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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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di LIVIO COSTARELLA

BARI - È forse il cinema forse più creativo, perché capace di raccontare il proprio mondo, complesso e sempre in vorticosa evoluzione, senza troppi mezzi a disposizione: è quello africano, che anche quest’anno sarà celebrato dal Balafon Film Festival di Bari, giunto alla 26esima edizione, con la direzione artistica di Koblan Bonaventure Amissah. Da domani a venerdì 16, la manifestazione si svolgerà al Cinema Esedra (infotel: 080.528.33.61 – 080.553.77.60): il festival, dedicato all’arte e cultura africana e della diaspora nera, è organizzato dalla Comunità di Corte Altini, con il patrocinio e sostegno di Regione Puglia e Comune di Bari, oltre a numerose associazioni e istituzioni. L’edizione di quest’anno, che presenterà in totale 19 film scelti all’interno della cinematografia africana degli ultimi dieci anni, sarà dedicata a Jules Shungu Wembadio Pene Kikumba, meglio noto come Papa Wemba, celebre cantante congolese spentosi a 66 anni lo scorso mese di aprile, durante un concerto ad Abidjan, in Costa d’Avorio. Un vero mito della musica africana e un simbolo della World Music: negli anni ‘90 aveva registrato tre album per la «Real World» di Peter Gabriel, la casa discografica fondata dall’ex voce dei Genesis, proprio per dare voce e suoni alle musiche del mondo, sull’onda della sua passione per l’Africa.

«Ogni anno – spiega Koblan -, aggiungere un altro tassello alla lunga esperienza del Balafon Film Festival è sempre un traguardo da rimarcare, nonostante le sempre maggiori difficoltà economiche. Lo dedichiamo al grande Papa Wemba, grande musicista che diede una nuova energia alla musica congolese e a quella di tutto il continente, con la sua rumba pop (soukous). Per questa edizione, una nuova location, il Cinema Esedra, sarà la casa in cui poter mostrare delle storie per immagini, del cinema africano e della diaspora nera, che ha sempre avuto e continua ad avere un ruolo speciale, raccontando ed elaborando da sempre gli eventi della nostra storia e dandoci anche le sensazioni, i profumi e i suoni reali degli avvenimenti stessi.
Ogni giorno vi sono pulsioni che dividono, che cercano nemici laddove invece vi sono persone con le proprie storie e sofferenze, i propri limiti e sogni, che vogliono le nostre stesse cose e che ci chiedono di ascoltarle. Per poter essere cittadini a pieno titolo di un mondo sempre più in vertiginosa e forse ormai incontrollata «evoluzione» è necessario invece conoscerle, vedere realmente tutte le persone che condividono con noi il cammino su questo pianeta. E il Balafon, con la sua particolare attenzione alle scuole e la volontà di unire civiltà e culture diverse, prerogativa che ci identifica dalla prima edizione del 1990, cercherà sempre, con passione, di raccontare questo desiderio di essere umanità, di essere comunità».

Domani si parte alle 19 con la proiezione di Kandia (2014) di Jean Baptiste Hamado Tiemtoré, seguito alle 20 da Les empreintes douloureuses (2015) di Bernard Auguste Kouemo Yanghu, uno scontro tra madre e figlia che servirà ad entrambe a fare un passo in avanti nella consapevolezza e accettazione di sé.

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