Porthos e D’Artagnan) di Alexandre Dumas (1802-1870). Ricordate il loro motto? «Tutti per uno, uno per tutti». Nel nostro caso il motto è: tutti compatti per non cedere spazio e potere.
Ovviamente il filo conduttore che recinta il quadrilatero Timbro-Modulo-Ordinanza-Circolare, è caratterizzato dalla diffidenza verso i privati, la qual cosa, ad esempio ha impedito, sin da subito, ai farmacisti di somministrare loro i tamponi. Idem il mancato incentivo ai medici di famiglia, e anche alle imprese, per organizzare loro i test rapidi. Qualcosa si sta cercando di fare e di recuperare adesso. Ma è ancora poco, troppo poco. Le code nei punti vaccinali, le battaglie tra generazioni e tra categorie per assicurarsi una dose, derivano tutte dall’inguaribile ossessione per la «procedura» (andrebbe ridenominata «controcedura») e dalla coassiale incredibile sottovalutazione del «risultato». Che resta un un optional nel Paese delle carte a posto.
Va ricercata qui, forse, la vera causa degli esiti diversi nella sfida generale contro il virus.

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