Sabato 17 Aprile 2021 | 07:08

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Se l’Italia riuscirà ad avere un piano decente vaccinale, ciò lo si dovrà alla più difficile, vera, grande vittoria che il nostro Presidente è chiamato a conseguire: la vittoria sul VFC (virus feudalesimo culturale) che affligge la nazione. VFC che ha infettato politica ed economia provocando drammi immensi. .
Facciamo un esempio. Università di Firenze. Il Rettore è indagato insieme con una ventina di altri personaggi per avere manipolato i concorsi universitari. Ma il VFC ci dice che ciò non deve sorprendere. Il reato per cui viene inquisito è la regola universitaria imperante nel paese. Può darsi che nel suo caso ci sia stato qualche eccesso, dovrà chiarirlo, speriamo che sia innocente, ma il VFC ci dice che, essendo stato eletto rettore, se è colpevole ha fatto in principio quello che tutta l’accademia si aspetta da lui: favorire l’ascesa alle cattedre con principi di baronia feudale. È la regola paese sotto il VFC. Il che, sia ben chiaro, non significa che non ci siano docenti eccellenti, addirittura straordinari, ma lo sono divenuti a dispetto dei feudi. Sono eroi. Sono superbravi. Ecco perché poi si affermano all’estero. Sono bravi a dispetto del VFC.
L’Italia è terra di feudi. Se non fosse così non ci sarebbero differenze abissali fra le regioni, talmente scandalose che la comunità europea le trova vergognose per una civiltà culturale quale a dispetto dei ridicoli nazionalismi l’Europa è di certo.

L’Europa avrà qualche missile in meno, ma le piattaforme culturali sono spettacolarmente superiori. La Comunità Europea in cui bisogna affrettarsi a fare rientrare l’Inghilterra, avrà testate nucleare meno potenti, ma possiede ancora pensieri in grado di circolare ovunque e di produrre immensi benefici e non solo distruzioni totali. L’Italia, e chi scrive non è nazionalista per mestiere oltre che per ispirazione, è di gran lunga la nazione meglio in grado di interpretare a livello mondiale questa missione.
Tempo fa un lider nazionale con reponsabilità di nomine governative mi chiese cosa avrei fatto se fossi stato ministro della università. Io gli risposi: vorrei distruggere le baronie culturali. Si spaventò e mi chiese come? Molto semplice, risposi: con tre riforme.
Abolire i concorsi a cattedra. Le università assumono i professori a tempo limitato e danno la stabilità solo per chiari meriti scientifici e capacità di contribuire al finanziamento del proprio istituto. La “tenure” come dicono negli USA, si conquista step by step.
Professioni differenti: abolite. Chi insegna all’università fa solo il professore universitario e se fa consulenze, cosa bella e saggia, l’importo va in un fondo dell’istituto in cui lui e i suoi assistenti hanno una porzione, ma l’università incassa il resto.
Titolo legale: abolito. Conta la qualità dell’università che lo attribuisce. Quando ero studente in una università americana ogni mese consultavamo le graduatorie universitarie perché avevano un ruolo speciale nell’assunzione e nel primo salario.
Ma tutto ciò si può fare? Mi chiese il mio amico.
Certo, risposi. È nell’interesse del paese, degli studenti e degli stessi professori. Il ministro dell’istruzione di quel governo non lo fece, perché esistono le baronie feudali. Il risultato è che l’Università di Firenze è la 253 università al mondo nelle graduatorie internazionali. Roba da non crederci. Firenze ha dato al mondo il Rinascimento. Voltaire assicura che è una della quattro tappe fondamentali nello sviluppo della società occidentale. Firenze viene religiosamente visitata da persone di tutto il pianeta, e oggi la sua università è 253! C’è da vergognarsi. Ma chi si vergogna?
Nelle prime cento università non ce n’è neppure una italiana. La Sapienza è 114ma!! La Sapienza! Ma nessuno protesta, nessuno si agita, perché il feudalesimo universitario ha infettato il resto del paese. Per fermarci solo agli aspetti culturali: la televisione, l’edcitoria, i giornali, lo sport (cultura).
A tutto ciò il Sud aggiunge, il VAO ( Virus Autodelimitativo Orribilis).
Giorni fa Gianfranco Dioguardi, una delle migliori espressioni culturali pugliesi, dalle colonne di questo giornale mi ha fatto complimenti per il primo PIL Sapere, da me inventato, e che si sta affermando a livello di paesi con miliardi di cittadini, ma non è neppure considerato in Italia. Gianfranco ha detto che io mi lamento perché i miei amici non affermano un ruolo lider culturale-economico. Caro Gianfranco, ti ho scritto che ti avrei risposto da questo giornale ma ti ho anticipato che tu per primo dovresti assumerti la responsabilità di coagulare il ruolo del Sud come guida del recovery funds per la cultura. Enzo Augusto, Ninni Veneto, Franco Pirro, Renzo Liberti, Giuseppe Pannerale, e tanti altri che ora non cito, siete i miei primi amici d’infanzia, non potete sottrarvi per VAO (Virus Autodelimitativo Orribilis) a questo ruolo. Dovete lanciare da Bari l’idea del Pil Sapere Italia per l’Europa. Con la Fondazione Dioguardi potete conquistare Draghi e aiutarlo a sconfiggere il feudalismo culturale. Vittoria che gli è assolutamente indispensabile per la ripresa economica del Paese.
Dal Sud? Dalla Puglia? Da Bari? A New York avevo l’onore di essere amico di uno straordinario personaggio culturale, il più grande da me conosciuto. Il primo giorno in cui ci siamo presi insieme una birra in un locale del Village, quando ha saputo che ero di Bari mi ha detto “vieni dalla città dell’editore Laterza”. Lo giuro, cari editori, non mi sono mai sentito tanto orgoglioso di essere barese.
Augusto, Dioguardi, Veneto, Pirro, Liberti, amici della prima infanzia, voi che scrivete tutti su questo giornale, dovete catturare alla causa Laterza, questo editore principe e insieme dovete dire a Draghi: il Pil Sapere Italia deve dal Sud raggiungere l’Europa. È un modo di sconfiggere il feudalismo culturale di questo paese. E tutti gli altri feudalesimi – incluso quello che rende complicata la distribuzione del vaccino – cadranno come castelli di carta. Ditelo a Draghi. Forza Gazzetta e forza Laterza. Il Pil Sapere Italia deve partire da Bari.

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