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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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La presentazione

Mafia a Bari, libro racconta
primo maxiprocesso del 1891

Mafia a Bari, libro raccontaprimo maxiprocesso del 1891

La mancanza di lavoro potrebbe aver spinto i giovani a scegliere la strada del crimine. Nel 1891 come oggi. È la riflessione del procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, intervenuto alla presentazione del libro 'Il processo del 1891 alla malavita baresè, ristampa curata dalla casa editrice LB di una raccolta di articoli di giornale pubblicati più di un secolo fa dal settimanale barese 'Don Ficcanasò.
Il processo di cui racconta il libro è il primo maxiprocesso ad una presunta associazione criminale neocamorristica, chiamata appunto 'malavità. Alla sbarra finirono 179 imputati, detenuti nel Castello Svevo, quasi tutti condannati dopo 50 giorni di udienze e più di mille testimoni sentiti in aula. Al di là dell’analisi della Bari del tempo, del contesto sociale e delle trasformazioni culturali che stava vivendo la città, della modernità di quell'evento per la spettacolarizzazione che se ne fece, con cordoni di poliziotti, scintillio di catene e manette per la città e gabbie di ferro realizzate per l’occasione, di questo libro colpiscono gli aspetti di paragone con il presente. "Sono molti i temi comuni - dice il procuratore Volpe - per esempio la mancanza di lavoro che spinge sulla strada e induce al crimine, i riti di affiliazione praticati nelle carceri all’epoca e ancora oggi e, soprattutto, le gerarchie all’interno dell’organizzazione criminale con regole la cui violazione comportava uno sfregio o persino la morte».

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