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Un nuovo Mandrake per rifare conoscenza

Viviamo un’era di diffusione della «conoscenza» - parola, questa, ricca di spunti affascinanti ma di assai difficile definizione.
Una fata morgana, la conoscenza, che ha saputo attrarre celebri personaggi con la lusinga di poter essere definita quantitativamente per sostituire il Gross Domestic Product (GDP) ovvero il PIL – il Prodotto Interno Lordo - ormai ritenuto insufficiente per esprimere il benessere reale e complessivo di un paese. E l’India, quinta economia al mondo, sposa le ricerche compiute dal nostro economista Umberto Sulpasso, illustre collaboratore della Gazzetta, autore fra l’altro di Neo-Illuminismo Economico. PIL sapere e la nuova ricchezza delle nazioni del XXI secolo (Milano 2020), attribuendo a lui il compito di calcolare il «PIL sapere» così da essere la prima nazione al mondo a utilizzarlo in competizione con gli USA, primi ad aver calcolato il tradizionale GDP - nazione dove, in una recente riunione pubblica organizzata dalla University of Southern California, si è auspicato che, proprio grazie alle ricerche di Sulpasso, siano invece ancora gli americani a proporre ufficialmente un’inedita edizione del Gross Knowledge Product (GKP). Ma “nemo propheta in patria” - difatti Sulpasso si rammarica per l’assenza di interesse sull’argomento da parte di istituzioni italiani e ancor più di quelle pugliesi.

Il tema è certamente di rilevante importanza sebbene non sembrano ancora chiarite le perplessità che «conoscenza» e «sapere» suscitano per quanto riguarda la loro definizione in sé e per sé – perplessità che già il Settecento illuministico cercò di risolvere con Denis Diderot e la sua Encyclopédie: “[…] Scopo di una enciclopedia è raccogliere le conoscenze sparse sulla faccia della terra, esporne ai nostri contemporanei il sistema generale, trasmetterlo ai posteri […] Difficile sarebbe stato porsi compito più vasto che il trattare tutto ciò che concerne la curiosità dell’uomo, i suoi doveri, bisogni, piacere”. E compito assai vasto rimane ancora la ricerca di un corretto inquadramento del GKP che imporrebbe sia l’attenta definizione del sistema generale da adottare, sia una chiarificazione del metodo che si intende applicare per misurarlo, senza trascurare di verificarne la concreta utilità, in termini di causa ed effetto, sull’andamento dell’economia reale.
Oggi fra l’altro la conoscenza sta cambiando sostanzialmente la sua stessa essenza, in particolare proprio nel suo sviluppo attraverso le interazioni tra esseri umani. Il mondo attuale è un mondo in maschera che sembra dover scontare quasi una punizione divina per aver criticato e considerato con supponente superiorità quell’Oriente arabeggiante che imponeva per religione alle donne il burqa o altre islamiche velature.
L’attuale imposizione di maschere anti Covid ha di molto modificato la natura dei rapporti umani e la relativa comunicazione.

Oggi l’interlocutore si presenta con la sua chioma (quando esiste) anonima quanto la fronte al di sotto della quale luccicano due occhi avulsi da ogni espressione caratteriale tanto da perdere il significato pregnante che usualmente compete loro. La mascherina anonimizza il volto con movimenti sussultori derivati dalla respirazione resa difficile, e qualsivoglia comunicazione si rivela difficoltosa sia a causa delle espressioni facciali ormai nascoste, sia per le frasi che, soffocate, risultano di ardua comprensione. Infatti, le parole, pronunciate già a fatica a causa della maschera vengono da questa distorte e accompagnate da sibili deformanti tali da renderle spesso incomprensibili. L’interlocutore tenta inizialmente di chiedere ripetizioni chiarificatrici ma la difficoltà si ripropone ogni volta e alla fine ci si rassegna a capire a brandelli il discorso, a tutto scapito di un chiaro trasferimento dell’informazione ovvero di una corretta conoscenza, e spesso a danno dello stesso sapere.
Il vero dramma è l’ormai generale assuefazione che porta a dimenticare come il rapporto tra le persone si sia sempre manifestato - e dovrebbe continuare a farlo - grazie a un volto con il suo naso, il colore delle guance, la bocca col suo sorriso e le sue smorfie di assenso o dissenso. In particolare, è scomparso proprio il sorriso cosicché sul mondo è calato un velo di diffusa tristezza che si acuisce quando, per un qualche motivo, un nuovo interlocutore abbassa la maschera evidenziando un volto generalmente peggiore di quello immaginato.

Tornano così alla mente vaghe impressioni giovanili, eppure importanti se ancora trattenute dalla memoria. Ricordate gli eroi di quei fumetti dai colori sfavillanti che rischiaravano le malinconie e il buio della guerra e del dopoguerra? Fumetti fra l’altro molto amati da Umberto Eco che ha loro dedicato un intero romanzo - La misteriosa fiamma della regina Loana (Milano 2004), mutuando il titolo di una di quelle storie illustrate.
In Italia era la casa editrice Nerbini di Firenze a proporre gli spaziali, fantascientifici viaggi di Flash Gordon e dallo scienziato Hans Zarkov (Zarro); e poi c’era l’immortale Uomo Mascherato, re di una giungla abitata dalla tribù dei Bandar, e sempre la giungla era teatro delle vicende di Cino e Franco nella «Pattuglia dell’Avorio» comandata dal Capitano Clark.

Fra i tanti personaggi di quei giornalini primeggiava il fascino misterioso di Mandrake, il mago che indossava un impeccabile frac con relativa mantellina e un cilindro per cappello. Agiva insieme al gigantesco Lothar, suo immancabile compagno di avventure sempre vestito con una pelle di leopardo, calzoncini bianchi e fez rosso; con Mandrake c’era anche l’eterna fidanzata, l’avvenente principessa Narda. Immaginato da Lee Falk, inventore anche dell’Uomo Mascherato e magistralmente disegnato da Phil Davis, Mandrake era apparso la prima volta l’11 giugno 1934 sul New York American Journal per diventare presto celebre in tutto il mondo. In Italia iniziò la sua straordinaria diffusione su L’Avventuroso del 20 gennaio 1935. Fra le sue tante avventure le più famose sono state quelle contro i malefici poteri del personaggio dal nome significativo Il Cobra, dotato anch’esso di poteri arcani dovuti, a differenza di quelli di Mandrake, alla magia nera.
In Italia, nella collana «Albi grandi avventure» della Nerbini, il numero 4 del 31 luglio 1949 aveva come titolo Gli uomini senza volto: si trattava di schiavi ai quali il malefico Cobra aveva fatto scomparire dalle loro facce ogni sembianza rendendoli anonimi e direi quasi simili agli esseri umani dotati di mascherina che oggi ci attorniano. Le loro immagini erano impressionanti ma poi alla fine interveniva Mandrake che, nello spaventoso castello di Kinglar, terrificante sede del Cobra, annientando lo spietato personaggio restituiva a quei volti sembianze umane.
Il ricordo ancora pregnante di quell’episodio induce oggi a domandarsi: ci sarà ai giorni nostri un nuovo vero Mandrake in grado di restituire il volto a noi umani oppressi dalle fastidiose e però indispensabili mascherine?

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