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Il bipopulismo ultimo prodotto di fabbrica italia nel mondo

Il populismo e il suo alleato lessicale soft (sovranismo) sono diffusi in ogni angolo del pianeta. Ma soltanto in Italia si è verificata l’integrazione, la collaborazione tra i due populismi su piazza

Governo

Sosteneva Giuseppe Prezzolini (1882-1982) che il fascismo è stato l’unico originale contributo offerto dall’Italia alla teoria dei sistemi politici. Benito Mussolini (1883-1945), si sa, specie nel suo primo decennio, collezionò parecchi ammiratori d’oltre frontiera. Persino Winston Churchill (1874-1965), il sospettato numero uno del placet definitivo all’uccisione del dittatore italiano a Dongo, nei primi tempi rimase ammaliato dal vigore del Duce, salvo poi ricredersi, strada facendo, quando bollò il suo ex idolo con l’appellativo di Sciacallo. Sta di fatto che il fascismo, specie negli anni Trenta, si trasformò in prodotto d’esportazione in numerosi Paesi (non solo) d’Europa, con tutte le micidiali conseguenze che tutti conoscono. A un certo punto la sua esondazione nelle principali capitali apparve così inarrestabile da provocare sentimenti di profonda depressione in tutti i difensori della causa democratica.

Il fascismo è morto e sepolto da parecchi decenni salvo ricomparire, solo come esibizione di simboli, nelle adunate di giovani nostalgici, o come linguaggio muscolare in certi show pubblici. Ma nessuno, obiettivamente, può sostenere con validi argomenti che stia per riprendere forma il fantasma del Duce.
L’Italia, però, a distanza di un secolo, potrebbe prenotare, per i futuri storici, un altro posto di riguardo nella classifica delle svolte politiche originali. È italiano, infatti, il copyright del momento: il bipopulismo al potere.
Intendiamoci. Il populismo e il suo alleato lessicale soft (sovranismo) sono diffusi in ogni angolo del pianeta. Ma soltanto in Italia si è verificata l’integrazione, la collaborazione tra i due populismi su piazza: il primo, più sinistrorso, legato ai Cinque Stelle; il secondo, più destrorso, collegato alla Lega.
Anche in Argentina, autentico vivaio del populismo, il cui marchio di fabbrica va assegnato al caudillo Juan Domingo Peròn (1895-1974), il filone iniziale si spaccò in due, tra peronisti di destra e peronisti di sinistra, ma le due anime populistiche contrapposte non hanno mai governato gomito a gomito. Si sono sempre alternate al governo sulla base del responso degli elettori.

Il caso italiano, invece, è davvero unico, tanto che molti osservatori, tuttora increduli, si stanno esercitando con impegno nell’indicare da data di morte dell’esperimento giallo-verde. A loro giudizio, troppo diverse sono le filosofie originarie di Matteo Salvini e Luigi Di Maio per scommettere sui tempi lunghi del loro contratto para-matrimoniale. Invece, non è detto che l’asse M5S-Lega debba spezzarsi come una matita, visto che le due sigle hanno monopolizzato i loro temi di riferimento, oscurando il resto dell’offerta politica. Certo, ci sono variabili che sfuggono ad ogni pronostico, specie in un sistema elettorale proporzionale, che eccita fino allo spasimo i conflitti interni ai partiti. Ma non è detto che l’irreparabile debba verificarsi per forza. Anzi, potrebbe pure succedere che il bipopulismo all’italiana prenda il volo e inizi a dare lezioni nelle altre capitali europee, scatenando una deflagrazione la cui ultima scheggia potrebbe colpire a morte l’Unione Europea.
Da questo punto di vista, ha ragione l’iper-populista americano Steve Bannon quando esclude che l’Europa possa sopravvivere a se stessa in caso di strappo da parte dell’Italia. Già un solo brand populista sul mercato costituisce un’attrazione più invitante del Luna Park. Figuriamoci due brand, ugualmente appetibili per prospettive di governo e sufficientemente dinamici per non escludere combinazioni atipiche. La tentazione di importare il modello Italia potrebbe rivelarsi, in altre nazioni, più invitante di un giro in Ferrari sulla Costa Azzurra.

L’Italia non è nuova sul capitolo anomalìe, in politica. Ma l’anomalìa del bipopulismo che, sul piano istituzionale, fa da pendant all’anomalìa del vicepresidenzialismo (Di Maio-Salvini), è davvero intrigante anche se, fino a pochi mesi addietro, era ritenuta più inverosimile di una fuga d’amore tra Donald Trump e Laura Boldrini.
Ma gli aspetti singolari non finiscono qui. Paraossalmente il bipopulismo all’Italia non sta spopolando tra i populisti d’oltre confine. Anzi. I populisti-sovranisti del Vecchio Continente non mostrano particolare comprensione per le tesi dei nazionalisti italici, che vorrebbero spalmare altrove buona parte delle nostre cambiali sul debito. Il che è davvero singolare. L’Italia bipopulista sta dettando la linea alle altre nazioni sedotte dal binomio populismo/sovranismo, ma in compenso non solo non riceve salidarietà, ma addirittura viene sollecitata a mantenere un profilo da scolara iper-giudiziosa, specie sulla finanza pubblica.

Gli scappellotti di Angela Merkel sul mostruoso debito pubblico italiano non sono nulla rispetto agli schiaffi che potrebbero arrivare dai suoi probabili successori. Come si vede, in materia di quattrini, non esiste affinità elettiva che tenga. Il bipopulismo di un Paese ultra-indebitato non potrà mai aver ragione del populismo di un Paese con i conti in ordine. Sotto questo aspetto, un’Internazionale Populista partirebbe con le ruote sgonfie. 

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