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In Puglia e Basilicata

L'analisi

Italia stanca dell’infinita campagna elettorale

Elezioni

Dal clima che si è creato sembra che tutto dovrebbe cambiare domani sera dopo lo spoglio delle schede in Calabria ed Emilia Romagna

25 Gennaio 2020

Michele Partipilo

La storia dell’umanità è segnata da una serie di date che hanno marcato una svolta. In genere sono guerre o grandi scoperte scientifiche. Per esempio la fucilata che a Pontecchio segnalava a Guglielmo Marconi che il suo telegrafo senza fili funzionava davvero. In tempi più recenti abbiamo la nascita di Internet o l’invenzione di Facebook. Se si vuole cambiare genere, si possono ricordare il crollo del muro di Berlino, la caduta di Saddam o la fine di Gheddafi.
Oggi la narrazione della politica italiana colloca uno di questi capisaldi nelle elezioni in due regioni italiane. Dal clima che si è creato sembra che tutto dovrebbe cambiare domani sera dopo lo spoglio delle schede in Calabria ed Emilia Romagna.

Così tutto resta sospeso, come in un limbo, fino a tale momento. Tanto che in molti si chiedono come mai il virus cinese si sia diffuso prima di domenica. Alcuni ipotizzano che possa essere stata addirittura una mossa dei servizi di Pechino per destabilizzare il Paese. Allo stesso modo non si capisce perché debba svolgersi regolarmente il campionato di calcio e debbano celebrarsi le messe nelle chiese. Non si è compreso che davvero domenica cambiano praticamente le sorti dell’umanità. A parte gli scherzi, davvero si sta esagerando nel caricare di significati abnormi una normale e fisiologica elezione regionale. D’accordo che fra le due regioni c’è l’Emilia, storica roccaforte della sinistra e dove potrebbe verificarsi un capovolgimento di fronte con la vittoria della candidata del centrodestra, anzi della Lega. Proprio questa regione è diventata la madre di tutti gli scenari possibili. Una vittoria del centrodestra diventerebbe una quasi proclamazione di Salvini premier, così come dovrebbe sancire la fine contemporanea di Pd e 5Stelle. Per cui si tornerebbe da subito a chiudere tutti i porti a chicchessia e nuove elezioni politiche darebbero una maggioranza tale da assicurare al leader leghista quei «pieni poteri» negatigli in passato. Queste almeno le visioni e le previsioni che i leader del centrodestra prospettano da settimane.
Perché questa ipertensione elettorale? La risposta è semplice e si basa su tre punti. Il primo: i partiti in Italia sono ormai in perenne campagna elettorale e per mantenerla viva devono pompare ogni competizione, ogni sondaggio. In caso di necessità, anche lo scontro politico al comune di Celle di San Vito può servire ad alimentare nuove infinite diatribe. In questa ottica si può dire che i partiti non sono più associazioni private per «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale», come recita l’articolo 49 della Costituzione. Bensì associazioni private per alimentare i consensi al fine di autoriprodursi.

Il secondo: il sistema elettorale in vigore alle politiche favorisce quantomai la frantumazione dei partiti e facilita ogni gioco d’interdizione. Per cui ciascun capetto ha necessità di elezioni per misurare la propria presunta «forza», senza sapere che - ammesso che raccolga un certo consenso - sarà poi a sua volta vittima di scissioni e transumanze. I partiti hanno infatti perso il collante ideologico e l’hanno sostituito con quello degli interessi dei loro protagonisti.
Terzo: il bene comune non è più il fine dell’azione politica. E se fino a ieri per pudore o per residue attenzioni alla cura degli altri si cercava di contenere la bramosia di poltrone, oggi si manifesta la propria smania di potere in ogni modo e in ogni luogo: dalle piazze ai salotti televisivi, dai social ai citofoni delle case.
Il guaio è che questi politici sono lo specchio di questo Paese, per cui logica vuole che domenica non cambierà davvero granché. Nel senso che l’infinita campagna elettorale - per una ragione o per l’altra - andrà ancora avanti con la stessa intensità, riempiendo e ammorbando ogni spazio del dibattito pubblico. Come dimostrano tristemente le polemiche su Sanremo o sulle interviste collocate negli intervalli delle partite. È in fondo la vecchia logica del Gattopardo così ben descritta da Tomasi di Lampedusa: cambiare tutto perché tutto resti com’è. Con buona pace di chi ha bisogno di lavoro, di giustizia, di sicurezza, di sviluppo o più banalmente solo di un po’ di silenzio. Altro che svolta storica, anche dopo domani sarà solo e ancora campagna elettorale.

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