Lunedì 12 Novembre 2018 | 23:36

NEWS DALLA SEZIONE

L'analisi
Amarcord Rocco e le sue esibizioni

Amarcord Rocco e le sue esibizioni

 
La riflessione
Il pallone, i giornali e le regole del gioco

Il pallone, i giornali e le regole del gioco

 
L'analisi
La lezione (non solo) politica del caso Raggi

La lezione (non solo) politica del caso Raggi

 
Il punto
Potere «invano» legge «invano»: così retrocede una nazione

Potere «invano» legge «invano»: così retrocede una nazione

 
L'analisi
Soldi e fisco, quello che le cifre non dicono

Soldi e fisco, quello che le cifre non dicono

 
La riflessione
L’importanza del pareggio tra Roma e Bruxelles

L’importanza del pareggio tra Roma e Bruxelles

 
L'analisi
Gli Stati Uniti hanno Michelle, noi abbiamo Virginia e Chiara

Gli Stati Uniti hanno Michelle, noi abbiamo Virginia e Chiara

 
L'analisi
«Zero al Sud», l'incredibile risultato del federalismo

«Zero al Sud», l'incredibile risultato del federalismo

 
La riflessione
Migranti, gli errori dei governi italiani

Migranti, gli errori dei governi italiani

 
L'analisi
Dalla corsa al centro alla fuga dal centro

Dalla corsa al centro alla fuga dal centro

 
L'analisi
Il dissesto del Malpaese: l'oltraggio all'ambiente

Il dissesto del Malpaese: l'oltraggio all'ambiente

 
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno

L'analisi

Io, giovane meridionale candidato alla povertà

«Lui è un giovane meridionale che ha superato la trentina. Anzi è un meridionale-tipo che se continua con lavoretti sporadizi e se non ha una sacra famiglia alle spalle, fra poco sarà a rischio povertà. Quindi avrà il reddito di cittadinanza»

I treni-bidone per Romasui binari pugliesi nel 2018

Lui è un giovane meridionale che ha superato la trentina. Anzi è un meridionale-tipo. Una piccola occupazione dopo l’altra, da una scadenza all’altra, una continua reinvenzione di se stesso, una eterna impossibilità di dire: ora ci sono, comincio a pensare al mio futuro. Se continua così, e se non ha una sacra famiglia alle spalle, fra poco sarà a rischio povertà. Quindi avrà il reddito di cittadinanza. Fra poco, insomma: quando saranno riformati i centri per l’impiego, finora ignari di che lavoro viene chiesto e di che lavoro viene offerto. Sapendo sotto sotto che se il lavoro non c’è, non ci sono centri per l’impiego che tengano, mica possono moltiplicare i pani e i pesci.
Ma anche su questo reddito di cittadinanza, è un via vai di annunci. Il 47 per cento andrà anche al Nord. 

Anzi cominceremo con una fascia non meglio identificata. Da un lato la lotta è con i fondi che continuano ostinatamente a non voler crescere come l’albero degli zecchini di Pinocchio. Dall’altro la lotta è con l’alleato dei grillini al governo, quella Lega che non dimentica di colpo quanto fosse Lega Nord. Poi le ultime notizie danno gli incentivi per chi assume al Sud prorogati fino al 2020, ma non è detto sino alla fine. Dovrebbe rimanere quel «Resto al Sud» per i giovani che decidano di non partire e di diventare mezzo intraprendenti mezzo imprenditori. Spunta un mutuo a tasso zero di 200 mila euro per chi vuole acquistare casa. E compare una terra gratis al Sud per chi fa tre figli.

Tirate le somme, il nostro giovane meridionale che decide? Dei tre figli, diciamo che è una battuta. La casa, quando potrò sposarmi, cioè quando non sarò più precario a vita. L’incentivo a chi mi assume? E se mi poteva assumere, aveva bisogno dell’incentivo? Resto al Sud, qualcuno ci riesce, ma quanti possono fare gli imprenditori? Rimane, ancora, il reddito di cittadinanza, ma di quanto sarà, e quanto durerà? Me lo toglieranno se non accetto i lavori che mi propongono. Ma questi lavori, voilà, dove erano nascosti? Così anche il nostro giovane potrà convincersi che non resta che partire. Svuotando ancor più un Sud già svuotato di un numero pari a quello di tre città come Bari, Taranto e Lecce.
Ora i Cinque Stelle e i loro elettori potranno dire: questo è il Sud che ci hanno fatto trovare, proprio ora dovete spaccare il capello? È vero, nessun governo ha fatto finora per il Sud più di quanto ci provino adesso loro. In verità, una differenza c’è. Per la prima volta dall’unità d’Italia, il Sud non ha votato governativo come faceva per necessità, ma ha votato opposizione per rivolta. E che opposizione, quella del proclamato cambiamento. Dovesse andare ancora male, sarebbe la conferma che quello del Sud non è un problema di classi dirigenti (o non lo è del tutto). Ma è un problema di politiche nei suoi confronti. Quelle che ne hanno fatto la più grande area in ritardo di sviluppo d’Europa.

Ci fu la Cassa per il Mezzogiorno, e fu subito miracolo economico italiano. Cioè miracolo economico grazie al Sud. Non solo per i suoi soliti emigranti con la valigia di cartone. Ma perché per la prima volta si disse che il Sud è il problema d’Italia ma anche la soluzione di quel problema. L’Italia sarà quello che sarà il Mezzogiorno. Mai c’era stato prima un tale piano di opere pubbliche al Sud. Mai tanti investimenti in infrastrutture. Per carità, venti volte meno di quanto speso poi per la Germania Est dopo la caduta del Muro. Ma comunque funzionò, prima che la Cassa diventasse il patto scellerato di semplice assistenza al Sud in cambio di voti. Nulla di quella eroica stagione si è mai ripetuto. Di questi investimenti ha ancora bisogno il Sud, e commisurati al 34 per cento della sua popolazione. Non di spesa corrente (molto alternata) e a debito per giunta. Di premio alle aziende, alle amministrazioni e ai cittadini che funzionano (e quanti ce ne sono nel pregiudizio generale).
Invece prendi un treno al Sud e la sua velocità media è di 50 chilometri orari. Bari e Napoli chissà quanto altro devono aspettare per un collegamento diretto. La statale ionica fino alla punta della Calabria si allarga solo a pezzetti. Si concedono le Zes (zone di incentivi fiscali) e non si fa il decreto di semplificazione burocratica senza la quale non si apre nemmeno una pizzeria. Dal Mediterraneo passa il 40 per cento dei traffici del mondo e per la «Via della seta» cinese si indicano i porti di Trieste e di Genova.

Si dirà: così è andata. Come anche ora va. Ma se tutto questo non è una scelta ideologica per tenerlo fermo, di sicuro impedisce che al Sud nasca un mercato interno (di merci, di persone, di idee, di giovani, di politiche). Pericoloso per lo squilibrato potere nel Paese. Allora mettiti nei panni del meridionale che ha superato la trentina, e chiediti se la sua grande prospettiva può essere quella di passare a ritirare il reddito mensile di povertà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400