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La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

Sarebbe stata utilizzata abusivamente da una multinazionale tedesca dell’abbigliamento (la Otto Group), tramite l’italiana Bonprix, per rispondere a una campagna promozionale di Dolce e Gabbana

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace, opera di straordinaria bellezza in mosaico ceramico dell’artista salentino Giovanni Ria, sarebbe stata utilizzata abusivamente da una multinazionale tedesca dell’abbigliamento (la Otto Group), tramite l’italiana Bonprix, per rispondere alla campagna promozionale di Dolce e Gabbana della collezione autunno-inverno 2013-2014 ispirata (“legittimamente”) ai mosaici di Monreale. L’ipotesi è dell’avvocato romano Massimiliano Gabrielli e compare nella relazione, vera e propria inchiesta di parte, allegata all’opposizione alla richiesta d’archiviazione da parte della Procura di Biella, città dove è la sede legale della società, in relazione alla denuncia dell’artista, e dove domani le parti sono state convocate dal giudice.


L’ipotesi di reato consiste nell’azione di <download abusivo> della stupenda immagine della Madonna dal sito dell’artista. L’immagine, quindi, sarebbe stata scaricata dal web e utilizzata dalla società in due diverse dimensioni (l’opera nella realtà è alta un metro e larga due) come stampa sui capi delle collezioni di sei linee di abiti e abbigliamento sportivo. La Otto Group ha un bilancio annuale di circa otto miliardi ed è presente in una trentina di paesi, la Bonprix vende in Italia e in altro paesi europei e in particolare nei nuovi mercati dell’Est Europa, dalla Russia alla Polonia dove la cultura religiosa mariana è molto diffusa. Ria si è accorto del plagio e dell’abuso della sua creazione a fini commerciali a gennaio del 2015. Dopo una breve ricerca su internet (la Bonprix è attiva anche nell’e-commerce) ha presentato la denuncia alla Procura di Lecce per rivendicare i diritti d’autore (Ria ha brevettato e registrato la particolare tecnica dell’uso delle piastrelle in ceramica già nel 2001) in base alla legge 171 del 1941, sottolineando anche la <manipolazione, contraffazione ed alterazione> dell’immagine dell’opera in base all’articolo 473 del codice penale che sanziona chi faccia uso di <brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati>. Due volte il pm ha chiesto l’archiviazione, per due volte il gip le ha respinte, fino al trasferimento a Biella.


La vicenda presenta profili e temi commerciali e giuridici di grande interesse. Una prima questione riguarda l’assenza di una dimensione veramente europea del diritto e della collaborazione tra giurisdizioni. Ogni Stato nazionale va per conto suo su temi delicati come la difesa dei brevetti e il controllo sull’uso corretto del marketing. Il web, in particolare, è diventato un Far West dove vincono i più furbi, i più spregiudicati e i più potenti negli affari. Ogni Parlamento sembra orientato a difendere i propri campioni economici e spesso fanno la voce grosse contro le manipolazioni solo puntando i riflettori sugli ospiti indesiderati. La Germania, dal 2007 può contare su una legge che promette pene severe nella protezione del diritto d’autore e punisce trattando come <ladro tradizionale> chi pratica il <dowload abusivo> e il <furto digitale>. Ma in questa vicenda che si trascina da anni non è mai comparsa un’iniziativa volta alla collaborazione europea. Eppure il nove maggio del 2016 il responsabile del nucleo di polizia giudiziaria di Lecce scrive al procuratore della Repubblica per sottolineare che solo con un’attività investigativa tramite rogatoria internazionale sulle attività della Bonprix e sulla stessa Otto Group si potranno ottenere le informazioni indispensabili. I pm trattano l’argomento con sufficienza, si limitano ad ascoltare il responsabile italiano della società e lamentano un possibile spreco di risorse senza poter giungere a un risultato. Per due volte chiedono di chiudere la vicenda. Per due volte il gip sostiene il dovere di indagare.
La seconda questione riguarda l’assenza totale di una prassi concordata tra magistrature europee e consolidata nel tempo. E’ veramente singolare, meglio dire assurdo, che ogni sistema giudiziario affronti in modo esclusivo ipotesi di reato che si materializzano in diversi contesti nazionali e in mercati trasversali e sovranazionali. Non risultano accordi europei di particolare significato in questa materia. Né i legislatori hanno assunto iniziative volte a favorire e stimolare intese operative tra le diverse giurisdizioni. Gli interessi nazionali considerano ancora inespugnabili i fortilizi giuridici mentre i mercati economici crescono e si sviluppano al di fuori di regolazioni generali e prevedibili.


Chi ha preso a cuore la questione è l’avvocato Gabrielli, tanto da svolgere una sua indagine sia sull’ampiezza commerciale dell’uso dell’immagine della Madonna della Pace sia sugli affari, sui bilanci e sulle vendite nel centri commerciali multimarca e via internet. Il legale dell’artista smonta la dichiarazione del responsabile della Bonprix Italia, Stefano Rama, che sostiene che in Italia sono stati venduti solo 24 capi con l’immagine della Madonna. L’analisi di Gabrielli è circostanziata, cita documenti ufficiali ed elenca i siti di diverse nazioni europee che avrebbero venduto i capi di abbigliamento con la stampa. <Si tratta – sottolinea – di una vera e propria campagna pubblicitaria mondiale>. La richiesta è di acquisire una serie di documenti commerciali e fiscali sia in Italia sia in Germania presso la capogruppo Otto e di estendere le indagini ai manager tedeschi già individuati da Gabrielli. C’è chi sostiene, a ragione, che lo spazio europeo del diritto potrà svilupparsi solo grazie alla buona volontà e alla tenacia di singole personalità giuridiche, magistrati e legali di parte divisi nei ruoli ma uniti nella speranza e nell’obiettivo di rendere l’Europa la vera patria del diritto mondiale.

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