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Zona pedonale, zona assediata a Santo Spirito

Non convince l'idea di ristrutturazione del traffico nell'amato borgo marino

Bari, ripescato cadaveresenzatetto a Santo Spirito

Mi domando se sia opportuno che il mio articolo domenicale accantoni questioni largamente condivise e di interesse generale per parcheggiarsi nel bel mezzo della prima pagina della Gazzetta, trattando eventi particolari e di ambito locale. Un’intrusione nella attenta regolarità dei giornali, messa in stampa da un cronista sgomitante quale diventerei. Sarebbe come se uno spaesato e insolente gitante maleducato pretendesse di abbandonare la sua automobile al centro di un lungomare di bella fattura, quella divina, per gozzovigliare sulla spiaggia più vicina, in un villaggio adagiato in un’ansa adriatica e abitato da gente cordiale.

La similitudine è voluta. Perché la similitudine è la notizia. O, meglio, è l’epifenomeno della notizia, quello che sarei costretto a lamentare dopo i fatti che questa notizia raccontano. Eccoli, i fatti, campeggiare sotto un titolo di prima pagina del nostro giornale: «Bari, isola pedonale. Polemica a S. Spirito». L’occhiello: «Cittadini contro la decisione del Comune»; e nel sommario: «Lite sul lungomare chiuso al traffico».

Allora, mi dico, è legittimo, consentito, addirittura necessario che io ne scriva come persona interessata ai fatti e ne scriva in prima pagina. E la persona interessata ai fatti sono io e mi sono informato. Avendo sul posto mia figlia che di professione fa la fotografa mi sono fidato della «obiettività», diciamo, insita nella sua preparazione personale. Quello che ho imparato, da questa testimonianza come da quelle, narrate da amici affezionati al mio dolce borgo marino e dalla Gazzetta, mi ha spinto ad avventurarmi nella protesta per questa idea di ristrutturazione del traffico nel borgo amato di Santo Spirito.

L’idea che si evince dalle informazioni burocratiche e giornalistiche è quella di eliminare il traffico automobilistico solo dal piccolo golfo del borgo marino di Santo Spirito che generò la sua fondazione sin da epoca romana come semplice e rustico attracco per pescatori e minimi mercanti. Per farlo hanno deliberato di affastellare in modo mostruoso automobili e altra ferraglia sul lungomare che porta al golfo e dal golfo si diparte trasformandolo in un orrendo garage con aggiunta di ridicole corsie riservate a ciclisti incuranti del caos o a temerari corridori in monopattino amanti della ferraglia e della esiguità della pista comandata. Un prezzo carissimo e una botta di demagogia per camuffare una scriteriata misura che deturpa il vecchio caro borgo marinaro.

Il borgo nacque nel XII secolo con il nome di Burg Asilu (così detta dal geografo arabo El Idris) ed era protetto da una roccaforte. Questa garantì a quel minimo golfo di acque profonde e limpide la vitalità di un eccellente attracco marittimo e una certa vivacissima attività foranea.

La digressione è utile per comprendere la decrepita età del racconto che è costretto ad inanellare anche le prodezze recenti dell’amministrazione comunale di Bari per quanto attiene alla contrada detta “di Argiro” dal nome che dette al castello eponimo il figlio di Melo da Bari. Da allora, e la storia è lunghissima, quella trentina di case con la soave chiesuola priva, ancora per poco, di santo eponimo e l’arcigna protezione architettonica del castello che subirà molti rifacimenti furono oggetto di tante contese e vicende soavemente agiografiche, ma, anche aspramente localistiche con spunti di astiosità generata dalla più vasta contesa politico-militare europea. In questa, anche il minuscolo villaggio con chiesetta e porticciolo che prendeva nome da un castello di Argiro guadagnava una sacrosanta eccellente reputazione per via di quel mare limpido e profondo che custodiva, difendeva e sfamava i suoi abitanti.

Utile consultare gli scritti di Pasquale Fallacara pubblicati dalla testata bitontina Primo Piano, per rendersene conto. Tra l’altro, scrive lo storico: «In una vecchia leggenda popolare pugliese che narra del Frate di Assisi in Puglia, si racconta che San Francesco, insieme al confratello Masseo, usciti dal Castello Svevo di Bari, s’incamminarono verso il luogo di Santo Spirito. Scorgendo, da lontano, la grande torre di Argiro, il Santo disse: “Frate Masseo, giunti che saremo colà, poseremo e oreremo nella chiesuola dello Spirito Santo”». Dunque, il toponimo era nato e noto.

La ricchezza di questa contrada marinara consisteva proprio dall’essere marinara, nel salmastro in cui è incisa la sua identità, finalmente onomastica di Locus Sancti Spiritus. Marinara, dicevo, come voleva e volle sempre, in Italia, la audacia della nostra gente rivierasca che traeva dal mare il senso della propria esistenza e il mare rispettava come via aperta per partire e per vedere arrivare. Erano anche genti pronte a difenderlo il loro mare, proprio perché lo volevano comune con altre genti rivierasche e con tutti gli Ulisse che «mettono se stessi per l’alto mare aperto».

L’uomo che insozza le acque o se le vende e deturpa i mari e le coste con relitti della sua presunzione consumistica non sa che l’acqua c’era già da prima. Esisteva. E Dio la divise dal firmamento: «Si raccolgano in un luogo solo le acque sotto il cielo e appaia l’asciutto. E Dio chiamò Terra l’asciutto e chiamò Mare le acque e vide che ciò era buono». Non disse che si potevano edificare parcheggi a spina sul lungomare per obliterare il mare per cancellarlo dall’orizzonte della poesia e dell’arte e per farne sentina balneare. Il Signore andava a piedi e sulle acque camminò. I politici e gli amministratori locali vanno in auto. Fermateli.
Il piano che ho scrutinato dai giornali è folle e mi sgomenta. Con la scusa di creare una «zona pedonale», assediano la zona del porto con automobili, parcheggiate in luoghi insufficienti a costituire parcheggi, come il centro della strada o sotto le case, con i parcheggi a spina, ma bastevoli per accecare il panorama e respingere il mare nella cupa tristezza di un orizzonte sempre più lontano.

Ecco, lo spaesato e insolente gitante invadente ha parcheggiato il suo articolo in prima pagina. Ma l’ha fatto per difendere la vista del mare. E per cercare di fermare un errore delittuoso.

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