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In Puglia e Basilicata

Analisi

Se essere gay a Potenza è ancora contro natura

Se essere gay a Potenza è ancora contro natura

Durante una seduta del Consiglio comunale, è stato posto il problema dell'omotransfobia

15 Settembre 2020

Massimo Brancati

Trent'anni fa l'Organizzazione mondiale della sanità ha «certificato» che era sbagliato considerare una malattia l'omosessualità, derubricandola dall'International classification of diseases. È arrivata a quella conclusione dopo anni di dibattiti, commenti e analisi sullo sfondo di continue violenze – non solo verbali – nei confronti dei gay. Ha fatto seguito, in epoca più recente, la dichiarazione della World health association, frutto di rivendicazioni politiche e scientifiche: «L'omosessualità è una variante naturale del comportamento umano che determina l'attrazione sentimentale e/o sessuale verso individui dello stesso sesso».

Sembra esserci, insomma, un punto fermo sulla questione. Eppure non sono stati cancellati definitivamente quei pregiudizi che si annidano ancora dentro e fuori il perimetro di ataviche convinzioni: dall'omosessuale peccatore senza speranza al malato da curare con l'ausilio della medicina, al pazzo da internare. Ieri, durante una seduta del Consiglio comunale di Potenza, sulla questione sono riecheggiate le parole del capogruppo di Fratelli d'Italia, Michele Napoli.

Il consigliere nel presentare una mozione contro la proposta di legge contro l'omotransfobia (decreto Zan) - approvata dalla maggioranza, con i voti del centrodestra - ha tuonato: «Diciamocelo con chiarezza, così usciamo dagli equivoci: l’omosessualità è contro natura perché contraddice la legge naturale della vita, il diritto naturale, che è un diritto sacrosanto, la differenza tra sessi e la riproduzione della specie». Parole che pesano come macigni sulla tragica vicenda di Caivano, in provincia di Napoli, dove una giovanissima donna è stata assassinata dal fratello perché amava un ragazzo trans.
Non crediamo che Napoli abbia avuto l'intenzione di associare le due questioni, né di smarcarsi da quanto aveva dichiarato ieri il leader del suo partito, Giorgia Meloni («un’inaccettabile morte quella contro gli omosessuali e contro le donne»). Ma il collegamento tra quanto dichiarato e la triste storia di Maria Paola Gagliano è stato automatico, inevitabile. Così come la dura reazione sfociata nel dibattito politico.

I consiglieri di opposizione di centrosinistra hanno evidenziato di aver «assistito ad un dibattito surreale, intriso di retaggi medioevali, che offende l’intelligenza e la sensibilità dei potentini (oltre che dell’intera comunità regionale)». Il gruppo «La Basilicata possibile» ha subito abbandonato l’aula per protesta e in un post su Facebook il consigliere Francesco Giuzio ha pubblicato il video dell'intervento di Napoli: «Lo ha detto sul serio. Ma veramente meritiamo di ascoltare questi rigurgiti di oscurantismo?».

Rischia di passare un messaggio che va oltre le reali intenzioni di Napoli e che può impattare fortemente in un contesto sociale in cui il processo di rispetto e integrazione totale di ogni individuo, a prescindere dall'orientamento sessuale, tarda a completarsi. Quelle parole pronunciate in Consiglio comunale, insomma, possono tradursi in mattoni con cui continuare ad alzare il muro della paura verso il diverso. E poi l'«anatema» di Napoli non ha solide basi scientifiche: in natura, infatti, esistono diversi animali che cambiano sesso, come il pesce Pappagallo e il pesce Napoleone.

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