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I dioscuri e la favola della formica e la cicala

Approvata la «Nota d'aggiornamento al Def», cioè la scelta di indebitare l’Italia del 2,4% in più per i prossimi tre anni. Un passo che significa molto sotto il profilo ideologico, economico e politico

Conte: «Domani sarò a Foggia e a Bologna»Di Maio: «Subito più ispettori contro il caporalato»

S’è fatto festa in piazza l’altra sera a Roma, sotto il balcone di Palazzo Chigi. Con Di Maio e soci che attizzavano i manifestanti. Bandiere, slogan e sorrisi. Bell’atmosfera, anche se servirebbe più prudenza nelle esibizioni dai balconi, a Roma evocano scenari sgradevoli.

A scatenare l’entusiasmo l’approvazione della «Nota di aggiornamento al Def», cioè la scelta di indebitare l’Italia del 2,4% in più per i prossimi tre anni. Un passo che significa molto sotto il profilo ideologico, economico e politico.
Da tempo si fronteggiano in Europa due scuole di pensiero: quella del rigore nei conti pubblici, della serie non fare il passo più lungo della gamba, e quella che ritiene invece che serva uno choc per far finalmente decollare la crescita.

Il documento varato l’altra sera va in quest’ultima direzione, opposta e contraria a quella fin qui seguita dall’Italia e caldeggiata dall’Europa.
Da Bruxelles si sono levati commenti molto critici, sostenuti dal pesante giudizio emesso ieri dai mercati. La sfida dei dioscuri Di Maio e Salvini non è piaciuta proprio e apre un fronte interno all’Unione europea, di cui l’Italia – è bene non dimenticarlo – è stata fondatrice. Certo, c’è l’esempio della Francia, che ha scelto di sforare addirittura la mitica soglia, fissata come invalicabile, del 3 per cento quale rapporto fra deficit e prodotto interno lordo. Però sui transalpini non grava la stessa mole di debito pubblico che schiaccia gli italiani. In pratica deficit significa che qualcuno deve prestarci il denaro che si è deciso di spendere in più nei prossimi tre anni. Ma, come accade per una famiglia, se hai già molti debiti da onorare, saranno in pochi a fidarsi e a prestare i loro soldi. Non solo, ma in nome di questo fattore di rischio chiederanno comunque un più alto interesse.

Per esempio, il rendimento dei Btp a 10 anni ieri ha già superato il muro del 3%.
Dalla scommessa ideologica a quella economica. Davvero una politica più spendacciona può cambiare in meglio le sorti del Paese? Gli economisti sono divisi, sebbene la maggioranza sconsigli questa strada. Anche perché quando si comincia a spendere non sempre si va nella direzione di investimenti produttivi, ma spesso si scivola in attività assistenziali o di favore che non aiutano la collettività. In questo ambito potrebbe collocarsi il famoso reddito di cittadinanza per cui s’è festeggiato in piazza l’altra sera. Sarà molto difficile stabilire attendibilmente chi ha diritto e chi no alla nuova misura, tenuto conto che in Italia i furbetti di ogni risma non sono una categoria in via d’estinzione. Lo stesso dicasi per la «pace fiscale», cioè il condono delle tasse a chi non ha potuto pagare. Ma davvero se ne avvantaggeranno solo i contribuenti che per via della crisi o di altre avversità non hanno potuto versare il dovuto alle casse dello Stato? Sarebbe un caso più unico che raro dai tempi di Vespasiano. Per fortuna che dalla soglia vertiginosa di un milione si è passati alla più ragionevole di 500mila euro.
È prevedibile che l’entrata in vigore delle misure che realizzano la parte più eccitante delle altre promesse elettorali, come le modifiche alla legge Fornero sui criteri per andare in pensione (la famosa «quota 100») e la «tassa piatta» per le partite Iva, moltiplicherà i consensi per i partiti al governo. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e, pur non volendo dare ascolto alle Cassandre che, da Bruxelles ai partiti di opposizione, disegnano scenari inquietanti, c’è da dire che in realtà nessuno sa esattamente che cosa potrà accadere. Se davvero l’azienda Italia si rimetterà in moto o se i nostri risparmi saranno prosciugati per pagare i debiti dello Stato.

Proprio questa incertezza è ciò che colpisce dal punto di vista politico: accettare facili consensi oggi senza caricarsi della responsabilità del domani. È una logica inscritta nel Dna del Movimento Cinque Stelle che è anche la stessa della fenomenologia digitale. Ciò che vale è sempre l’oggi, il momento attuale. L’esatto opposto della favola di Esopo sulla formica e la cicala e che una volta i nonni raccontavano ai nipoti. Tutto e oggi: è il sogno antico di una forma di egoismo che sopravvive ai giorni nostri.

Fare festa in piazza è gratificante e coinvolgente. Il problema nasce quando quelle stesse piazze si rivoltano contro: alle illusioni fanno seguito le delusioni. Le vicende della Grecia dovrebbero insegnare molto.

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