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L'educazione civica senza cellulari in classe

Da qualche giorno è all’esame della Commissione Cultura della Camera una proposta di legge per reintrodurre l’insegnamento dell’Educazione civica nelle scuole elementari e medie

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Da qualche giorno è all’esame della Commissione Cultura della Camera una proposta di legge per reintrodurre l’insegnamento dell’Educazione civica nelle scuole elementari e medie. L’idea nasce dalla Lega che, poco prima di Natale, tenne una conferenza stampa – presente anche il lìder maximo Salvini – per illustrare il progetto.

Ai quattro articoli all’esame della Commissione si è già aggiunto un emendamento rilevante e cioè il divieto «salvo casi particolari specifici, di utilizzo del cellulare e di altri dispositivi elettronico-digitali nei luoghi e negli orari dell’attività didattica». Cosa? Niente telefonino in classe? Né per alunni né per docenti? Non è possibile. Questo governo gialloverde sta prendendo una cantonata. Dopo i tanti provvedimenti azzeccati – il reddito di cittadinanza, la Quota 100, la chiusura dei porti, la legge sulla sicurezza – è scivolato su una buccia di banana. Potrebbe essere questo il commento (indignato) di un genitore-elettore-simpatizzante dell’attuale maggioranza e che potrebbe portare a esiti imprevedibili. L’emendamento anti-telefonini ha infatti acceso i fari sulla proposta di legge. In tanti stanno già studiando le modalità per neutralizzare le micidiali protesi tecnologiche.
Una prima ipotesi prevede che a inizio lezioni siano consegnate in presidenza e che per le eventuali comunicazioni urgenti – del tipo: «Tesoro come va? Era buona la brioche al cioccolato che ti messo per la merenda?» - sia contattata la segreteria.

Immaginiamo però il caos all’ora di ingresso e di uscita e gli inevitabili scambi di cellulari, con genitori che dialogano con i figli di altri credendoli i loro. Un’altra ipotesi – più da Guerre stellari – prevede che le nostre scuole, in gran parte senza i requisiti minimi agibilità, siano invece schermate alle onde elettromagnetiche. Una soluzione moderna e funzionale, sui nostri ragazzini potrà cadere un pezzo di soffitto o potranno stare al freddo perché il riscaldamento installato 40 anni ha smesso di funzionare, però i telefonini sarebbero sotto controllo.


E dire che c’è stato un tempo, neppure troppo lontano, in cui si andava a scuola anche senza cellulare. Non avvertivano nessun deficit affettivo gli alunni, non soffrivano di ansia i genitori, la cui amorevole protezione è diventata una cappa che impedisce ai loro pargoli di vivere il mondo così come è, fatto di cose buone e cose brutte, in cui devi imparare a convivere con gli altri. E se mamma e papà sono onnipresenti grazie alla tecnologia ecco che poi la «vita» si va a cercarla là dove loro non ci sono: in Rete.
Al di là dell’emendamento telefonini, reintrodurre l’obbligo dell’Educazione civica nella scuola elementare e media (sia perdonato l’uso di termini non aggiornati con il burocratese) è cosa buona giusta. E non importa se le previste 33 ore annue (una a settimana) sono un po’ pochine o se non si sa ancora chi potrà essere il docente: sono problemi risolvibili. Per esempio, si potrebbero assumere altri «navigator» per scovare prof all’altezza.


L’importante è che sul ritorno dell’educazione civica in classe si rifletta bene. I ragazzini a quell’età sono svegli e imparano presto, per cui potrebbe verificarsi che qualcuno chieda al papà, dipendente pubblico e magari furbetto del cartellino, di spiegargli meglio l’articolo 54 della Costituzione, quello che dice che «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore». A quelli più scafati potrebbe anche venire in mente di domandare: «Ma se tutti devono osservare le leggi e la Costituzione, perché il ministro Salvini irride i magistrati che rappresentano uno dei poteri dello Stato?». Qualche altro potrebbe osservare: «Ma perché se l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, si vara il reddito di cittadinanza che dà soldi a chi non lavora?». I ragazzini a volte sono assai impertinenti.
L’educazione civica più che insegnata andrebbe praticata. Se cominciassimo ad avere esempi di massa di attenzione civile, se la stessa classe politica mostrasse più familiarità verso pratiche civicamente corrette, sarebbe già una grande lezione per i nostri ragazzi. E si potrebbero lasciare loro anche i telefonini in classe.

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