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Il reportage

Bari, le «glorie» di Circolo con la vela in Champion’s

Bari, le «glorie» di Circolo con la vela in Champion’s

foto Donato Fasano

Migliore circolo dell’anno, uno scudetto e il confronto europeo. Dai baby in tricolore a Lisco a caccia delle Olimpiadi: una premiata ditta

28 Febbraio 2022

Gianluigi De Vito

Veni. Vela. Vici. Alexandra Ufnarovskaia, spilungona sedicenne biondissima, sfila a passo felpato con lo zaino del «Flacco», zavorrato di latino e greco. Il corridoio del «Circolo della Vela» costeggia i pontili sul Porto Vecchio di Bari. Liceo classico di giorno, pausa pranzo in mare, serata sui libri. Mica da morirci sopra. Perché ci sono le regate da preparare. Gli allenamenti sono durissimi e il Platone del kalòs kaì agathos, bello e buono a proposito del fisico e del morale, cede il posto all’Albatro, «rois de l’azur», re dell’azzurro, di Baudelaire. Dice, Alexandra: «La vela mi trasmette pace e sicurezza. Mi suscita gli stessi sentimenti dell’albatro. Raggiungimento di traguardi e sentimenti sconosciuti all’uomo comune, due mondi diversi. Così è per me. Vivo nel mondo della scuola, e poi quello del mare dove però nessuno conosce le sensazioni che si provano davvero. E quello è il mondo tutto mio, non ha spazi e confini, ignoto per le persone semplici».

Alessandra Coco, sedicenne e liceale anche lei, cammina di fianco ad Ale: «Penso ad “Amai” di Umberto Saba. Lui scoprì un amore per le parole comuni, per la rima fiore-amore, la più antica, io in mare ho scoperto l’amore per la libertà, una libertà semplice, che tutti possono comprendere, e antica, che da sempre affascina l’uomo. La poesia è per Saba la sua carta buona alla fine del gioco? La mia è la vela, il mio rifugio».

Ale & Ale, alé. Ufnarovskaia è già nella Premiata ditta del circolo della Vela. Porta anche la sua firma il «meraviglioso 2021», fatto di diciassette traguardi di cifra, dai più piccoli all’altura. Un anno che sfata definitivamente il tabù: basta con l’idea che è sport per ricconi e figli di papà, vela è per tutti. Vieni, praticala, vinci. Alexandra gareggia nella «29er». Lei e Augusta Carbonara, 18 anni, sono state le vice campionesse d’Italia Under 19. Augusta sta cambiando barca, Alexandra no, e ora fa coppia con Elettra Muciaccia, 15 anni: nell’«Optmist» s’è imposta come la migliore ragazzina meridionale nel Trofeo OptiSud. È salita di classe, e il 2022 scorrerà nella 29er con Alexandra.

È lunga la lista della Premiata ditta. Diciassette «momenti di gloria» che hanno mandato a medaglia un plotone di baby e nonni, dai 13 ai 65 anni. Anno Meraviglioso quello archiviato tre mesi fa (vedi grafico in pagina). Che la dice lunga sul fatto che mentre il mondo era ghigliottinato dalla pandemia, il circolo è sceso dal virus cavalcando il drago.

Vincenzo Sassanelli, 63 anni, ingegnere, vice presidente nautico del circolo va giù dritto: «Abbiamo garantito ai nostri atleti di potersi allenare e scendere in mare ogni giorno, fatta eccezione per il lockdown di marzo-maggio 2020. Uno sforzo infinito da parte di dirigenti, tecnici e marinai, che ha fatto la differenza».

Gigi Bergamasco, 63 anni e ingegnere anche lui, è nel circolo da cinquant’anni: è un normal one che ha regatato scrivendo pagine internazionali. Dai marinai agli atleti, ai tecnici, non cade una foglia che lui non voglia: «Abbiamo sempre avuto risultati di prestigio variabili per età e per classi. La continuità e  la crescita sono il nostro segreto. Quello che succede oggi è il risultato di ieri. E per il Circolo significa 92 anni di storia. Quello che è cambiato nell’ultimo decennio è un approccio manageriale alla vela. Si lavora con i dati alla mano, con la capacità di avere un gruppo di ragazzi e di istruttori che lavorano come in una filiera senza mai lasciare sguarniti i vari ranghi. È importante la continuità. E al tempo stesso il progetto di gruppo. Una filiera ingegneristica cadenzata da momenti di formazione, aggregazione e verifica con alla base la volontà di creare un team. Ed è questo che porta a ottenere risultati prestigiosi in tutte classi. È un lavoro di gruppo. Importante è la facilità di inserimento di chi arriva e viene integrato subito nel gruppo e apprende. Dietro quelli che passano classe ci sono già altri pronti. E i più grandi insegnano ai più piccoli. Esiste un metodo. I tempi per ottenere risultati sono lunghi».

Mai ansia da stallo. Tanta la roba da raccontare. Anzitutto che Bari ha una seria A del mare e la sua capolista è «La Vela», Campione d’Italia, visto che ha conquistato lo scudetto nel campionato tra circoli, organizzato dalla Lega italiana vela. Significa che disputerà la Champion’s, esattamente come per il Dio Pallone.

E non è soltanto questa la risposta calvinista fatta di sudore, conoscenza e psico-equilbrio,che la vela ha dato al sinedrio del calcio e al regime del Saranno Famosi.

Simone Ferrarese, 34 anni, figlio d’arte, è a Barcellona ad allenarsi per strappare il passaporto per Parigi 2024, dopo che per un soffio non ha centrato Tokyo 2020. Fabbricare velisti d’olimpiade non è come fare bruscolini. Ci voglioni decenni. La Vela c’è riuscita. Come è riuscita a patentare Fabrizio Lisco, 40 anni, rigger su Luna Rossa nell’America’s Cup 2021.

Orme profonde, mica sbuffi di sabbia. La Vela non è l’unica realtà velica del capoluogo di regione. Vero. Ci sono il Barion, il Cus, il Maestrale, il Circolo nautico e la Lega navale. Ma la Premiata ditta guidata da Bergamasco è più di altri sugli scudi.

«I più piccoli vengono da noi per imparare. Facendoli giocare, trasmettiamo loro la passione per il mare. Ma tutti tranquilli, alla fine del corso, avranno imparato le basi per condurre una imbarcazione, il rispetto per il mare, per l’ambiente che ci circonda e per le regole», dice Roberto Ranito, consigliere nautico del Circolo.

Sassanelli allarga le maglie del discorso: «La cosa che mi fa impazzire è in mezzo a noi marmocchi scatenati, puffetti bellissimi e bravissimi. Vengono da tutti i quartieri. È questa la nostra vittoria, il cancello del circolo non è una barriera, è solo uno strumento di sicurezza, lo apriamo sempre e a chiunque voglia praticare vela. Abbiamo uno dei più grossi parchi barca d’Italia, è a disposizione anche dei diportisti. Il che permette alle famiglie che vogliono far fare vela ai figli di non impegnarsi in spese costose. La nostra scuola di vela è un fiore all’occhiello ed è il punto di partenza per tutto e tutti. Epperò…» Epperò? Sassanelli, ancora: «Nessun istituto scolastico porta gli alunni a fare pratica qui, nonostante il protocollo ministeriale. Per non parlare del fatto che il Porto Vecchio muore ogni giorno perché dragare sembra una missione impossibile. La variante al piano regolatore del porto continua ad essere rinviata perché è considerata come un favore al Circolo La Vela e ai ricchi di Bari». Vecchia questione, impastata di veleni, sospetti e occasioni strozzate.

Piaccia o no «La Vela» è storia scritta dall’alta borghesia, ma che ha intersecato mille volti e mille mondi: da Eduardo De Filippo (1982) a Carlo e Diana d’Inghilterra (1985); da Miles Davis (1986) a Silvio Berlusconi (1994) fino ai più recenti Ennio Morricone, Giuseppe Tornatore e Ezio Bosso, nel 2019.

Titta (Giambattista) De Tommasi, 73 anni, ingegnere, eletto presidente proprio nel Meraviglioso 2021, marca il punto: «Nel 2019 abbiamo celebrato i novanta anni con un libro che non è solo un’elencazione celebrativa di avvenimenti e vittorie, sportive e non, ma intende affermare le radici di ciò che ancora deve essere il nostro futuro. Il fatto che il circolo si autosostenga con i suoi 1200 soci è la garanzia migliore del futuro anche sportivo. Partecipiamo alla vita della città e vogliamo che la città partecipi alla nostra vita sportiva e sociale».

I cent’anni arriveranno d’un sorso. La covata di piccoli campioni promette bene, e la tribù dei velisti di cifra internazionale schiuma dalla voglia di vittorie. È il bello di chi va via col vento. Tra Acqua, Cielo e Terra.

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