Giovedì 04 Giugno 2020 | 13:54

NEWS DALLA SEZIONE

il caso
Gazzetta, la ri-fondazione come bene storico-culturale

Gazzetta, la ri-fondazione come bene storico-culturale

 
Il commento
In tre anni possiamo fare un salto nel futuri

In tre anni possiamo fare un salto nel futuro

 
L'ANALISI
Scuola, chi ascolterà il Visco per l’estate?

Scuola, chi ascolterà il Visco per l’estate?

 
Il commento
Quando il mare era davvero una tavola blu…

Quando il mare era davvero una tavola blu…

 
L'Editoriale
Il mezzogiorno e la borghesia industriale da rifondare

Il Mezzogiorno e la borghesia industriale da rifondare

 
L'analisi
La politica presente e la crisi di futuro

La politica presente e la crisi di futuro

 
IL PUNTO DI VISTA
La cura cinese per medici anche ai manager asl

La cura cinese per medici anche ai manager asl

 
L'ANALISI
Evviva la libertà senza dimenticare il posto più sicuro (casa propria)

Evviva la libertà senza dimenticare il posto più sicuro (casa propria)

 
L'EDITORIALE
Rendere utili al Sud e al paese le riforme chieste dall’Europa

Rendere utili al Sud e al paese le riforme chieste dall’Europa

 
L'ANALISI
Al di là di ogni verdetto quelle urla inascoltate

Al di là di ogni verdetto quelle urla inascoltate

 
il commento
Se l’invito alla speranza arriva da BankItalia

Se l’invito alla speranza arriva da BankItalia

 

Il Biancorosso

serie C
C’è aria di fronda tra i club: il Bari vuole palla al centro

C’è aria di fronda tra i club: il Bari vuole palla al centro

 

NEWS DALLE PROVINCE

BariTecnologia
«Immuni, applicazione pericolosa e inutile»

«Immuni, applicazione pericolosa e inutile», il parere dell'avvocato

 
Potenzafase 2
Dalla grande distribuzione ai villaggi turistici: l’obiettivo sono 1.250 test ogni giorno

Dalla grande distribuzione ai villaggi turistici: in Basilicata l’obiettivo sono 1.250 test al giorno

 
Tarantol'onorificenza
Beniamino Laterza

Taranto, un vigilante del «Moscati» ora è Cavaliere della Repubblica

 
Materadalla polizia
Matera, palpeggia 17enne che cammina per strada: arrestato 46enne

Matera, palpeggia 17enne che cammina per strada: arrestato 46enne

 
Foggianel foggiano
San Severo, in casa eroina e cocaina: giovane pusher ai domiciliari

San Severo, in casa eroina e cocaina: giovane pusher ai domiciliari

 
BrindisiL'intimidazione
Ostuni, incendiata auto a ex sindaco

Ostuni, incendiata auto in pieno giorno: terzo attentato all' ex sindaco

 

i più letti

L'editoriale

I tagli da fare per recidere la malapianta della corruzione

L’ostinazione dei governanti, al centro e in periferia, a perseverare nell’errore potrebbe essere attribuita all’influenza del demonio, se non fosse che molte pratiche sbagliate sono figlie, invece, di convinzioni e ragionamenti in buona fede

Basilicata corrotta, ecco chi paga la mazzette: la ricerca dell'Università di Gotenborg

Albert Einstein (1879-1955) era superlativo non solo nella conoscenza della fisica, ma anche nella scoperta del genere umano. «La follia consiste nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi», sosteneva il padre della teoria della relatività, forse pensando alla classe politica italiana.

Come dargli torto? L’ostinazione dei governanti, al centro e in periferia, a perseverare nell’errore potrebbe essere attribuita all’influenza del demonio, se non fosse che molte pratiche sbagliate sono figlie, invece, di convinzioni e ragionamenti in buona fede.

Prendiamo il caso dell’evasione fiscale, che accende gli animi più di una finale di Champions League. Si sa, come ha scritto l’altro ieri il professor Enrico De Mita, che più leggi ad hoc si fabbricano più l’infedeltà fiscale si diffonde nella popolazione. Ma la verità dei fatti, purtroppo, raramente fa breccia tra legislatori e decisori vari. Meglio insistere - pensano quest’ultimi - nella linea tenuta fin qui, nella speranza che le cose cambino e che il mitico scienziato possa sbagliarsi. E invece Einstein, che non a caso era un genio, non si sbagliava.

Passiamo ora al fenomeno della corruzione che, come ha lasciato intendere Raffaele Cantone, si è fatta più proteiforme delle antiche divinità greche. Dai tempi del grande storico latino Tacito (56-120 dopo Cristo) è assodato, nei testi che fanno testo, che l’eccesso di norme costituisce la causa primaria della corruzione di uno Stato. Parole al vento. La gara a produrre leggi in quantità industriale non conosce intervalli. E i risultati si vedono. La corruzione avanza inarrestabile come l’imbattibile Varenne, uno tra i migliori trottatori di tutti i tempi.

Il binomio tra legificazione esasperata e statalismo capillare, al centro e in periferia, è micidiale.

L’ultima conferma arriva dall’inchiesta foggiana sulle nomine in alcuni enti controllati dalla Regione Puglia. Ma è proprio necessaria l’esistenza dei Consorzi di bonifica che oltre a brillare nello sprofondo rosso finanziario (a carico sempre dei contribuenti pugliesi), non danno prova di particolare efficienza (eufemismo)? E se si sopprimessero non sarebbe meglio? È davvero giustificabile l’esistenza di una miriade di enti sub-statali e sub-regionali che avrebbero destato scandalo persino nell’Unione Sovietica di Leonid Breznev (1906-1982)?

Ovvio. Se la classe politica può decidere nomine, incarichi e consulenze, la trasparenza rimarrà un miraggio perché la prospettiva di assicurarsi i voti alle elezioni è, per un politico, più eccitante di una crociera con Belèn Rodriguez. Di qui l’ossessione di crearsi un cospicuo serbatoio di consensi elettorali, il che, quasi sempre, si traduce in un aumento vertiginoso della spesa pubblica che, a sua volta, comporta un continuo rialzo della pressione fiscale (con relativa evasione). In sequenza: più statalismo, più clientele, più corruzione, più spesa, più tassazione, più evasione.

Nel Sud, ha sottolineato Cantone, l’esercizio della corruzione creativa, cioè non soltanto monetaria, è più diffuso rispetto al Nord. Logico: nel Mezzogiorno sono più ristretti i confini e i contorni dell’economia libera, ma anche il Settentrione non scherza col malaffare che, colà, è assai più evoluto e raffinato.

Il potere di fare le nomine e distribuire i quattrini pubblici (che poi sono sempre dei cittadini privati, tassati) è devastante, spesso deleterio. Le sue degenerazioni hanno prima screditato e poi accoppato l’Intervento Straordinario nel Mezzogiorno che, dopo tre lustri di applausi a scena aperta, è inciampato nel disdoro generale, oltre che nelle inchieste della magistratura più attenta. Morale: anziché sfociare in un programma di sostegno alle aree economiche più deboli del Sud, la Cassa per il Mezzogiorno (fatta salva, ripetiamo, l’ottima fase iniziale) ha prodotto un flusso di potere (e denaro) per i ceti politici più spregiudicati e un fiume di quattrini (e relazioni) per la Razza Padrona più spregiudicata, che a volte ha utilizzato i finanziamenti dello Stato anche per assegnarsi emolumenti, compensi da capogiro, a prescindere dalla situazione dei bilanci aziendali.

Il Sud avrebbe avuto bisogno, soprattutto, di incentivi automatici (non discrezionali), di incentivi basati, ad esempio, sul credito di imposta o su altre formule in grado di agevolare una fiscalità di vantaggio. Viceversa, si è optato per l’opzione discrezionale, cosicché anno dopo anno molte agevolazioni sono servite a irrobustire il portafogli di imprenditori rapaci e le carriere di politici (faccendieri) similari.

Che il sistema complessivo sia più inquinato di un lago di petrolio, emerge anche da un altro spunto offerto da Cantone nella sua relazione finale da presidente dell’Anac, l’Autorità anti-corruzione. Oggi, spesso, la corruzione o la viciniora concussione si esplicano attraverso la concessione o la pretesa di un posto di lavoro in barba alla legge. Il che rappresenta un atto sovversivo della legalità e uno sfregio alla moralità economica, oltre che alla corretta allocazione delle risorse. Roba da rabbrividire.

Lavoro ce n’è poco al Sud e quel poco che c’è sembra distribuito solo in base a calcoli clientelari, di potere. Per fortuna non tutto il Mezzogiorno è così. Per fortuna anche nel Mezzogiorno la cultura d’impresa non è un fantasma.

Ma non basta. È indispensabile, se si vuole davvero combattere la corruzione, i cui costi impediscono la crescita economica, cambiare davvero registro. Serve il rasoio di Occam, teologo e religioso inglese (1285-1347): entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem (non moltiplicate le istituzioni più del necessario).

Contro la corruzione si potranno organizzare i convegni più colti, si potranno promuovere le campagne di mobilitazione più massicce, si potranno approvare le leggi più severe, ma se non si taglierà il nodo perverso tra l’inflazione delle leggi, la discrezionalità degli aiuti alle imprese e la moltiplicazione degli apparati pubblici (guidati dal potere politico), non si verrà mai a capo di nulla. Anzi, il tasso di corruzione crescerà sempre, di giorno in giorno, alla faccia di tutte le declamazioni mediatiche e di tutte e iniziative legislative.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie